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L’impresa dell’idrovolante Gennariello rivive all’Agorà: cento anni fa sorvolò tre continenti

L’Associazione Amici dell’Agorà ricorda Francesco De Pinedo e il suo viaggio di 55mila chilometri che, nel nome dell’aviazione, unì Italia, Australia e Giappone

Domani (sabato 8 novembre) alle 17,30 l’auditorium della biblioteca Agorà (via delle Trombe, 6) ospita l’incontro Francesco De Pinedo, nel centenario della crociera con il Gennariello, a cura dell’Associazione Amici dell’Agorà. Relatore sarà Paolo Pescucci, che ripercorrerà le tappe di una delle più straordinarie imprese dell’aviazione del Novecento.

Queste le parole con le quali lo studioso introduce la vicenda: “Il 7 novembre 1925 intorno alle 15 l’idrovolante con Francesco De Pinedo ed Ernesto Campanelli, che ha sorvolato tre continenti per 55mila chilometri complessivi, ammara nel fiume Tevere, nei pressi di Ponte Ripetta. La folla è immensa e da allora quel luogo sarà chiamato ‘Scalo De Pinedo’: si compie così una delle più grandi imprese dell’Aeronautica italiana, un record mondiale, un passo verso il progresso e l’unione tra i popoli”.

francesco da pinedofrancesco da pinedofrancesco da pinedofrancesco da pinedo

“De Pinedo – spiega Pescucci – era partito da Sesto Calende il 20 aprile 1925. Volò per 370 ore complessivamente, con 80 scali nell’arco di 201 giorni, compiendo un’impresa epica, compiuta con un aereo di serie costruito dalla Siai Marchetti, l’S.16 ter, che era un idrovolante a scafo centrale, biplano, biposto a cabina aperta, struttura in legno, rivestimento in tela. Il motore, che azionava un’elica quadripala spingente, era il Lorraine-Dietrich con una potenza di 450 cavalli. De Pinedo lo battezzò Gennariello in onore a San Gennaro, protettore di Napoli, e per avere l’autorizzazione a partire si offrì di ripagarlo (lui o i suoi eredi) qualora l’impresa fosse fallita”.

Continua Pescucci: “De Pinedo, anche con l’aiuto del giovane collaboratore Carlo Del Prete, studiò mappe e portolani, disegnò le rotte, preparò e predispone rifornimenti e punti d’appoggio, tutto con cura maniacale, nulla doveva esser lasciato al caso. La ‘crociera aerea Italia-Australia-Giappone-Roma’ era un immenso triangolo che sorvolava tre continenti, regioni della terra molto differenti fra loro per clima e caratteristiche geografiche. De Pinedo divise il viaggio in tre parti principali: da Sesto Calende (Varese) a Melbourne, da Melbourne a Tokio e da Tokio a Roma”.

“Poco dopo la partenza – racconta Pescucci – il primo intoppo: una perdita di olio li costrinse ad ammarare sul lago di Varano in Puglia e ottenere dallo stupito farmacista locale 10 chili di olio di ricino per rabboccare il motore. Poi via su Grecia e Medio Oriente, India. Intanto erano diventati stelle mondiali, i giornali del mondo scrivono sull’avanzare della loro impresa su Thailandia, poi giù verso la Malesia e l’Indonesia. Anche nei momenti più difficili De Pinedo non perde il proprio sangue freddo e trova anche il modo di canticchiare qualche canzone napoletana”.

“Il 31 maggio – prosegue – gli aviatori raggiungono l’Australia ammarando nel piccolo porto di Broome, il primo ministro australiano, Lord Stanley Bruce manda loro un telegramma: ‘Vi diamo il benvenuto nel nostro Paese e sentiamo che il vostro successo contribuirà a rafforzare l’amicizia esistente fra l’Italia e l’Australia’, ma più dei saluti ufficiali è la folla, i tanti migranti italiani in Australia che si entusiasmano. Ricevono lettere da sindaci e maestri di scuola che li pregano di sorvolare le loro comunità per far vedere per la prima volta un aereo. Dall’Australia in volo verso Merauke (Nuova Guinea), dove ammarano fra le urla impaurite della tribù indigena dei Kaia-Kaia. Poi le Molucche, la sosta a Manila, la visita alla base americana di Corregidor. Vicino a Cebù la presa d’aria del carburatore si allentò e Campanelli fu costretto a salire sull’ala e tenerla con la mano fino all’ammaraggio. Finalmente il 26 settembre sono a Tokio, dove ricevono la decorazione imperiale del Tesoro Sacro e De Pinedo poté far sfoggio del suo giapponese tenendo un discorso alla radio di Tokio”.

francesco da pinedo

L’impresa non è ancora conclusa: “Il 17 ottobre ripartono per l’Italia, con il motore sostituito il Gennariello riprende vigore e vola con brevissime soste, il 5 novembre sono già a Taranto. Dopo Taranto il 6 a Napoli e finalmente il 7 novembre a Roma. Il popolo romano e tutta l’Italia si uniscono nei festeggiamenti che si prolungano per mesi. Il Re Vittorio Emanuele III concede a De Pinedo il titolo di marchese, è il primo aviatore al mondo a ricevere la Medaglia d’oro della Federation Aeronautique Internazionale (Fai), la più importante entità mondiale per gli sport aerei. La Francia gli concede la Commenda della Legion D’Onore e tante altre nazioni gli riconoscono decorazioni ed onori. La Regia Aeronautica lo promosse a colonnello, ma negli anni le sue grandi capacità, il suo rapidissimo salire ai vertici, suscitarono invidie che gli costarono la carriera, la vita e l’oblio. Tutt’oggi, mentre al suo motorista Campanelli è dedicato l’aeroporto di Oristano, per il grande Francesco De Pinedo non c’è una struttura dell’aeronautica a lui dedicata, e la sua tomba è dimenticata al cimitero del Verano”.