L'iniziativa
|Decolla il progetto di scambio di opere ‘Noi due. L’arte che ci unisce’
Nato da un’idea di Paolo Tuzza con Laura Bendinelli ha coinvolto alcuni artisti lucchesi e non. In futuro anche una mostra
Un continuo scambio di opere d’arte fra artisti che va avanti nel tempo.
Il progetto Noi due. L’arte che ci unisce nasce a febbraio 2024, grazie agli artisti Paolo Tuzza e Laura Bendinelli. L’iniziativa anche nel 2026 sta proseguendo il suo cammino. “Tutto è nato per gioco – dice Paolo Tuzza, che abbiamo avuto il piacere di incontrare per farci raccontare il progetto – L’idea è quella di unire le forze e di fare anche un po’ di arteterapia. Per molti artisti non è facile lasciare una propria opera a qualcun altro. Alcuni mi dicono che non lo farebbero mai. C’è timore che qualcuno la rilavori, la completi. Al contrario, per mettere mano su un lavoro di un altro artista serve innanzitutto un’altra prospettiva”.
Tuzza ci spiega meglio questo passaggio. “Ciascun artista riconosce intanto di esserlo. L’opera che a ciascuno interessato viene regalata da un altro partecipante al progetto e viceversa, è donata sempre da un altro artista. Ciascuno così si mette in gioco. Da quel momento, ci può fare quello che vuole. L’opera ricevuta diventa sua”. Nel proprio studio o nella sua abitazione – ci fa notare Paolo Tuzza – ciascun artista può avere diverse opere incomplete che nel tempo non è riuscito a finire. “Questo è il primo step. Lo scambio poi può continuare anche successivamente con il dono dell’opera di un altro artista. Piuttosto che lasciare dei propri lavori incompiut, faccio notare che ciascuno può metterli a disposizione della nostra iniziativa. E magari partecipare anche solo per aggiungere un dettaglio su un lavoro di un altro artista”.
L’idea di questo particolare progetto artistico è stata sposata come detto anche dall’artista Laura Bendinelli. “Per Laura – dice Paolo Tuzza – quando ho proposto questo progetto, è stato come un bel divertimento artistico. Le ho detto di immaginarsi come se facessimo un figlio insieme. Io e Laura siamo quindi il papà e la mamma del progetto. L’idea – aggiunge – è stata mia e lei l’ha sposata”.
A quel punto c’è stato il primo scambio di opere. “Devo dire che è carino e divertente che non ci siano regole per fare uno scambio di lavori. Ho detto a Laura che l’opera che le ho dato in dono le può tagliare, ci può fare se vuole anche un puzzle. Quello che vuole. L’importante è avere ben presente che non è un’opera finita”.
Ti può arrivare, secondo Tuzza, per esempio un’opera e ci puoi lavorare anche con una tecnica diversa. “Notiamo – mette in luce – che se ci si lascia andare a provare, questa cosa poi piace. Anch’io stesso ho partecipato. L’artista lucchese Alessandra Di Ricco per esempio è innamorata di questa idea. Anche lei – spiega Tuzza – ne ha fatti diversi di scambi. Le piacciono come un qualcosa di innovativo. Te in pratica lavori alla tua maniera. E vai, salvo qualche variazione, avanti con qualcosa di tuo come sempre. Se ti arriva poi qualcosa fatto da un altro artista, specie se completamente diverso, ti sprona ad uscire dalla tua zona comfort. Alessandra ama molto questa cosa”.
A tal proposito, la stessa Di Ricco ci ha lasciato un suo pensiero. “Ringrazio Paolo Tuzza per l’opportunità che mi ha concesso di partecipare al progetto Noi Due. L’arte che ci unisce. È inizialmente nato come un gioco per stuzzicare la fantasia e confrontarsi con stili artistici diversi. Ma poi il progetto mi ha talmente coinvolto che sono arrivata al sesto scambio di opere. Ed ogni volta ho notato che succede la stessa cosa. Non appena vedo il quadro da terminare, mi appare immediatamente l’immagine che andrò a realizzare per completarlo. Posso anche pensare a qualcosa di diverso ma poi torno alla visione che si è manifestata per prima. Ogni scambio – prosegue – ha una storia importante e meriterebbe di parlarne singolarmente. Ma per riassumere potrei dire che terminare l’opera di un altro artista non solo è un onore. Permette anche di poter esprimere una parte di me, del mio vissuto, dei miei desideri e dei miei obiettivi. Mi consente di affidarli lì, a quel foglio, a completamento della presenza dell’altro artista. Quasi fosse una sorta di dialogo, realizzato a distanza, tra i due creatori. Ritengo dunque che il progetto Noi Due. L’arte che ci unisce sia molto coinvolgente ed interessante. Sia da un punto di vista artistico creativo, per il confronto di diversi stili e tecniche. Che da un punto di vista intimistico psicologico, per la possibilità di esprimere la rispettiva interiorità e darne allo stesso tempo la propria chiave di lettura”.
Lavorare fuori dalla propria zona comfort è faticoso ma è la dimostrazione di come alla fine possa diventare un modo concreto di crescere. “Ed eccoci – rivela Paolo Tuzza – quindi ad un nuovo splendido risultato di uno scambio. A detta delle artiste interessate ‘sudato’. Non è semplice mettersi in gioco su terreni artistici diversi dai soliti e unire il proprio talento a quello di un’altra persona. Questa è la vera essenza dell’esercizio che propongo e che in tanti stanno accogliendo. Un forte ringraziamento va a Alessandra Di Ricco. Ma soprattutto dico grazie all’artista Corina Gabriela Tudosie che è andata oltre le sue resistenze iniziali, vista l’opera incompiuta ricevuta da Alessandra. Che effettivamente era molto sfidante. Entrambe hanno avuto il coraggio di fare fatica e questo le ha certamente migliorate”.
Tudosie ci conferma quanto sia stata importante per lei questa esperienza artistica. “Innanzi tutto vorrei iniziare ringraziando Paolo per avermi dato l’opportunità di partecipare a questo meraviglioso progetto e a tutti gli artisti coinvolti. Sia per avermi dedicato il loro prezioso tempo che per aver condiviso questo momento insieme. Il progetto Noi Due. L’arte che ci unisce – mette in luce Tudosie – mi ha dato l’opportunità di conoscere meglio gli artisti con i quali ho collaborato. Ma soprattutto è stata un’esperienza dalla quale ho avuto modo di conoscere una nuova modalità di espressione artistica. L’idea di far unire due opere di un paio di artisti diversi, è un lavoro di grande impegno e capacità di poter condividere il proprio pensiero artistico in un’unica opera. Oltre che di riuscire a capire il pensiero iniziale dell’artista e finirlo con il proprio. Anche se non è stato molto semplice riuscire a finire un lavoro di un’altro artista – prosegue – penso sia stato proprio il bello di questo esperimento. Il risultato finale è stato veramente molto interessante e sorprendente. Il fatto che questi lavori siano stati scambiati tra due mondi diversi, è una testimonianza di come l’arte possa unire, superare confini e creare ponti tra persone e culture. Spero che questa iniziativa possa ispirarci tutti a continuare a esplorare il mondo dell’arte, a scoprire nuove prospettive e a crescere insieme”.
Alcuni scambi artistici si prendono tempi più lunghi di lavorazione. In altri casi tutto è molto più veloce. Si parla di alcuni giorni, qualche settimana o dei mesi. “Il tempo o i formati non contano ma contano – come ci fa notare Paolo Tuzza – le intenzioni. Unirsi nell’arte ha un valore inestimabile. Con uno scambio di opere, si uniscono i propri talenti creando due opere uniche e splendide. Lo scambio di opere è un esercizio di altruismo e accoglienza. Si lascia andare l’attaccamento alle proprie realizzazioni artistiche nel piacere di ricevere quelle altrui”.
A conferma di quanto possa essere vero in ogni scambio d’artista, ci hanno parlato della loro esperienza di opere nel progetto Noi Due. L’arte che ci unisce i pittori Gianluca Mazzoni e Marco Mazzoni. Padre e figlio uniti in uno stesso talento artistico. Uno scambio speciale con bellissimi risultati finali. “In merito alla partecipazione a Noi Due. L’arte che ci unisce, proposta da Paolo Tuzza ed alla quale abbiamo aderito io e mio figlio – dice Marco Mazzoni – devo definirla una esperienza interessante. Unire due stili pittorici diversi non è facile, richiede attenzione ed adattare la propria pennellata a quella dell’altro, così come la cromaticità dei colori. Adattandosi così all’idea della rappresentazione di figura o paesaggio iniziato dall’altro artista. Pensiamo comunque sia una buona idea da portare avanti. È un’opportunità di crescita per ognuno di noi”.
Per ora, ci fa presente Paolo Tuzza, il progetto artistico è rimasto in ambito di pittura e grafica. “A me – rivela l’artista – piacerebbe molto che aderissero anche per esempio degli scultori o ceramisti. Fra l’altro l’estate scorsa ero a Caltagirone da una mia amica che lavora le note ceramiche del paese. Ho provato a chiederle di partecipare a Noi Due. L’arte che ci unisce. Nonostante fosse favorevole, non è riuscita purtroppo a trovare un altro ceramista con cui fare lo scambio dell’opera. Al nostro progetto – aggiunge – possono partecipare anche due persone che si scambiano fotografie. Vedendo poi cosa ne nasce. Ma può essere anche un lavoro di ceramica che poi si lavora a computer. Oppure una fotografia stampata. Ho parlato recentemente con un’artista che è triestina e vive in Slovenia. All’inizio, ho avvertito un’iniziale resistenza. Poi parlandoci si è incuriosita perché ha capito che può essere un qualcosa da sperimentare di nuovo. Serve solo la volontà di partecipare e mettersi in gioco”.
Successivamente Paolo Tuzza ci rivela un particolare traguardo di questo progetto a cui dona linfa vitale. “Sto cercando uno spazio per fare la mostra degli scambi di opere che ci sono state e che ci saranno. A primavera, in occasione del secondo anniversario di avvio del progetto, è già in cantiere di dare vita infatti ad una mostra. Dove saranno presenti tutte le opere nate dall’unione dei talenti degli artisti che fino ad ora hanno già partecipato”.
Al momento, c’è infatti già un buon numero di scambi intercorsi fra vari artisti. “Vorremmo fare una mostra che dia visibilità a ciascuna opera. Per dare vita a ciò, vorrei ricordare che fino allo scorso anno ho fatto il tutto a livello amatoriale per far partire il progetto. Con quest’anno, se qualcuno volesse partecipare chiederò anche un giusto contributo economico”.
Prima di allestire la mostra, ci saranno delle spese. A cui Paolo Tuzza con la sua compagna e spalla in quest’avventura, Laura Bendinelli, cercherà di far fronte. “Farò – dice Tuzza – prima dell’iniziativa le fotografie e la pubblicità sui social ai vari artisti partecipanti. Inizialmente, voglio fare le fotografie con lo scambio iniziale e finale con quello che è ormai il format vincente in corso. C’è infatti l’artista con la sua opera davanti e poi nel momento in cui si scambia l’opera con un altro. Ho in mente poi di creare anche una pagina Instagram oltre a quella già presente su Facebook Noi due l’arte che ci unisce. Io e Laura restiamo a disposizione per spiegare nel dettaglio come partecipare alla nostra prossima mostra. Scoprendo, anzi ribadendo anche in quest’occasione, quanto sia terapeutico uscire dalla propria zona comfort artistica. Provando ad esplorare nuovi modi e tecniche diverse di fare arte. L’anno prossimo dopo quest’iniziativa – conclude Paolo Tuzza – vorrei anche pubblicare un libro per bambini”.


