L'esposizione
|Le voci dimenticate delle donne lucchesi per la mostra ‘Il Colore della Cenere’ di Nicoletta Cerasomma
Oggi (4 aprile) alle 17 nella chiesa di Santa Caterina l’inaugurazione del progetto fra diomensione pubblica e personale
Oggi (4 aprile) alle 17 nella chiesa di Santa Caterina (via del Crocifisso 1) si inaugura la mostra fotografica Il Colore della Cenere a cura della fotografa Nicoletta Cerasomma.

La mostra rimarrà visitabile il 5 e 6 aprile e dal 10 al 12 aprile dalle 11 alle 20. Il Colore della Cenere è una mostra fotografica che – come ci ha ricordato la stessa fotografa e curatrice Cerasomma – nasce da una domanda semplice. “Quante donne di Lucca abbiamo dimenticato? Il progetto racconta figure reali. Nobili, sante, poetesse, streghe, presenze anonime che la storia ha silenziato, cancellato o ridotto a leggenda. Elisa Bonaparte, Maria Luisa di Borbone, Lucrezia Buonvisi, Teresa Bandettini, Ilaria del Carretto, Santa Zita, Lucida Mansi. Donne che hanno camminato per le strade lucchesi e hanno lasciato un segno profondo. E che il tempo ha provato a rendere invisibili. Insieme a loro streghe, fantasmi, figure senza nome dalle colline della Garfagnana. Ogni nome è ancora lì. Chiede solo di essere visto”.
Le circa 60 immagini esposte sono costruite su stampe Polaroid sovrapposte a materiali d’archivio. Vogliono restituire visibilità a delle presenze che il tempo ha provato a rendere invisibili. “Cartoline d’epoca, frammenti di documenti, stoffe di seta, sigilli di cera, fiori secchi – rivela Nicoletta Cerasomma – racchiusi in buste di plastica trasparente che diventano reliquiari contemporanei. I materiali non sono casuali. L’oro segna le ferite. La plastica preserva ciò che la storia ha cercato di scartare. Infine il fondo nero inghiotte la grandezza che queste donne portavano dentro di sé e che il tempo ha voluto oscurare”.
Ma il progetto ha anche una dimensione personale. “Appaio due volte nel lavoro – mette in luce Cerasomma – non come autrice, ma come testimone e voce. Ho conosciuto anch’io la difficoltà di far ascoltare la mia voce, di esistere in un mondo che tende a guardare altrove. Perché la cancellazione non è solo una questione storica. Accade ancora oggi, in forme diverse. Queste donne straordinarie non appartengono ai margini della storia. Cancellarle è stato un errore del passato. I loro nomi non sono note a piè di pagina. Portano dentro di sé la forza di una città che ha saputo – conclude con emozione Nicoletta Cerasomma – restare libera”.










