La riscoperta
|Museo nazionale di Villa Guinigi, presentato il restauro del Cristo Eucaristico di Matteo Civitali
Angela Acordon spiega: “Lo scopo della sovrintendenza è quello di cercare di riportare in luce i capolavori”
Oggi (mercoledì 22 ottobre), al Museo nazionale di Villa Guinigi, è stato presentato il restauro del Cristo Eucaristico di Matteo Civitali, scultura in terracotta policroma realizzata intorno al 1470 ed esposta, fino al 31 dicembre prossimo, alla mostra Rinascita di un capolavoro. Il Cristo Eucaristico di Matteo Civitali restituito alla città.
L’opera ha avuto una storia molto travagliata: conservata per secoli all’interno della Chiesa di Santa Maria della Rosa, venne trafugata da soldati nazisti tra il 7 e 8 febbraio 1944 e divisa in due parti per trasportarla più agevolmente. Finita sul mercato antiquario è stata recuperata dai Carabinieri del Nucleo di Tutela del Patrimonio Culturale nel novembre 2017, dopo più di vent’anni di ricerche, e trasferita al Museo Nazionale di Villa Guinigi (già parte della Direzione regionale Musei della Toscana del Ministero della Cultura e oggi del nuovo Istituto autonomo Musei nazionali di Lucca), il museo deputato sin dall’Ottocento a raccogliere e ad esporre le più importanti testimonianze archeologiche e storico-artistiche cittadine ed extraurbane.
Il Cristo Eucaristico di Matteo Civitali è oggi esposto su una struttura in acciaio inox che costituisce un adeguato supporto e sostegno retrostante, precedentemente predisposta per la scultura in occasione della mostra del 2023 alle Scuderie del Quirinale Arte Liberata 1937 – 1947. Capolavori salvati dalla guerra, ed è accompagnato da un documentario che racconta tutte le delicate fasi dell’intervento in ogni dettaglio.
“È un piacere poter collaborare con la sovrintendenza, il museo nazionale di Lucca, soggetti privati ed ecclesiastici. Tutti insieme – introduce Massimo Dadà, Dirigente ad interim dei Musei nazionali di Lucca del Ministero della Cultura – con un obiettivo comune per la città“.
“Il nostro è stato un contributo importante – spiega Elisabetta Abela, Past President del Rotary Club Lucca – perché ha coinciso con le celebrazioni per i 90 anni di storia del Club di Lucca. Abbiamo pensato di fare un restauro importante e impegnativo, quello del Cristo Eucharistico di Civitali, per restituire un capolavoro alla città che ha avuto una vita travagliatissima. È soprattutto una grande opera d’arte, quindi è stato molto importante poter celebrare questo nostro anniversario con un evento così significativo”.
“I nostri programmi per il proseguo del 90esimo anno rotariano sono tantissimi. Per restare nell’ambito dell’arte della storia lucchese – aggiunge Abela -, sarà realizzato in corso di realizzazione un gemello digitale di una delle Madonne più belle che era conservata in un’edicola in Chiasso Barletti. È dagli anni ’80 che non si vede più questa opera e verrà quindi restituita anche questa la città”.
“Sicuramente ritroviamo una buona parte della storia di una città – dice Don Daniele Martinelli, Arcidiocesi di Lucca, Vicedirettore, Ufficio diocesano per l’Arte Sacra e Beni Culturali Ecclesiastici -, però non solo dal punto di vista civile e amministrativo, sociale, ma anche in modo particolare, in questo caso religioso, spirituale. Sicuramente celebrare l’eucaristia è il momento più alto nel quale un credente può rinnovare, rafforzare, rinvigorire la propria fede, proprio perché si viene a contatto con il mistero del Cristo morto e risorto”.
“Principalmente preveniamo e contrastiamo i reati al patrimonio culturale. Operiamo in stretta collaborazione – prosegue il Maresciallo Lorenzo Maria Collamati, Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale Nucleo di Firenze – con gli enti periferici del ministero e con la Diocesi. Perché non siamo stati formati come esperti di arte ma come conoscitori delle norme finalizzati a tutelare le opere di bene culturale. Opera di Matteo Civitali pubblicata sulla banca dati e questo ci ha permesso nel corso del tempo di riuscire a seguirla e a recuperarla. Questo ci porta ad avere una conoscenza capillare dei beni culturali e svolgere servizi gratuiti per il cittadino. Negli ultimi anni c’è un’attenzione e una sensibilità maggiore alle opere. Questa è tra le opere più importanti che abbiamo rinvenuto“.
“È stato un lavoro complicato – dichiara Angela Acordon, Soprintendente Archeologia Belle Arti Paesaggio delle Province di Lucca e Massa Carrara -, perché l’opera aveva subito dei danni innumerevoli. È veramente un’opera straordinaria che secondo me trasmette anche quasi una sensibilità, quasi una sensualità, questa figura di torso, nudo di Cristo. Lo scopo della sovrintendenza è quello di cercare di riportare in luce i capolavori, riportare in luce significa a volte scoprire, ne rimuovere, a volte semplicemente recuperare sotto quello che c’è, come è stato il caso appunto del Volto Santo. Quella del Volto Santo è un’operazione di notevole importanza e non è ovviamente paragonabile con il restauro di cui stiamo parlando, però tutti i restauri che vengono eseguiti sono assolutamente importanti. E come è stato per il Guardo Santo e come è stato per questo caso, unire le forze, lavorare insieme è sempre l’arma vincente”.
“Torniamo oggi sull’argomento della mostra del Civitali – afferma Luisa Berretti, Direttrice dei Musei nazionali di Lucca – per ricordare quanto importante per la città di Lucca, proprio perché riporta l’attenzione su un importante artista. Il museo torna all’attenzione del pubblico. La mostra, iniziata il 6 giugno, proseguirà fino al 31 dicembre, quindi fino alla fine dell’anno, Nel mese di dicembre ci sarà un’altra sorpresa, ovviamente al museo, perché sarà inaugurata un’altra mostra di cui adesso non posso parlare, proprio perché la sorpresa dobbiamo ancora presentarla al pubblico”.
In conclusione, Carolina Cannizzaro e Massimo Moretti, hanno spiegato come hanno proceduto nelle indagini e nel restauro. L’intervento si è posto le seguenti finalità: restituire all’opera la sua integrità strutturale e restituire all’opera una leggibilità materica e cromatica della superficie plastica e delle residuali finiture pittoriche. L’azione ha ricomposto i due pezzi del corpo ceramico, con lo smontaggio e il rimontaggio corretto dei frammenti mal incollati. Le parti andate perdute non sono state ricostruite.
Per quanto riguarda invece le finiture pittoriche superstiti, si è provveduto alla totale rimozione della pesante vernice lucida ed all’alleggerimento delle ridipinture. Il ritocco ha interessato una parziale integrazione delle lacune di disturbo presenti all’interno delle aree superstiti di pellicola pittorica e cercando di riordinare le diffuse abrasioni presenti con un ritocco pittorico eseguito a puntinato. La protezione finale è stata modulata in concentrazioni diverse di vernice mat a seconda che si trattasse della terracotta o della policromia.
Foto da museitoscana.cultura.gov.it



