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Al Grand Hotel Guinigi espone Marina Paternò con ‘La forza della materia, la delicatezza del fiore’

L’artista ospite fino all’1 agosto: “La mia pittura trasforma il soggetto floreale in una potente esperienza visiva ed emozionale”

Si può visitare da mercoledì (1 luglio) al Grand Hotel Guinigi, dopo già un buon successo di visite ed apprezzamenti, la mostra dal titolo La forza della materia, la delicatezza del fiore.

Marina Paternò

In esposizione fino al 1 agosto i dipinti di Marina Paternò. La personale della pittrice rientra nel percorso d’arte a cura dell’associazione Promo-Terr che propone all’interno dell’albergo 24 ore visite ad ingresso libero anche ai molti clienti ed aziende che giornalmente frequentano l’hotel. Iniziando un vero tour artistico che partendo dalla hall guida il visitatore alla scoperta, piano per piano, delle opere esposte. Il tutto in collaborazione con la famiglia Luvisi proprietaria dell’hotel. Abbiamo avuto il piacere di incontrare Marina Paternò durante l’allestimento della sua mostra. L’occasione è stata propizia per scambiare con lei una piacevole chiacchierata e scoprire particolarità interessanti del suo percorso di artista e delle sue opere.

Marina Paternò

“La mia pittura – dice l’artista – trasforma il soggetto floreale rappresentato sulla tela in una potente esperienza visiva ed emozionale. I fiori si allontanano da ogni intento puramente decorativo per diventare presenze vive, intense e vibranti. Nello specifico io espongo un paio di dipinti per piano. Dai piani superiori fino alla hall. Rappresento – mette in luce – il tema floreale non in senso botanico ma espressivo come pittura. Anche emotiva”.

Marina Paternò

Nelle opere di Marina Paternò è molto evidente l’aspetto materico. “Attraverso la materia che dipingo anche su più spessori e strati – rivela Paternò – incanalo anche l’energia. Il mio è come un invito allo spettatore a percorrere ogni dettaglio della tela. Il colore crea un dialogo continuo tra luce e materia mentre le corolle sembrano emergere dalla superficie con una forza quasi scultorea. Ogni dipinto racconta la vitalità della natura, la sua fragilità e, al tempo stesso, la sua inesauribile capacità di rigenerarsi. La materia diventa protagonista dell’opera. Crea ritmo, profondità e movimento e non è un semplice supporto del colore. Il fiore – prosegue – è metafora della condizione umana, della memoria e del tempo”.

Marina Paternò

La mostra al Grand hotel Guinigi invita anche il pubblico a rallentare lo sguardo. Lasciandosi coinvolgere dalla densità delle superfici pittoriche e dalla forza espressiva di una natura interpretata non come rappresentazione fedele ma come emozione, energia e trasformazione. Una bellezza dirompente e naturale che esalta la natura. “Verso la fine del mese di luglio, probabilmente sabato 25 – annuncia Marina Paternò – ci sarà anche un incontro inerente al tema della mostra. Nei miei quadri – conclude – non cerco il fiore perfetto ma l’emozione”.

Marina Paternò

Negli anni il percorso artistico ha sempre fatto parte della vita di Marina Paternò. “L’ho sempre coltivato. Alle elementari da piccola avevo un’attrazione verso il disegno. In matematica però non riuscivo a risolvere i problemi. Una supplente fu molto geniale. Mi fece rappresentare i problemi attraverso la forma di vignette. Diventai così la prima a risolverli. Fu un primo imprinting fondamentale anche per una visione diversa delle cose”.

Paternò ci ricorda che come tecnica, dopo l’olio, sia passata all’acrilico. “Risponde bene al bisogno personale di imprimere il mio atto creativo, emotivo. Al di là di una figura c’è una sfera interiore. Spero che i miei quadri trasmettano benessere, serenità, resilienza. Un po’ – prosegue – come la metafora del tunnel. Se non riesci ad uscirne, arredalo. Ecco io mi ci trovo in questa immagine del tunnel arredato. E mi fa stare molto bene quando dipingo. Così proprio allora sono in un mondo in pace con me stessa. La creatività e il pensiero creativo – aggiunge l’artista – lo dobbiamo coltivare tutti perché ciascuno di noi può trovare così la sua strada. Tu crei, lasci un’impronta adeguata che a sua volta produce benessere. Un circolo virtuoso di benessere condiviso che crea un feedback positivo. Io cerco nella mia vita di aiutare le persone. Voglio farle stare bene”.

Poi l’artista ci ricorda il suo legame con la città di Carrara dove vive. “Mia madre era del Piemonte del Lago Maggiore a Cannobio dove anche io sono nata. Mio padre pugliese. Avevano trovato una città equidistante dalla Puglia e dal Piemonte che era per l’appunto Carrara. Una città dove anch’io nel tempo ho vissuto eventi artistici e tempi bellissimi”.

Marina Paternò poi ci ricorda un episodio a cui si sente particolarmente legata che le ha donato una grande soddisfazione. “Un mio quadro è arrivato fino alla nave Palinuro. Ovvero la nave scuola della Marina Militare Italiana. Ai sottoufficiali, marinari e al direttore della Palinuro, ho spiegato il mio quadro Mare Nostrum. Esperienza bellissima – dice con emozione – il mio quadro trasmetteva anche in quel luogo un messaggio di condivisione. Con un orizzonte infinito che quelle persone a cui l’ho presentato, vedono tutti i giorni. Nel mio quadro in blu di prussia, si notano bene le sfumature del mare e del cielo”.

Marina Paternò