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Una conferenza su Ugo Ojetti alla Fondazione Ragghianti

Felice Casorati Daphne 1928Il ruolo di Ugo Ojetti nella vita culturale italiana della prima metà del Novecento, a cura di Fabio Amico, è l’ultimo dei tre incontri del ciclo Lucca agli inizi del 900 in programma giovedì (10 aprile) alle 17,30 nella sala conferenze del Complesso Monumentale di San Micheletto e organizzato dalla Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti di Lucca. Volti ad indagare il contesto culturale e artistico lucchese del primo 900, le conferenze sono state organizzate a margine della mostra Umberto Prencipe e la Toscana Tra modernità e tradizione in programma presso la Fondazione fino al 22 Giugno 2014.

Fabio Amico si è laureato a Firenze nel 1998 con una tesi su Alberto Savinio, sotto la guida del Prof. Giuliano Ercoli. Ha proseguito gli studi conseguendo il Dottorato di ricerca con una tesi che ricostruisce la “Mostra della pittura italiana del Seicento e del Settecento a Palazzo Pitti nel 1922”, l’esposizione che Haskell definì la «più importante dell’intero ventesimo secolo», ideata e curata da Ugo Ojetti.
Nelle sue pubblicazioni si è occupato e si occupa principalmente di arte e critica della prima metà del Novecento.
Ugo Ojetti è stato un protagonista della vita culturale italiana della prima metà del Novecento, celebrato in vita come “il principe dei giornalisti italiani” e presto dimenticato dopo la morte.
Critico, collezionista, mecenate instancabile, era profondamente innamorato dell’arte antica e altrettanto interessato all’arte contemporanea; con molti artisti del suo tempo instaurò rapporti stretti e duraturi, fatti di scambi intensi e progetti intellettuali comuni, caratterizzati dalla volontà di conciliare il linguaggio e le istanze della modernità con l’eredità della tradizione, vista non come un peso di cui disfarsi ma come una risorsa inesauribile.
Ojetti riteneva che l’opera d’arte fosse la più importante manifestazione dell’individuo nella storia e pertanto attribuiva alla figura del critico una funzione fondamentale: “difendere e diffondere l’arte”, compito che egli assolse con grande dedizione, tutelando il patrimonio artistico e proponendo una critica d’arte intesa non a compiacere gli specialisti chiusi nella loro torre d’avorio, ma capace di farsi tramite fra l’artista e il pubblico.
La vastità di interessi e relazioni, le immense doti di organizzatore e divulgatore, l’ampio orizzonte culturale e l’indiscutibile ruolo avuto nelle istituzioni culturali italiane, fanno di Ojetti una figura cruciale di quegli anni, capace di dare un indirizzo e influenzare il gusto dell’epoca, su cui ancora occorre soffermarsi e riflettere per meglio comprendere la portata del suo contributo alla cultura italiana primonovecentesca. La partecipazione all’incontro è libero e gratuito. Per informazioni: 0583/467205 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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