L'artista
|Ultime ore per la mostra in San Cristoforo di Maria Agata Santi: 32 opere in esposizione
Tour con l’artista per visionare le opere de ‘La Metafisica’, fino a domani (19 settembre) nella struttura in via Fillungo
C’è ancora tempo fino a domani (19 settembre) con ingresso libero tutti i giorni ore 10,30-12,30 e 16,30-19,30 per visitare nella sede dell’Ucai Lucca nella chiesa di San Cristoforo (via Fillungo, 6), la mostra di pittura dell’artista Maria Agata Santi dal titolo La Metafisica.
Fino a questo momento, l’esposizione che è stata inaugurata una settimana fa come abbiamo anche potuto verificare dal vivo vede un buon afflusso di visitatori. Santi ci ha accolto per visitare e dialogare con lei su questa sua esposizione mentre era insieme a suo marito Romolo.

La location della chiesa di San Cristoforo per lei è stata una felice occasione di esporre ben 32 sue opere prevalentemente realizzate in acrilico. L’artista, 70 anni, originaria di Sestino in provincia di Arezzo, ha la natura ed il paesaggio come parti imprescindibili del suo percorso artistico. Autodidatta, dal 1975 vive a Lucca.

“Quest’anno – dice Maria Agata Santi – ho lavorato molto anche per dare vita a questa mia esposizione. Fra le opere che ho esposto, si può ammirare innanzitutto Rientro. Ci sono raffigurati anche i miei personaggi che non sono pesciolini, come sembra. Quando scende la notte e ci sono anche la luna con le stelle che ho rappresentato e le persone che rientrano nelle loro case. In un’altra opera con tema violenza, natura e fuoco che ho esposto lo scorso anno al Real Collegio ho sviluppato il tema della violenza sulle donne. Mongolfiera con cuore e la panchina rossa mettono ben in mostra la tematica. Ne La gatta, molto particolare e direi toccante, osservi invece bene la natività, tematica significativa per una donna. Sempre in quest’opera, le montagne ricordano quelle del mio territorio con sopra la quercia mio punto di riferimento. E qui c’è anche il carro in alto che riporta ed esalta i miei ricordi d’infanzia quando potevo ammirare un cielo molto stellato dove era possibile vedere anche la Via Lattea. Le prime volte che io e il mio amato nonno paterno ci mettevamo sul terrazzo prima di andare a dormire, lui mi spiegava le cose del cielo. Nonno mi diceva sempre: Guarda che cielo che vedi qui! Sembra di toccare le stelle”.

La figura indimenticabile e molto cara del nonno paterno è stata molto importante per la formazione umana ma anche artistica di Santi. L’artista lo rappresenta spesso nelle opere dei soggetti che fa ed è in quello che esprimono e ce lo fa capire con grande sentita emozione per ogni dipinto dove lo fa ritornare. “In un altro mio quadro ambientato in un parco faunistico – racconta Santi – si possono vedere due grandi querce, centenarie. Qui mio nonno mi raccontava che era stato prigioniero ma poi lui con altre due persone del paese di notte riuscirono a scappare. Il tronco ha delle protuberanze che io ho voluto esprimere, avvicinare come profilo umano. Sembra quasi che si bacino ed i rami invece sembrano abbracciarsi rimanendo legati. In altre tre opere – prosegue – invece riaffiorano i ricordi delle cose legate a mio nonno. Ecco il cappello che portava anche nel periodo in cui era consigliere comunale in paese. Io ero la prima figlia più grande di quattro figli dei miei genitori. In quel periodo in cui erano molto impegnati con l’azienda agricola è stato nonno a farmi da padre e da madre. Mamma ogni quattro anni faceva un figlio. Ed ero sempre in uno sgabellino intrecciato da nonno dove imparavo da mamma a fare la pasta fatta in casa. In quest’opera – rivela – si può ammirare il mio spirito libero ma anche l’uomo saggio che fu mio nonno. Che mi insegnava anche il rispetto della natura”.

Proprio questa tematica ritorna spesso anche in altre sue opere. “Nel sole e nella luna che sono per me molto importanti. Leggendo anche la storia di Lucca, valorizzo poi le note musicali che ricordano grandi artisti per me significativi come Kandinskij e Mirò che mi hanno influenzato molto. La rosa invece indica il mio amore per la natura. Dalle cornucopie che faccio esce invece al di fuori sempre qualcosa. Il castello infine che si vede ricorda un posto dove durante la mia giovinezza andavano per amoreggiare e stare un po’ in intimità le coppiette. E nonno mi diceva teneramente quando gli chiedevo il perché tanti si nascondevano lì: Te lo spiegherò quando sarai più grande”.

In altri suoi quadri più piccoli recenti ritornano tematiche raffiguranti animali come soggetti. “In un quadrino si può notare una cavalla che avevo a cui ero molto affezionata che cavalcavo quasi sempre spesso con un grande senso di libertà. La stessa tematica si ripresenta in Luna rossa e il cavallo bianco. Poi ritorna il tema delle farfalle che ho sviluppato anche in una mostra che mi ha ispirato la canzone Dove ti perdo di Mango. Avevo una grande stanza in un’altra casa che mi faceva da studio e quando terminai l’ultimo mio quadro io stessa vedevo le farfalle. Ne Il cuculo che fa parte della famiglia dei barbagianni e che è molto dispettoso come animale mi riporta ai tempi di quando andavo con nonno nei boschi. Lì si trovavano per terra i gusci delle uova degli altri uccelli. E nonno mi diceva che ciò succedeva a causa di questo uccello dispettoso che poi maschio e femmina dopo la deposizione di uova in quei nidi si alternava per difenderle”.

Poi si può ammirare una originale e particolare interpretazione di Maria Agata Santi in Cavalluccio marino e i bagnanti. “Nella chiesa e nel castello – mette in luce – c’è un alone che porta le persone ad entrare per vedere la luce. Il tutto è frutto di un sogno notturno che ha ispirato la mia opera a cui per far avere questo effetto di luce che si può ammirare ho lavorato molto. Ho cercato di curare al meglio anche l’opera “La casa sul mare” dove c’è la conchiglia come casa con figure che escono dalle onde del mare e della sabbia in mezzo ai tronchi della spiaggia libera della darsena di Viareggio. In un altro dipinto, ho raffigurato invece durante l’ultimo grande caldo estivo e come fossero ancora davanti a me delle lumache molto sofferenti, quasi moribonde che ho visto in giardino vicino la siepe in prossimità di alcune conche di cemento”.

Altri dipinti con le sue ballerine dove si può vedere il suo amore per la danza classica, riportano Santi invece ai tempi di quando ha fatto diverse mostre e vari concorsi sull’Adriatico. “Ricordo tanti anni fa quando andai sulla Nave del sole grazie alla figlia di Raoul Casadei. Aveva organizzato in hotel una grande collettiva d’arte con tanti artisti e poi dopo il vernissage ci aveva portati sulla Nave del sole. Anche suo papà venne a salutarci. Fu indimenticabile. Ma voglio – prosegue – anche parlare di altre opere che espongo appositamente in San Cristoforo come quelle con il cavallo di cui ero molto appassionata rappresentato come unicorno, il girasole, il sole e la luna visti in loro alcune fasi, le farfalle e lo scarabeo, la torre guida ed il volto di nonno che ritorna indelebile. In un’altra opera, rappresento invece il volto di mio padre da giovane. In lui vedevo dalla sua testa i colori della vita che sempre vi fuoriuscivano però troppo spesso non esternava. Nonno invece al contrario di lui era un libro aperto. Nell’opera Iride – prosegue Santi – quell’occhio che osserva tanto è significativo ed è interpretabile in più modi. Fragile, si sta screpolando. In Uscire, ci sono invece miei diversi personaggi, figure, sfere con cui rappresento il sole, la luna, la Terra. Ancora, in un’altra mia opera affiora la mano, inconfondibile, che indica e riesce a svelare le bugie di una donna, il volto e il busto rappresentato di una cosiddetta fattucchiera che veniva nelle case come quella dei miei genitori per inventarsi delle cose anche facendosi chilometri da casa sua. Questo però succedeva non solo per sparlare ma anche per farsi regalare da tutti sempre qualcosa”.
Santi che poi ci parla anche della sua casa studio di fronte al Grand Hotel Guinigi è molto soddisfatta dal successo che ha rappresentato questa mostra nel cuore del centro storico. “La presentazione a cura di Lorenzo Pacini nel giorno dell’inaugurazione ha avuto un bel successo ed è stata molto interessante. Lorenzo si è interessato particolarmente alle tematiche che ho raffigurato. Nel periodo della mostra si sono svolti anche due eventi molto importanti che ho avuto il piacere di presentare all’interno della mia esposizione. Ricordo il primo dal titolo Meditazione sonora a cura dell’operatrice olistica del suono Letizia Buonvino mentre il secondo intitolato Noi due, l’arte che ci unisce è stato presentato dall’amico artista e scenografo diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera Paolo Tuzza“
“Inoltre – aggiunge l’artista – anche a Palazzo Carli a Sillico quest’estate sono rimasta molto contenta. Palazzo Carli è stupendo. Il paese poi mi ricorda Sestino in provincia di Arezzo mio paese d’origine. Almeno fino a ottobre – conclude – poi si può ancora visitare la mia mostra nel borgo dei borghi di Peccioli al bar La Terrazza (via Roma, 30) dove espongo un grande quadro con girasoli ed altre mie opere tutte da scoprire e vedere che ho fatto con l’associazione 4Arts insieme agli amici Paolo Tuzza, Davide Berti e Alessandro Sorbera”.


