La decisione
|Beatrice Venezi non dirigerà l’orchestra della Fenice. La Fondazione: “Interrotta ogni futura collaborazione”
Tutto nasce da una intervista a un giornale argentino: “Parole offensive e lesive del valore artistico e professionale dell’istituzione”
La direttrice d’orchestra lucchese Beatrice Venezi non dirigera l’orchestra del Teatro La Fenice.
La Fondazione Teatro La Fenice di Venezia ha formalmente comunicato l’annullamento di ogni futura collaborazione con la direttrice d’orchestra, che avrebbe dovuto assumere la direzione artistica del teatro per il quadriennio 2026-2030.
La decisione, ufficializzata dal sovrintendente Nicola Colabianchi oggi (26 aprile) è giunta in risposta a un’intervista rilasciata da Venezi al quotidiano argentino La Nación il 23 aprile scorso. Nelle dichiarazioni incriminate, la direttrice aveva sostenuto di non avere “padrini” e di non provenire da una famiglia di musicisti, accusando esplicitamente l’orchestra della Fenice di essere un ambiente dove le posizioni lavorative vengono trasmesse “praticamente di padre in figlio”.
Il contesto della rottura
Le affermazioni di Venezi hanno suscitato una durissima reazione da parte delle rappresentanze sindacali (Rsu) del teatro e della stessa Fondazione. La nota ufficiale del teatro definisce le parole della musicista “reiterate e gravi”, giudicandole “offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione e della sua orchestra”. Secondo la Fondazione, tali giudizi sono incompatibili con i principi di rispetto dovuti ai professori d’orchestra e con il clima di collaborazione necessaria in un’istituzione culturale d’eccellenza.
Il clima di tensione
Il rapporto tra Beatrice Venezi e la compagine orchestrale veneziana era già caratterizzato da forti tensioni sin dall’annuncio della sua nomina, avvenuto nel settembre 2025. In quell’occasione, gran parte dell’orchestra e del coro aveva espresso un netto dissenso, arrivando allo stato di agitazione. I lavoratori avevano contestato non solo il curriculum della direttrice, ritenuto non all’altezza del prestigio internazionale del teatro, ma anche una presunta mancanza di trasparenza nelle procedure di selezione.
Dal canto suo, nelle interviste rilasciate durante la bufera, Venezi aveva sostenuto di essere vittima di resistenze interne dovute alla volontà di “rinnovare” un teatro ancorato a vecchie abitudini e, a suo dire, ostaggio di logiche sindacali, definendo le proteste come una paura del cambiamento.
L’epilogo di questa vicenda segna ora l’interruzione definitiva del percorso che avrebbe dovuto vederla alla guida artistica del tempio della musica veneziana.


