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Sir Elton, cinquant'anni di carriera in una notte

 IMI0965Rocket Man dà un passaggio a Lucca fino allo spazio e ritorno per la sera d’addio alla musica live in Italia. Il baronetto Elton John viene incoronato sua maestà da 20mila spettatori, il commosso pubblico delle grandi occasioni, radunato in massa sugli spalti delle mura urbane. La sesta volta al Summer Festival, l’ultima in assoluto, è anche quella giusta per tributare alla popstar da oltre 300 milioni di dischi venduti nel mondo il giusto spazio: da piazza Napoleone all’ombra delle mura il passo è breve, ma i fan - arrivati da ogni angolo d’Italia e del mondo - raddoppiano.

Il Farewell yellow brick road tour, del resto, sa compiere questo ed altri pezzi di magia. Annunciato alla Gotham Hall di New York lo scorso gennaio, il lungo addio di Elton alla scena live è un mosaico di 300 concerti (subito sold out i primi 75, ndr) in giro per tutti e 5 i continenti del globo. La missione? Ripercorrere insieme al pubblico 50 anni di luminosa carriera. Dopo nord America ed Europa, il più longevo performer britannico sposterà la sua voce anche in Sud America, Asia ed Australia, dove - nel 2021 - culminerà questo lungo viaggio.
Anche a Lucca voce, video e immagini sul maxischermo racchiudono la sintesi di un trapezista dei sogni incessante, capace di mantenere sempre la sua proposta artistica in equilibrio: lo testimoniano i 38 dischi d’oro, i 40 album di platino e multi - platino ed i più di 50 brani finiti nella top 40 nel corso della sua ammirevole carriera. Abbastanza per nominarlo - certo anche grazie al suo impegno civile, sopra ogni cosa la lotta all’Aids con la sua fondazione - baronetto del Regno Unito. Abbastanza per fare di Candle in the wind il singolo più venduto di sempre, con 33 milioni di copie.
I fan sanno di essere parte di uno show irripetibile - nel vero senso del termine - e per questo davvero nessuno si è lasciato scoraggiare dal prezzo dei biglietti: si va dai 60 euro del prato ai 250 euro per le postazioni vip. Elton chiude qui con l’Italia: da tempo ha annunciato di avere avuto “una vita fortunata, che mi ha permesso di girare tutto il mondo”, ma adesso - a 72 anni suonati - è tempo di dedicarsi soltanto alla famiglia: in pole position verranno messi solo Elijah e Zachar, i due figli ottenuti con madre surrogata insieme al marito David Furnish.
Poi si entra nello show: l’incipit è la leggendaria Bennie and the jets, ripescata dal 1973, seguita da All the girls love Alice. Melodie che conquistano il pubblico, felice di farsi contagiare. Elton si alza in piedi dopo ogni pezzo, chiama da trascinatore autentico standing ovations in sequenza, attinge da un corroborante drink ad un palmo dal pianoforte e, soprattutto, suona il pianoforte e canta con una verve rimasta immacolata. Due ore senza fiato, per un percorso che si snoda tra successi come Border song, Tiny dancere Philadelphia freedom, fino al cult Rocket Man, il pezzo che ha segnato un’epoca, entrando a piedi uniti nel gotha delle canzoni più celebri a livello globale. Sir Elton tira fuori dal cilindro una versione prolungata, con uno sfondo spaziale e tanto di fuochi d’artificio proiettati alle sue spalle, scolpendo un momento da brividi per la folla. La canzone, peraltro, passa anche il nome alla pellicola uscita proprio quest’anno e che racconta la vita artistica e privata di Elton.
Il meteo incerto fin dalla mattina distribuisce una brezza sottile che scava tra la folla accorsa fin dalle prime ore del pomeriggio in centro. Il clima giusto per intonare Sorry seems to be the hardest word all’unisono, così come l’amatissima Candle in the wind, che materializza migliaia di cellulari pronti a squarciare il velo del buio, ondeggiando ritmicamente. La folla adesso si alza in piedi, scandendo ogni passaggio con applausi ritmati. Due ore e mezzo di concerto che scorrono via come vento tra le dita, attraverso le maglie di pezzi iconici come I’m still standing e Dont’ let the sun go down, fino alla sempre commovente Your song.
Davvero toccante anche l’intro a Believe, l’unico momento in cui l’artista si prende una pausa per parlare al pubblico: “Nel 1990 - racconta a cuore aperto - la mia vita non andava per niente bene. Odiavo chi ero, mi vergognavo di chi ero. Capii che qualcosa doveva cambiare, che avevo bisogno d’aiuto. Che dovevo fare qualcosa di più. Così, una sera, nella mia cucina di Londra, mi venne in mente l’idea di creare una fondazione per contrastare il diffondersi dell’Hiv. Non potevo immaginare che sarebbe diventata così grande e importante: nel 1992 non c’era alcuna speranza. Oggi non abbiamo ancora una cura, ma possiamo evitare che la gente muoia di Aids. Quello che dobbiamo fare, adesso - l’appello - è alzare la voce affinché le multinazionali del farmaco abbassino i prezzi a livello accessibili per tutti”.
Prima del finale la folla erompe: tutti in piedi, a ballare sotto al palco, senza più freni inibitori, con buona pace dei cordoni di sicurezza.
“Non tornerò - saluta il pubblico - perché per me adesso inizia un’altra vita. Ma voglio dire ancora una volta grazie a voi, che siete stati la costante di tutta la mia carriera: un pubblico meraviglioso. Grazie Italia, via amo”. Il commiato è Goodbye yellow brick road, la canzone che dà il nome al tour, tratta dall’omonimo album che diventò subito una pietra miliare per la sua personale carriera e per la storia collettiva della musica. L’album, un doppio lp, traeva liberamenre spunto dal Mago di Oz: voleva raccontare l’abbandono all’età dell’innocenza e della spensieratezza, per l’ingresso in fase più matura, fatta di responsabilità. Quelle che Elton John si prenderà totalmente verso i suoi figli e suo marito, alla fine del tour, dopo aver coccolato per mezzo secolo la sua immensa famiglia allargata.

Paolo Lazzari

Le foto di Andrea Simi

 

Ultima modifica ilLunedì, 08 Luglio 2019 14:22

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