Arte dimenticata
|Cent’anni fa nasceva Gianfranco Rontani, genio dimenticato. Appello per riportare a Lucca il suo ‘Inferno’
È morto in ristrettezze economiche nel 2018. L’opera grandiosa è composta da 34 tele di due metri per 1,60 ed è custodita a Latiano
Ricorre quest’anno il primo centenario dalla nascita del noto artista lucchese Gianfranco Rontani. Il 30 gennaio 1926 avrebbe spento infatti le cento candeline.

Considerato dalla critica e da esimie personalità dei suoi anni, non solo come uno dei maggiori pittori lucchesi ma come uno dei più grandi artisti della pittura contemporanea italiana del tempo. Riscuotendo forti consensi e apprezzamenti in Italia e all’estero. Conosciuto come il “pittore delle donne” perché più di tutto, con un tratto personale amava ritrarre figure femminili, è stato anche nominato cavaliere della Repubblica nel 1988 per meriti artistici e culturali dall’allora presidente Francesco Cossiga.

Nel suo percorso frequenta l’istituto d’arte Passaglia dove consegue il diploma di maestro d’arte nel 1947. Le sue mostre realizzate a centinaia, sono state fatte nelle più prestigiose gallerie italiane, europee e mondiali. La sua opera è stata presentata da diversi studiosi come un nuovo concetto di pittura definito l’anello mancante poiché unisce la pittura figurativa a quella astratta.

Abbiamo avuto modo di fare una piacevole chiacchierata con Laura Scagnellato e Flavia Garavelli, nipoti di Rontani che era loro zio. Entrambe sono cognate, titolari e socie dello storico negozio Intimo Comparini di Corso Garibaldi dove siamo andati a far loro visita. L’incontro è stato importante soprattutto per rendere un doveroso omaggio ad un grande pittore e a un lucchese che ha dato lustro e fatto conoscere Lucca nel mondo.

Nonostante l’oblio degli ultimi anni della sua vita su cui purtroppo è caduto un inspiegabile velo, dopo che Rontani cadde in disgrazia per una malattia e ristrettezze economiche poco prima della sua morte avvenuta il 9 agosto 2018. “Nostro zio – raccontano Laura Scagnellato e Flavia Garavelli – nacque il 30 gennaio 1926. Di grande abilità, smisurata fantasia, sfavillante e delicata tavolozza, ha apportato novità nel campo artistico con la sua arte. Personalità artistica poliedrica che riusciva a rompere gli schemi, ha lasciato una impronta incancellabile nella pittura italiana del Novecento. Dando anche il via nel 1950 al movimento innovativo Nuova Figurazione. La sua mostra personale inaugurata a Prato nel 1962 alla Galleria d’arte Falsetti dove ottenne un notevole successo, è stata la prima in 56 anni nel mondo dell’arte nelle principali città italiane e estere. Da quel momento ha esposto in Italia e all’estero, partecipando a diverse mostre collettive, premi ed aste”.
Le due nipoti di Rontani ricordano a questo punto le particolarità più importanti del suo percorso artistico. “Nostro zio Gianfranco – mettono in luce – nella sua vita ha dato vita a quadri eccellenti. Alla sua morte, la casa di Segromigno in Piano appariva come un museo. Indimenticabili anche i suoi studi d’arte lucchesi in via santa Chiara e soprattutto in via Fillungo vicino alla Torre delle Ore o nelle diverse città, anche fuori Italia, dove ha vissuto negli anni. Considerevoli sono inoltre altre sue opere tra le quali una grande tela posta sull’altare della chiesa di San Lazzaro a San Concordio. Rappresenta il ritorno alla vita del santo. L’opera intitolata Gesù risorge in presenza di Maria sua madre venne donata durante la visita della diocesi per il Giubileo al Papa. Rontani quindi risulta il primo pittore al mondo che ha raffigurato la risurrezione di Gesù davanti a sua madre Maria. Intuizione religiosa unica ed originale. Anche un altro dipinto dal titolo Lasciate che i bambini vengano a me di 4 per 3 metri, venne donato nel settembre 1989 a San Giovanni Paolo Secondo, in occasione della sua visita pastorale da papa a Lucca”.
“Notevole – proseguono – anche il ciclo di opere che lo hanno impegnato per due anni, raccolte sotto il titolo Memorie di Carnevale presentato a Viareggio nel 1992 al Palazzo dei Congressi Principe di Piemonte per il Carnevale europeo della Fondazione Europea Città del Carnevale. Tra lo sfilare di tante raffigurazioni sospese fra sacro e profano, di nature morte, di luminosi fiori, lucenti peperoni o di splendide figure femminili arricchite di vaporosi drappeggi – aggiungono – zio è stato grande maestro. Come non avere negli occhi anche i suoi quadri su Portofino che raffigurava in una continua ricerca evolutiva”.
A Lucca la sua città che Rontani amava tanto purtroppo non riuscì a ottenere i giusti riconoscimenti della sua arte. “Nostro zio – raccontano Laura Scagnellato e Flavia Garavelli – per ben quattro anni dedicò il suo tempo nel suo studio d’arte di via Fillungo a realizzare l’opera grandiosa di 34 tele di due metri per uno e sessanta in ben 108 metri quadri ritraente i canti dell’Inferno della Divina Commedia del sommo poeta Dante Alighieri. Zio Gianfranco tralasciò nel frattempo il lavoro giornaliero principale che poi era quello che lo faceva andare avanti. L’Inferno fu esposto per la prima volta fra l’1 maggio e il 5 ottobre nel 1980 a cura del Comune di Lucca nella chiesa di San Cristoforo. La mostra fu visitata da più di 86000 visitatori. Ripresentato in città anche nel 1985, l’Inferno ha girato anche per diverse città d’Italia e d’Europa”.

L’opera è considerata dalla critica la più imponente opera ad olio su tela dipinta in Europa con soggetti danteschi nel secolo scorso. “Nel 1986 – proseguono le nipoti di Rontani – quando fu presentata a Milano, il Comune di Milano assegnò a nostro zio il prestigioso Ambrogino d’argento. La stessa opera è stata ridisegnata in scala su pietra ottenendo 34 litografie originali colorate a mano dall’autore. Fra tutto, è stata vista da più di 300mila persone. Le 34 tele che illustrano l’Inferno di Dante Alighieri sono nate, come raccontava nostra zia Sara Brischetto, dopo anni di riflessioni, di lavoro e di sacrifici. Zio avrebbe voluto anche proseguire dipingendo il Purgatorio e il Paradiso. Pronti tutti i bozzetti. Nell’Inferno ci sono personaggi le cui fattezze ricordano mio papà, mio fratello, mia cugina, amici, addirittura l’ex sindaco Mauro Favilla.Sarebbe importante e doveroso restituire alla città la sua opera”.

A questo punto, le due nipoti ci fanno un’importante rivelazione. “Noi – dice la nipote Laura – abbiamo scritto recentemente una email al sindaco Mario Pardini per chiedergli un appuntamento per riceverci. Con la speranza di un suo aiuto per recuperare le tele che sono ancora nel Comune di Latiano in provincia di Brindisi dove in occasione delle celebrazioni dei 750 anni della nascita di Dante Alighieri, nostro zio aveva organizzato nel 2016 la mostra pittorica dal titolo L’Inferno di Dante. Ci è stata inviata infatti a fine gennaio dall’attuale amministrazione pugliese di Latiano, una lettera in cui ci viene intimato di riprenderci entro un mese le tele di nostro zio ancora presenti in un magazzino del comune brindisino. Noi – rivelano – come parenti non le possiamo recuperare soprattutto perché non abbiamo accettato l’eredità ormai quasi inesistente e forse compromessa da problemi economici e debiti, dopo la morte anche quattro anni fa di nostra zia Sara. Bisognerebbe fosse il Comune di Lucca che presentò a suo tempo anche la mostra delle opere o altro ente locale come i Lions cui nostro zio faceva parte a muoversi”.

“Abbiamo – proseguono – già chiesto nel tempo aiuto al Comune di Lucca senza riceverlo. Vorremmo riportare a Lucca e salvare l’Inferno di nostro zio. Un’esposizione che per il grande successo ed apprezzamenti fu esposta anche in Svizzera. Nel Nord Italia soprattutto a Milano ma anche a Roma ed in diverse città europee come Lugano dove aveva anche una casa e lo studio, nostro zio è stato molto apprezzato. Negli anni in cui ha vissuto a Milano ha venduto tantissime opere”.
A questo punto ci soffermiamo sugli ultimi anni sfortunati di vita di Rontani. Oltre alla malattia anche la sfortuna di lavori effettuati su commissione da persone che poi non mantennero la parola data al momento del pagamento. Non possiamo non pensare come sia vero il detto Nemo propheta in patria. Ovvero la solita storia di un grande artista poco considerato nella sua città d’origine. Un’artista per decenni sulla breccia in campo artistico, molto quotato e conosciuto in Italia e all’estero.
Di Rontani, ricordiamo ancora come insigni personalità della cultura e dell’arte hanno affermato il suo inserimento fra i grandi della pittura italiana contemporanea. “Avrebbe – dicono con amarezza le nipoti – potuto avere molto più successo. Lui era una persona dal punto di vista lavorativo e artistico di assoluto valore ma non era molto scaltro. Sennò poteva forse arrivare più in alto a livello economico o farsi valere di più. Perché lui a Milano era apprezzato ed aveva lo studio in Svizzera, a Lugano. Conosciuto anche in altre città europee e non solo. A Lucca però traeva la maggiore ispirazione per maturare le sue tematiche e non voleva perdere il contatto con la sua città. Fra l’altro, ad un certo punto della sua vita preferì lasciare Milano dove lui e nostra zia Sara stavano molto bene e rientrare a Lucca. A Lucca l’ultimo atto d’amore è stato nel 2014 a palazzo Guinigi con una mostra dal titolo Il pittore delle donne – tra sacro e profano, metafisica e realtà. Poi purtroppo Rontani cadde sempre più in disgrazia con l’arrivo anche della vecchiaia sempre più accentuata.

“Fu rivolto – ricordano Flavia Garavelli e Laura Scagnellato – pochi mesi prima della scomparsa anche un appello all’allora sindaco di Lucca Alessandro Tambellini perché gli conferisse un vitalizio economico anche a tutela e sistemazione delle sue opere vero e proprio patrimonio lucchese. Un modo che avrebbe garantito a lui e a nostra zia scomparsa nel 2022, poetessa anche lei famosa, sicurezza e serenità negli ultimi anni. Senza purtroppo riuscirci”.
A questo punto Flavia Garavelli e Laura Scagnellato lanciano un appello finale. “Noi non vogliamo niente a livello economico. Ci dispiace l’ingiusto e inspiegabile oblio sulla figura e sul prezioso patrimonio di nostro zio. Lanciamo un appello urgente al Comune di Lucca o a altre amministrazioni o enti locali a cui anche abbiamo già provato a rivolgerci per recuperare l’opera di nostro zio. Noi vorremo che l’opera tornasse a casa. Proprio come voleva nostro zio Gianfranco. Lui ci si è quasi rovinato a farla. Noi siamo convinte che in tanti si ricordano di Gianfranco Rontani che ha lasciato una traccia molto importante nell’arte del ventesimo secolo. In occasione del centenario e di quello che nostro zio è stato, molto apprezzato, anche al di fuori di Lucca – concludono – in memoria sua sarebbe bello anche che il suo Inferno fosse messo visibile con una mostra o in un’esposizione permanente in qualche luogo significativo. Anche magari fosse fruibile per gli studenti delle scuole”.



