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Poesia ad asciugare: sorpresa al San Regolo

stendiversomioE anche Lucca, in questi giorni, è stata accarezzata dal tocco delicato della poesia di strada. Versi stesi al vento, lungo la rampa San Regolo, stampati su cartoncini colorati ritagliati seguendo le sagome di indumenti. È bastato un filo, sospeso tra un albero e un lampione, un po' di colore e l'avere qualcosa da dire per valorizzare, con gentilezza, un tratto di centro storico – peraltro piuttosto frequentato anche dai turisti diretti al vicino orto botanico.

Avvicinandosi si possono leggere componimenti brevi, come “Diamoci del tu / e il noi / avrà finalmente risolto / il suo problema” oppure “Segni / sdruccioli e dittonghi / arricchiti / dagli accenti / dei tuoi sguardi”, rigorosamente anonimi. O meglio, su alcuni indumenti compaiono due iniziali in un logo, una S e una V, e come unica firma Lo Stendiversomio. Un po' di curiosità per fare qualche ricerca e il mistero è presto svelato: l'autore è Ma Rea, nome d'arte di Andrea Masiero. Uno che nella vita guida gli autobus di linea e che coltiva, più o meno segretamente, l'urgenza della poesia. E così dal 2013 ha dato vita a progetti – né invasivi né invadenti – di arredo urbano in versi tra le fermate dei pullman, ingressi di cantieri e spazi pubblici. Come la salita delle Mura urbane, a Lucca.
Si ispira in parte alle strategie di guerrilla marketing, in parte alla performance Women at work - Washing up di Maja Bajevic, che ha consacrato l'utilizzo dei panni stesi all'espessione artistica. Ma non vuole né assillare, né scandalizzare: l'intento di Andrea Masiero, che oggi ha 39 anni, è condividere. Quasi col rossore sulle guance. 
La parola 'stendiversomio', per ammissione dello stesso Ma Rea, vuole indicare la poesia errante e unisce 'stendibiancheria', 'versuro' (che nel dialetto veneto dell'autore, originario di Conselve, significa 'aratro') e 'verso'. Parole, queste ultime, che derivano entrambe dal latino 'vertere' (girare) e richiamano due movimenti simili: quello della penna del poeta che va a capo, e quello dell'aratro che procede per linee, svolte e ritorni paralleli. Il verso e l'aratro scavano: la coscienza il primo, la terra il secondo. Se qualche pensiero emerge, non rimane che lasciarlo al sole, ad asciugare, proprio come un calzino appeso al vento.


Ultima modifica ilSabato, 21 Luglio 2018 13:58

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