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Prosegue la mostra su Gaetano Scapecchi, i nipoti chiedono sostegno per mantenere aperto lo studio di via del Fosso

Alessandro e Massimo: “Sarebbe bello continuare a renderlo fruibile su prenotazione o su appuntamento tramite un numero telefonico”

C’è ancora tempo per poter visitare fino al 25 gennaio nell’auditorium del Palazzo delle Esposizioni (piazza San Martino, 7) e nello studio di via del Fosso al civico 130 (orario martedì-domenica 15-19), la mostra documentaria dal titolo Gaetano Scapecchi. 1900-1975.

A cura di Alessandra Trabucchi, l’esposizione ha avuto luce per rendere un doveroso tributo allo scultore lucchese nel cinquantenario della morte. La mostra si è potuta realizzare grazie all’impegno negli anni del professor Alessandro e di suo fratello Massimo Scapecchi, rispettivamente 76 e 72 anni, nipoti del grande scultore.

L’esposizione fa parte del progetto di studio dell’ambiente artistico del Novecento lucchese che la Fondazione Banca del Monte sta portando avanti negli ultimi anni. I due nipoti diretti dello scultore ci hanno accolti nello studio in via del Fosso. Questo è avvenuto subito dopo la nostra visita alla parte espositiva più documentaria e di alcune opere nelle sale del Palazzo delle Esposizioni lucchese. Nello studio di via del Fosso, abbiamo potuto visionare ed ammirare le opere artistiche più voluminose e delicate dello scultore lucchese.

Gaetano Scapecchi, mostra, Palazzo delle Esposizioni

Ricordiamo che fin dalla morte del nonno Gaetano, i due nipoti hanno avuto l’obiettivo di non disperdere in un colpevole oblio la sua opera. Inizialmente ciò è stato fatto con loro padre Francesco. Poi purtroppo quando anche lui è scomparso, i due fratelli da soli hanno continuato a coltivare ed impegnarsi per quello che alla fine è anche un doveroso tributo ad uno scultore che ha fatto conoscere nel mondo l’eccellenza lucchese. “Il nostro scopo – dicono Massimo e Alessandro Scapecchi – era ed è la valorizzazione artistica e non quella economica. Far conoscere quanto merita un vero artista che, pur avendo scelto di lavorare soprattutto in ambito locale non ha mai voluto abbandonare l’amata Lucca che ha sempre difeso dal degrado e dai tentativi di scempio. Dando vita ad opere che per la sostanziosa plasticità e la ricerca della verità superano gli stretti confini della provincia e possono figurare a pieno titolo nell’eccellenza del Novecento Italiano. Ritenute di significativo valore artistico, sono numerose sculture, bozzetti, studi, disegni, gessi e documenti lasciati da nonno Gaetano“.

Gaetano Scapecchi, mostra, Palazzo delle Esposizioni

Non fu possibile alla morte di Gaetano Scapecchi per la famiglia mantenere l’ultimo studio dello scultore nella Casermetta San Pietro sulle Mura davanti al Villaggio del fanciullo sulle Mura. “Siamo riusciti – dicono Alessandro e Massimo Scapecchi – con sforzo economico a comprare con i soldi della liquidazione della pensione di nostro padre Francesco un fondo in via del Fosso. Dando vita ad uno studio che raccoglie da anni le opere di nostro nonno Gaetano. Abbiamo soprattutto cercato di salvaguardare e di sistemare ciò che lui ha lasciato. Oltre che – aggiungono – a cercare di contribuire a continuare di rinnovare l’interesse per figure del territorio, divenute di spicco nel panorama culturale italiano. Che rischiano di non essere più ricordate o di sparire dalla conoscenza, in particolare presso le nuove generazioni”.

I fratelli Scapecchi espongono quindi in questo studio le cose che erano esposte nello studio vero di loro nonno. “Nostro padre Francesco – mettono in luce – ha iniziato con noi per primo a cercare di salvaguardare il suo immenso patrimonio. Garantita la conservazione di quello che è un vero e proprio tesoro artistico, per anni non siamo però riusciti a realizzare la parte più ambiziosa: la sua valorizzazione. Ad oggi, al riordino delle opere e dei documenti che siamo riusciti a fare, servirebbe anche una catalogazione del vasto materiale. Oltre a supporti esterni pubblici e/o privati, servirebbe specialmente supporto non solo economico ma di competenze nella catalogazione e studio di documenti ed opere. Supporto logistico per la conservazione ed esposizione degli stessi; supporto organizzativo nel realizzare iniziative di promozione e diffusione. Sarebbe bello trovarci d’accordo con la Fondazione per l’iniziativa che hanno realizzato a favore degli archivi privati. Anche dando vita fra loro e le cose di nostro nonno Gaetano ad un comodato senza la proprietà. In modo che loro potessero tenere il tutto in deposito anche magari archiviandolo e catalogandolo. Cose di cui noi non abbiamo competenza”.

“Così magari – aggiungono i fratelli Scapecchi – nel tempo questo materiale sarebbe sistemato e messo a disposizione di chi ha necessità di approfondire i propri studi”.

Ancora di più dopo la pensione, sia Alessandro che Massimo Scapecchi hanno cercato di tenerne sempre viva l’attenzione per cercare di valorizzare il tutto. “Mio fratello Alessandro essendo un po’ più grande di me è più memoria storica, si ricorda più cose. Poi è stato sempre vicino a nonno anche sotto l’aspetto di legami e rapporti o incontri con altri pittori e scultori”.

Gaetano Scapecchi nel ricordo dei nipoti Alessandro e Massimo, viene molto ricordato per aver cominciato a 11 anni a frequentare studi di scultori. “In seguito – mettono in luce – a dodici anni avrebbe cominciato come allievo del grande Guglielmo Petroni. Dove avrebbe fatto l’apprendistato. Acquisendo rapidamente le tecniche di lavorazione e realizzando le prime opere. Fra queste, alcuni bozzetti ed un bassorilievo del musicista Alfredo Catalani datato 1912. Prima – aggiungono i due fratelli Scapecchi – nostro nonno grazie ad un pensionato concessogli direttamente dalla Corona, ha studiato per un anno a Lucca nell’Istituto di belle arti. Decidendo poi, ancora giovanissimo, di dedicarsi alla scultura”.

Nella formazione di Gaetano Scapecchi sono stati fondamentali anche gli anni vissuti a Roma. “Nel 1918 – ricordano Alessandro e Massimo Scapecchi – nonno è infatti militare a Roma, nei bersaglieri. E grazie alla fine del primo conflitto mondiale, evita gli orrori del fronte. Così per diversi mesi in libera uscita, quando riusciva, si è goduto la città romana e le sue bellezze pittoriche, architettoniche e scultore. Potendole anche approfondire. Ha fatto poi così tanti monumenti ai caduti della prima guerra mondiale partecipando quindi al ricordo. Nel corso della sua carriera ha scolpito fra l’altro numerose opere per il cimitero urbano di Lucca”.

A Scapecchi piaceva raffigurare le scene di vita, ragazzini, fanciulle. “C’è – mette in luce Massimo Scapecchi – un suo bozzetto di San Giovannino per la tomba del figlio di Arrigo Benedetti. Purtroppo l’originale in bronzo è stato rubato al cimitero vicino a Milano dove era ubicato. Diversi sono i suoi bozzettini cimiteriali. Non va dimenticato che quasi fino alla fine nonno Gaetano ha lavorato”.

Alcune opere sono molto grandi. “Sarebbe stato difficoltoso portarle tutte alla Fondazione che poi ha allestito la mostra. Facemmo presente – dicono Alessandro e Massimo Scapecchi – che se ci fosse stata data una mano avremmo dato anche una sistemata allo studio e lo avremmo tenuto aperto. I restauratori della Fondazione così hanno rispolverato e restaurato delle parti presenti nello studio di via del Fosso. Facendo attenzione ai gessi. Ora così è tutto fruibile. Un buon numero – mettono in luce – sono anche i documenti, fotografie, lettere d’incarico o per fornitori, oggetti per lavoro, disegni preparatori monumenti, riviste d’arte o giornali di vari anni anche di prima la seconda guerra mondiale che abbiamo cercato di riordinare”.

Negli anni Trenta fra l’altro Scapecchi è stato tra coloro che hanno realizzato la decorazione a stucco di Villa Puccini a Viareggio e della Hall dell’Hotel Universo a Lucca. “In quegli anni – rivelano Alessandro e Massimo Scapecchi – nonno Gaetano risulta anche fra gli scrittori e artisti che frequentano il cenacolo culturale che si riunisce al Caffè Di Simo ex Caselli. Nel 1934 partecipa alla diciannovesima edizione della Biennale veneziana. Nel 1937 gli viene assegnato il primo premio Viani per la scultura nell’ambito della quarta mostra estiva viareggina. Ciò avviene grazie all’opera La Dormiente che può a buon diritto essere annoverata tra i suoi capolavori. E durante la seconda guerra mondiale, su precisa indicazione della Soprintendenza, le sue opere in bronzo sono risparmiate dalla fusione. A dimostrazione della considerazione di cui godeva all’epoca lo scultore”.

L’atelier dello scultore era in un primo momento situato all’interno di un’antica polveriera, fuori Porta San Donato. In seguito, come detto, nel Baluardo San Salvatore. “Nel settembre 1940 – dicono Alessandro e Massimo Scapecchi – è vittima di un grave incidente. Un violento temporale devasta il suo studio. Che era situato nella casermetta San Pietro, a Porta San Jacopo. Vengono distrutti purtroppo gran parte dei bozzetti e un certo numero di opere”. Nell’immediato Dopoguerra, Gaetano Scapecchi partecipa attivamente alla vita artistica cittadina. “Nel 1953 – ricordano i nipoti – realizza il fonte battesimale in bronzo con il Buon Pastore per la chiesa lucchese di S. Pietro Somaldi e partecipa al concorso nazionale per il monumento a Pinocchio. Nel 1957 esegue un altorilievo in bronzo raffigurante L’incredulità di S. Tommaso, posto nella lunetta sulla sommità del portale dell’omonima chiesa lucchese del quartiere di Pelleria, dove già aveva lavorato nel primo Dopoguerra. Appassionato della musica di Verdi e Puccini, che ha – con suo grande rammarico – conosciuto troppo tardi e troppo poco ma anche dell’opera di Dante Alighieri. Nel Secondo Dopoguerra Scapecchi si riuniva annualmente in simposio nella saletta del ristorante Solferino a San Macario. Qui era esposto un suo medaglione in terracotta del Sommo Poeta con un gruppo di cosiddetti dantisti. Era presente anche il grande medico e scrittore Mario Tobino”.

Massimo Scapecchi ricorda poi come l’esposizione artistica su suo nonno Gaetano faccia parte del progetto di studio dell’ambiente artistico del Novecento lucchese e dal gruppo lucchese degli anni Trenta che la Fondazione sta portando avanti negli ultimi anni. “C’è stato un bel lavoro di preparazione. Però c’è da dire che lo meritava. La scelta decisa con la Fondazione di aprire anche lo studio in via del Fosso è figlia di un gran lavoro. Ma finalmente ce l’abbiamo fatta. La mostra documentaria al Palazzo delle Esposizioni è davvero molto interessante. Questa mostra – mette in luce – è stata doverosa sia per nonno Gaetano che per il gruppo culturale ed artistico lucchese dagli anni ‘20 alla seconda guerra mondiale e poi successivamente con il Gruppo Serra. Quando – mettono in risalto Alessandro e Massimo Scapecchi – la Fondazione fece la mostra su Ardinghi nel 2019, noi proponemmo di farla anche per nonno Gaetano”.

L’idea da subito fu di farla nel 2025 in occasione anche del cinquantenario dalla morte. “Erano tutti entusiasti. Poi ovviamente per qualche anno non se ne era più parlato visto anche che nel frattempo c’è stata fra l’altro anche la mostra su Guglielmo Petroni”. I due fratelli Scapecchi hanno nel cuore un forte auspicio. “Vorremmo dopo il 25 gennaio quando si concluderà la mostra che allo studio tutto fosse lasciato praticamente così come in quest’ultimo periodo. A noi magari ci basterebbe di avere a disposizione solo una parte adibita a studio che utilizzeremo ancora per lavorarci. Sarebbe bello continuare a tenere aperto su prenotazione o su appuntamento tramite un numero telefonico”.

Infine concludono con quello che sarebbe il loro obiettivo più grande per tenere viva la memoria non solo di loro nonno Gaetano. “Il nostro sogno – mettono in luce Alessandro e Massimo Scapecchi – sarebbe una mostra permanente sui lucchesi scrittori e artisti che li valorizzi a partire da Enrico Pea in poi. Non solo su personalità più note come Giacomo Puccini, Giovanni Pascoli, Alfredo Caselli su cui ci sono comunque ricerche. Ma personalità come i lucchesi Giuseppe Ardinghi e Leone Lorenzetti che siano riscoperti e valorizzati. Senza tralasciare anche personalità di rilievo come Mario Pannunzio non lucchesi ma comunque praticamente formatosi a Lucca. Noi – concludono – con la nostra famiglia daremo alcuni pezzi appartenenti a nostro nonno Gaetano molto volentieri per questa iniziativa”.