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Brinzi fa rivivere sulla scena il prof partigiano Del Bianco

Autobiografia Maco Brinzi foto Lorenzo BreschiSarà l'attore Marco Brinzi, con un monologo, a rievocare una figura rimasta scolpita nella storia contemporanea della città. Professore e partigiano, Carlo Del Bianco verrà ricordato lunedì (29 aprile), con un doppio spettacolo, la mattina per le scuole al Cred di via Sant’Andrea e la sera, alle 21, alla Casa del Boia per tutta la città.
L’appuntamento, a ingresso gratuito, sarà introdotto dal professore Luciano Luciani e rientra nel programma di iniziative LiberiTutti, promosso da Comune e Provincia di Lucca, Anpi, Istituto storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Lucca, Fiap e Atvl, per il 74esimo anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Carlo Del Bianco nasce a Lucca nel 1913, frequenta il liceo classico Machiavelli e risale proprio agli anni liceali la sua ostilità al regime fascista, condivisa con un gruppo di compagni di scuola e amici tra cui Nino Russo Perez, Arturo Paoli, Arrigo Giannini, Romeo Giovannini, Giulio Arrigo Benedetti e Guglielmo Petroni. Si laurea nel 1938 e ottiene diversi incarichi in alcune scuole lucchesi per poi approdare al liceo classico, dove ricopre la cattedra di storia e filosofia. Insieme ad altri amici crea un gruppo che spesso si ritrova a casa sua per discutere e riflettere sulle questioni di attualità e sul futuro e trasferisce così ai propri studenti l'amore per la libertà.
Il 26 luglio 1943 il giovane professore è tra gli organizzatori della manifestazione che percorre le vie della città per festeggiare la caduta del fascismo. Anello di congiunzione tra i vecchi e i nuovi antifascisti lucchesi, dopo l’8 settembre, Del Bianco sollecita i giovani di leva a organizzarsi per nascondere in Garfagnana le armi del distretto militare di Lucca. Il primo nucleo guidato dal docente antifascista muove da Lucca il 20 settembre e raggiunge Campaiana, sopra Corfino. Più tardi, rafforzato da altri giovani provenienti dal movimento studenti di Azione cattolica, di cui era responsabile don Arturo Paoli, arriva a contare 21 componenti: una piccola formazione partigiana, probabilmente la prima della provincia di Lucca. Intanto, la guardia nazionale repubblicana scopre l’esistenza della formazione, individua i nomi dei membri e inizia a interrogare e arrestare parenti e amici. All’interno del Cln si decide allora di allontanare da Lucca al più presto Carlo Del Bianco: Roberto Bartolozzi, operaio della Teti e partigiano comunista, destinato a cadere a sua volta nelle strade di Lucca alcuni mesi più tardi, lo accompagna a Firenze dove Del Bianco sale sul treno che deve portarlo a Venezia per incontrare il fidato amico e compagno di studi liceali Nino Russo Perez. Non lo trova e allora il docente lucchese riprende il treno per tornare indietro. Alla stazione di Padova irrompono nel vagone due Ss: temendo di essere scoperto, Del Bianco è costretto ad abbandonare il convoglio in corsa all’altezza di Rovigo. Un salto rovinoso che lo lascia gravemente ferito lungo i binari. Portato in ospedale, subisce l’amputazione di entrambe gli arti inferiori e muore alcuni giorni più tardi.
Una lapide lo ricorda, sulla parete della scalinata che porta al primo piano del Liceo classico di Lucca.
(Foto di Lorenzo Breschi)

Ultima modifica ilSabato, 27 Aprile 2019 21:31

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