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Don Cerri tuona: “La Luminara non è una passerella e i fuochi d’artificio non servono al Volto Santo”

L’appello alla città del rettore di San Giusto: “Per una volta destiniamo alle famiglie in difficoltà i soldi dello spettacolo pirotecnico”

Una festa di Santa Croce che non si limiti a ripetere gesti e tradizioni, ma sappia interrogare la Chiesa e la città sul proprio modo di vivere. È l’invito di don Franco Cerri, sacerdote e rettore della chiesa di San Giusto, che alla vigilia delle celebrazioni richiama Lucca al significato più profondo del Volto Santo, tornato a risplendere dopo il restauro.

Don Franco Cerri

“Quest’anno, nella Chiesa e nella città di Lucca, ci attende una festa speciale per la Santa Croce. Abbiamo la gioia di avere e contemplare il ‘nuovo’ Volto Santo, da secoli una stupenda immagine del Cristo crocefisso e risorto. Un’immagine che, dopo il restauro, risplende di nuovo in mezzo a noi. Un’immagine, rimessa a nuovo, riportata al suo stato originale. Un vero invito alla Chiesa a svecchiarsi e e a tornare all’originalità del Vangelo, ma è anche un invito alla città a ripensare al suo modo di essere”.

“Viene donata – dice don Cerri – una nuova opportunità per chiedersi dove andiamo, perché viviamo, come viviamo. Non basta avere un’immagine di Cristo, se la vita di una Chiesa, di una città, si risveglia soltanto o quasi per una festa, per non rischiare di cadere nella banalità, nel mordi e fuggi“.

“Le celebrazioni della Chiesa non sono semplicemente tradizioni da ricordare. È invece importante vivere anche in modo nuovo la festa della Santa Croce, a partire dalla partecipazione alla processione della Luminara. È l’omaggio di tutta la città al Volto Santo e deve essere bello, il che non vuol dire spettacolare. Un momento di preghiera, evitando, come è avvenuto tante volte in passato, che si trasformi in una specie di fiera o in in una passerella ‘olimpica’. Troppe volte si è notata più distrazione che preghiera. È da sperare – continua don Cerri – che non si ripetano più certi atteggiamenti durante la processione, anche da parte degli stessi partecipanti, non soltanto da quanti fanno più o meno da spettatori: gente che chiacchiera, che mangiucchia e così via, anziché pregare e cantare”.

“È interessante anche la partecipazione della cittadinanza con la presenza delle autorità. È un segno di attenzione e di collaborazione per il bene di tutti e di rispetto per una comunità cristiana, che è parte integrante della vita civile. È sempre bella la Luminara – dice don Cerri – segno della luce che viene dal volto di Cristo e segno di una Chiesa e della città, che insieme cercano di rendere bella e vivibile la vita di tutti”.

“I fuochi d’artificio sono il botto finale. Cosa piacevole, certamente e che affascina moltissime persone. Mi domando, però, se in un tempo di crisi come questo, che sta tartassando molte famiglie anche nel nostro territorio, sia ancora opportuno mandare tanti soldi in fumo. Oltre al fatto che né il Volto Santo, né la Madonna e i Santi Patroni hanno bisogno di fuochi d’artificio per essere onorati. Vogliono vedere ben altre cose, la carità, la giustizia e la pace”.

“E, se almeno per una volta, il denaro speso nei fuochi, fosse destinato alle famiglie che sono in difficoltà nel nostro territorio? Questo, sì, sarebbe un gran botto. Utopia? Può darsi, ma io ci credo”, conclude don Franco Cerri.