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Successo in San Cristoforo per la mostra ‘Hortus conclusus: oltre il giardino dell’anima’

La pittrice Gudrun Schmidt parla dell’esposizione appena conclusa: “Il mio giardino un posto per parlare con sé stessi e prendere tempo”

Non sempre è scontato lasciarsi avvolgere dal fascino dell’arte anche a livello mentale. Soprattutto quando l’allestimento è diverso dall’ordinario. Ma quando si crea vera empatia e connessione avverti interamente la preziosità e la gratitudine per quello che stai vedendo e meditando.

Si è conclusa nella chiesa di San Cristoforo (via Fillungo, 6), la collettiva d’arte Hortus conclusus: oltre il giardino dell’anima. Ce ne ha parlato con grande interesse avvertito durante la nostra visita, una delle due autrici. Si tratta della pittrice Gudrun Schmidt.

“Tante persone – dice con emozione – sono già venute a visitarla. Alcune volte nella chiesa di San Cristoforo c’è un artista ospite invitato. Ma non sempre un’esposizione è stata pensata intrecciata come questa mostra che ho pensato e realizzato con la mia amica Genni Tommasi. Lo si può notare anche nella posizione delle opere esposte. Genni è una valida artista di fiber arts con 5 lavori diversi e molto espansivi che presenta”.

Ricordiamo che Genni Tommasi è da esattamente 20 anni nel mondo della tessitura. Con anche solide radici musicali che saranno importanti nelle successive opere di fiber art, per il suo tratto caratteristico artistico. “Una mostra che parla in maniera diversa – rivela Gudrun Schmidt – rispetto magari anche ad altre opere che nella chiesa di San Cristoforo si vedono di solito. Io ho notato che alcune persone hanno un po’ di difficoltà ancora ad abbracciare questo. In Italia è nuovo, come in Toscana e in città. Devo ancora imparare a vedere come si rapportano le persone a questa mostra. Alcune persone la amano mentre altre la devono capire. Penso sia fantastico quello che ha portato a Lucca. A Londra per esempio ci sono anche lavori esposti come i nostri. Sono sicura che arriveranno anche in Italia esposizioni così. Alla Fondazione Valentino a Roma per esempio”.

Schmidt e Tommasi hanno provato ad esporre elementi che hanno vari colori, movimenti. “In “Teatro delle piante” – mette in luce Gudrun Schmidt – gli attori principali sono le piante che danzano. Ci sono anche dei semi che nei miei lavori portano abbondanza se c’è condivisione e attività positiva. Caos, ombre, cerchi, labirinti, semi, melograni in forma tonda, fertilità, abbondanza, uccelli spettatori amichevoli. Ecco l’Hortus conclusus, il giardino dell’anima. I colori in genere adoperati nella quindicina di opere che abbiamo esposto sono vibranti. Un retaggio anche della mia vita in sette paesi diversi e tre continenti vissuti nel periodo lavorativo nel management medico. Asia e Medio Oriente soprattutto sono stati fondamentali”.

Si nota che c’è connessione anche nei lavori pittorici con i tessuti e chi li osserva. “Alcune sfumature o particolarità – rivela Gudrun Schmidt – le capisci meglio se li osservi da vicino. Serve anche del tempo per capire meglio le mie opere. Questa mostra è sviluppo. La gente che mi conosce meglio mi ha detto per esempio che un quadro che ho fatto potrebbe essere il primo mentre altri sono gli ultimi. Perché tutti sono fatti in modo particolare”. Gudrun Schmidt ci fa anche un’importante rivelazione su una persona che dal suo arrivo a Lucca è stata fondamentale nel suo percorso artistico. “Io sono amica e stimo tantissimo l’artista Gianfalco Masini. Ho sette suoi lavori con me. Quando anni fa sono arrivata a Lucca ho visto un quadro di lui in una vetrina di una stamperia che oggi non esiste più. Ho comprato quel quadro e l’ho ancora con me. Questo – rivela – prima di conoscere l’uomo. C’è veramente un mondo di fantasia, colore ed emozione nell’arte di Gianfalco. E questo per me anche nella sua ultima retrospettiva che ha tenuto al Palazzo delle Esposizioni in occasione rispettivamente dei suoi 80 anni e dei 50 nell’arte. Quando si usciva da quella location, la gente penso è andata via con un sentimento positivo. Perché la sua vista sul mondo può talvolta sembrare un po’ ironica o cinica ma generalmente positiva”.

Nei lavori di Gudrun Schmidt si nota quanto ci sia di sviluppo rispetto alle volte precedenti che l’artista era in mostra. E soprattutto quanto la sua ricerca sia costante e sappia rigenerarsi, proponendo anche frutti nuovi. “I miei animali sono positivi in un mondo un po’ impegnativo. Il tema floreale un po’ in tutti è evidente. Propongo il giardino di notte con mondi diversi anche nella mente. Il flusso della vita, come le cose che si sviluppano non vanno sottovalutati. Nonostante sia una persona positiva ho cercato di dare comunque un mio contributo alla tematica protagonista della collettiva d’arte Antropocene attualmente in corso al Real Collegio. Ho in esposizione anche lì una mia opera sul rapporto tra l’uomo e l’ambiente e le conseguenze del riscaldamento globale”.

Il giardino dell’anima non è però solo pace e bellezza per l’artista. “C’è anche un po’ di selvaggio e di movimento – dice l’artista. Ci deve essere un’affermazione personale, un incontro. Il mio giardino è più che un luogo fisico. Diventa un posto per parlare con sé stessi, prendere tempo. Quasi intimo. L’emozione più dolce, un’esclusione di abbondanza. Anche due tipi di giardino vediamo – mette in luce Schmidt – in corrispondenza di questa mostra. Uno più dolce mentre altro geometrico ed accogliente. Bisogna saper accettare quindi quella che è la strada giusta”.

Schmidt è soddisfatta dei risultati finora raggiunti dalla mostra. “Ci sono veramente tantissime persone che si fermano davanti i lavori miei e di Genni. Lo fanno spesso per del tempo e cercano di capire quello che vedono. Questo è veramente molto bello. La visuale sulla nostra pittura e tessitura avvolge ciascuno dei presenti”.