Logo
Un artista poliedrico e dalla personalità genuina: a colloquio con Giuseppe Aldi

Artista figurativo moderno, fra tradizione e sperimentazione: ha successo anche sui social e ha ‘inventato’ i quadri nell’acqua

Un artista poliedrico e dalla personalità genuina e geniale.

Giuseppe Aldi ci ha aperto le porte del suo studio di Diecimo per parlare di arte e della sua pittura. Un luogo dai tratti e contorni vintage e dove oltre alle opere ed agli strumenti del pittore, trova posto anche un antico e completo biliardo marca Ursus ben curato.

Occasione più bella non poteva essere quindi di raggiungerlo fino in Media Valle per incontrarlo in una location molto suggestiva dove tutto dona luce al suo forte amore per la pittura. Al suo fianco c’era anche Iacopo, uno dei suoi tre figli che lo affianca quando gli è possibile nel suo appassionante viaggio nel mondo artistico.

L’artista lucchese, classe 1962 e diplomato all’Istituto d’arte Passaglia, ci spiega bene nel dettaglio come si sta sviluppando il suo stile e modo di fare arte. “Il mio – spiega Giuseppe Aldi – è un figurativo moderno. Perché si mischia con dei fondi un po’ astratti, delle colature, un acrilico che dà un senso di incompiuto. Quindi è un figurativo con un’impronta moderna che se lo dividi, in certi settori sembra un po’ astratto. Però la matrice è quella figurativa. Nell’occhio il segnale che gli viene dato ricostruisce per associazione di immagini e di idee, un bagaglio visivo con una cosa vista che ricostruisce poi l’immagine intera. Nell’attesa è inutile concentrarsi o scendere nel particolare che potrebbe distrarre, tipo una faccia di una figura ma concentrarsi come osservatore nell’insieme. Quindi sul totale invece che nel particolare”.

“La mia ricerca – prosegue – è anche sull’impatto cromatico da dare alle mie opere. Va considerato anche il contesto. Uso quattro o cinque colori in modo particolare. Immediatezza e freschezza che ricerco che alla fine rientra nei parametri di costruzione del quadro. Il getto, il quadro quello che devo dire in due ore – mette in luce – è fatto anche se poi certe velature, sovrapposizioni che sono dettagli li riprendo nei giorni successivi. Sui social, su Instagram in modo particolare ho 70mila follower ma anche Youtube è molto caratterizzante. Ho una nicchia social di persone che mi seguono alla fine che mi giudica. Qualunque persona sia comunque non è troppo importante”.

Giuseppe Aldi va soprattutto dal 2023 quindi molto forte sui social e a livello multimediale. “Il mio presupposto oggi sui social – ricorda il pittore – dove mi avvolgo dell’aiuto preziosissimo di mio figlio Iacopo e dove in fondo io non sono nato, è quello di avere un’importante vetrina riconoscendone la potenza. Oggi è un completamento e riesco a farmi conoscere come oggi in tutto il mondo. Anche a livello social non cerco di farmi corrompere l’animo dalle visualizzazioni. In modo semplice cerco di presentare le mie opere così come amo fare”.

Aldi ci spiega poi anche l’importanza del luogo che per lui è un vero e proprio locus amoenus ovvero un luogo ideale e piacevole per fare arte lui stesso. “Nel mio studio – racconta Giuseppe Aldi – pitturo e coloro. Ho la mia attrezzatura che mi dà libertà, mi posso anche riposare e ritrovarmi con me stesso. Con libertà e calma. Quando ti metti a pitturare ed hai in mente un qualcosa, ad un certo punto entri con i colori e prosegui a meraviglia senza fermarti, con un loop positivo e tutto viene al meglio. Ritrovando una serenità in quel momento magico, tutti i colori che usi interagiscono al meglio. Crei degli impasti cromatici azzeccati che poi rischi se rimandi l’opera che non li trovi più. Sei inebriato e non sbagli un colpo, sei sereno. Ma un po’ la testa ci vuole. Se hai in mente di raggiungere un risultato e trasmettere un’emozione e tutto va liscio, non puoi interromperti. La pittura non è una cosa matematica e la mente deve essere libera. Lo studio è anche importante per questa cosa”.

Il percorso artistico di Giuseppe Aldi ha avuto un vero e proprio obiettivo da coltivare e tenere sempre nel mirino. Ma comunque l’artista si è costantemente impegnato anche in altri campi professionali e lavorativi da abbinare con la sua passione per la pittura.

“Io – racconta il pittore lucchese – sono nato nel periodo analogico. Ho fatto l’istituto d’arte a Lucca in piazza Grande alla fine degli anni Settanta scegliendo un indirizzo in architettura invece che in pittura come mi sarebbe maggiormente piaciuto. Questo anche per accontentare la mia famiglia che comunque mi appoggiò nel percorso artistico. Oggi però come da me pensato faccio un lavoro che mi piace. Ed ho fatto mio il motto: trova un lavoro in ciò che ti piace! Siccome lavorerai tutta la vita e la maggior parte della giornata forse lavorerai, se ti piace è meglio. Poi quello che sarà sarà. Io – rivela Aldi – ho fatto anche un anno di ragioneria, seguendo il percorso di un mio zio e per accontentare la mia famiglia di origine anche se avrei voluto darmi la soddisfazione di partecipare ad una scuola artistica dove sarei cresciuto. Però in un periodo successivo, siccome la cosa era prepotente è venuta fuori. Perché quando un’inclinazione personale ce l’hai e deve uscire esce”.

“Io comunque – prosegue – oggi lavoro la mattina anche come radiologo. Prima ero in ospedale mentre oggi sono in una clinica, avendo così anche più tempo per me. Ho avuto anche come lavori un allevamento cinofilo ed ho fatto anche quindici anni di piano bar nei locali dove cantavo. Però la pittura è sempre stata ad aspettarmi e presente sullo sfondo. Ed ora che l’attività lavorativa di radiologo volgerà fra pochi anni al termine, non ho a maggior ragione e ancor più mai voluto smettere di dipingere. Ho fatto mio il credo che la forza espressiva che ci dona longevità, sia quella di fare le cose con gioia”.

In questo modo Giuseppe Aldi è sempre riuscito a gestire il proprio lavoro. “Addirittura – racconta l’artista – delle persone poco tempo fa sono venute appositamente dalle Marche per comprare alcuni miei quadri. Mi piace molto parlare anche qui con le persone di arte, è un arricchimento. Dopo aver fatto gli studi architettonici mi sono ritrovato poi in un percorso comunque buono verso la pittura, la tecnica ed i colori invece me li sono appresi e ripresi meglio da me. L’architettura è più canalizzata, tecnica, ha delle regole. Invece la pittura al di là della tecnica dell’uso del colore, non ha regole. Con la pittura, faccio tutto quello che voglio. L’importante è infatti il risultato finale e che arrivi a fare quello che desideri”.

Per Giuseppe Aldi è bella la pittura ma purtroppo non è sempre gioia. Potendo essere anche tormento. “Per esempio – dice l’artista – quando inizi un quadro che vuoi realizzare, hai già un’idea di come deve venire, cosa deve trasmettere. Non è detto che sempre riesci a fare, riprodurre con i colori quello che avevi intenzione di fare. Allora cancelli una cosa, ti arrabbi, ci ritorni il giorno dopo. Non tutto è detto fili lisci come deve andare. Quando faccio un quadro, poi non mi appartiene più. Mi piace diffondere, far partire i quadri per il mondo. Così faccio conoscere il mio nome. A me piace che in Italia come nel mondo ci siano miei quadri. Quello che lascia un pittore è indelebile e vivrà sempre in quei quadri lì. L’impronta, la scia che lascerà è indelebile. Un qualcosa di te che rimarrà per sempre. La pittura è un mezzo potente, sa renderti immortale. Quindi il dare, il promuoverti nelle case dove attaccano i tuoi quadri è una cosa unica”.

Negli anni Settanta e Ottanta, Giuseppe Aldi ha studiato sui libri i pittori contemporanei, gli Impressionisti francesi ed i Macchiaioli. “Se i nostri Macchiaioli fossero nati in Francia – rivela l’artista – sarebbero statie loro stessi gli Impressionisti. Due scuole un po’ diverse. Gli Impressionisti francesi uscivano dalle tenebre dello studio e dai tempi dove c’erano scene che dipingeva il Caravaggio, per esempio, secoli prima a fumi di candela. Questo soprattutto grazie anche all’avvento dei colori in tubetto, permettendo loro di poter dipingere anche fuori en plein air. Usciti a dipingere, gli Impressionisti lasciarono il perfezionismo della figura a vantaggio dell’effetto immediato, del colore, della figura, del sole che creava luci e ombre più forti. Con voglia di uscire forte. Sui libri e foto mi sono studiato anche le biografie dei Macchiaioli a partire da Lega e Fattori. Qualcosa ti resta. Mi piace la pittura dove ci sono gli effetti di colori, dove il colore è protagonista. Da questo bagaglio – aggiunge – esce un po’ anche la mia pittura. Ora sto facendo un originale cielo su un muro siciliano con colori usati da Natali che è un noto pittore post macchiaiolo livornese”.

Ma Giuseppe Aldi, come ci racconta, ha fatto anche tante mostre. “Mi piaceva esporre sia in personali sia in collettive d’arte. Ho sentito anche il bisogno del confronto, del vedere cosa fanno gli altri. Così ho fatto anche delle estemporanee in diversi posti rimettendomi al gioco, al giudizio. Grazie a mie due opere di carattere informale, sono stato insignito come artista emergente nel 2016 nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio a Firenze con il Collare Laurenziano. Questo – ricorda – è il premio Lorenzo Il Magnifico. Sempre quello stesso giorno e anno di Lucca c’era con me anche l’indimenticabile maestro Antonio Possenti. Lui prese la Medaglia Laurenziana come premio di riconoscimento alla carriera. Premiavano poi anche altre personalità della cultura e del cinema. Inoltre anche per lo stesso anno 2016, sono stato presente sul catalogo dell’arte moderna Mondadori numero 52 dove sono stati raccolti tutti gli artisti italiani di rilievo dal primo ‘900 ad oggi. Ricordo fra gli altri poi anche un mio premio Ghibellino a Empoli, uno importante a Carmignano”.

Di mettere le opere nell’acqua invece è un’idea che l’artista ha inventato con l’aiuto di suo figlio Iacopo durante i suoi amati viaggi in giro per il mondo. “Non l’ha inventata – spiega Giuseppe Aldi – nessun altro. In occasione di una trasferta dove fui invitato come artista dell’anno, un anno e mezzo fa, io e mio figlio Iacopo siamo andati in Turchia come ospite d’onore ed artista dell’anno al suggestivo Castival Hotel di Antalya. Non avendo tanti mezzi, allora là in Turchia si pensò bene di andare a far vedere le opere sul mare che è molto bello e ci venne in mente di immergerle nell’acqua. Ha colpito molto ed è stata molto caratterizzante. E siamo stati invitati all’incirca in quel periodo anche per un altro viaggio in Sicilia da estimatori ed appassionati d’arte per un progetto artistico che unisce arte e natura, in collaborazione con l’Oleificio Falcone. Quanti bei ricordi anche di quando con mio figlio Iacopo vado ad esporre nel Monferrato”.

La priorità per Aldi ce l’ha sempre l’arte, non la vendita che viene dopo. “Lo noti che in me c’è anche questo. Non mi piace che l’aspetto commerciale prevalga. Non voglio diventare venale, solo un esecutore. Ho fatto ed a me piace fare anche scene di vita con contenuto, della natura mi piace molto e sono apprezzate le mie campagne, boschi paesaggi montani, le mie marine, animali. Donne vestite di rosso di spalle in metropolitana. Fa riflettere anche per il movimento attuale contro la violenza sulle donne. Io in genere pitturo ad olio ma con grandi formati inizio con l’acrilico che secca prima come la campiture di fondo e poi ci stendo l’olio. Così faccio più rapidamente ed in tempi più brevi. Anche a livello materico ecco un’opera particolare dove c’è dietro preparazione. Lo faccio senza che me lo abbia chiesto nessuno. Poi dopo se l’opera piace la vendo. Anche per quello tante proposte di commissione sono molto valutate prima se accettarle. Ho comunque anche alcune commissioni. Mi hanno commissionato fra l’altro un lavoro molto importante per un evento particolare in un luogo molto bello che rivelerò a tempo debito quando sarà concluso”.

L’artista ci rivela anche altre particolarità del suo modo di approcciarsi all’arte. “Lavoro su un buon spessore, su pitture murali e addirittura sul catrame. Ho un puzzle di esperienze su cui poi ci posso mettere ben dentro anche la pittura. Ho avuto anche una fase più astratta. Si può vedere – aggiunge Aldi – anche la sezione degli automi che ho messo in mostra. Sono sculture in ferro che ho unito saldando insieme delle parti che tengono collegati i binari della ferrovia di Diecimo. E che dopo essere stati sostituiti sono stati lasciati tra la ghiaia ed i sassi dei binari. Alcune giunture con bulloni, alcune viti che entrano nei dadi li ho trovati fra l’altro girando tra la zona della ferrovia. Io quando li vidi rimasi subito colpito. Ci ho realizzato così parti anatomiche come gli occhi ed il naso”.

Infine Giuseppe Aldi vuole rivolgere un ultimo pensiero a riguardo della mostra Pittrici per passione al Museo Athena di Capannori da poco conclusa ed a cui lui ha partecipato come curatore. “Una decina di mie allieve – ricorda l’artista – facenti parte dell’associazione del Comitato crescita sociale di Verciano hanno esposto nel mese di novembre la mostra delle loro opere eseguite durante le nostre lezioni di pittura. Le ho seguite tutti i mercoledì pomeriggi per due anni per circa un paio di ore. Anche insegnare a delle persone che si mettono in gioco nella pittura – mette in luce il pittore – ti fa maturare dandoti un’energia positiva in più. Negli ultimi anni ricordo ho insegnato anche in un altro paio di corsi. In questo momento però sto cercando di dare priorità alla pittura con un legame abbastanza importante – conclude – con le pubblicazioni social”.