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"Nulla è come appare", il libro di Morroni accende il dibattito sulla crisi

presentazione morroniNove dialoghi per spiegare le cause scatenanti della crisi e mettere a confronto le politiche economiche per trovare soluzioni eque ed efficaci: è il nuovo libro del professore lucchese Mario Morroni Nulla è come appare. Dialoghi sulle verità sommerse della crisi economica, presentato ieri sera (3 novembre) al Caffè letterario Lucca Libri. L’occasione è stata propizia per intavolare un dibattito interattivo con l’ampia platea, moderato dal giornalista Gianluca Testa e arricchito dal contributo del professore di economia dell’Università di Pisa, Mauro Sylos Labini.

“La crisi continua a colpire pesantemente le vite di tutti noi - ha osservato Morroni -: l’Italia ha perso un quarto della sua industria manifatturiera, quasi il 45% dei giovani sono disoccupati, il Pil ha subito un calo del 10% rispetto al periodo pre-crisi. Ho deciso di scrivere questo libro perché credevo fosse giusto che le persone prendessero coscienza della realtà per poter andare al di là della della cortina fumogena creata dal dibattito politico, perché capire serve per partecipare. La politica ha abdicato a tecnici ed economisti che di solito provengono dalle grandi banche e che lavorano in istituzioni chiave come il Fondo monetario Internazionale, la Commissione europea, la Troika. E’ necessario che i cittadini tornino ad essere protagonisti consapevoli della vita pubblica”. Il testo è suddiviso in nove dialoghi indipendenti, sebbene interconnessi: ognuno può individuare il proprio percorso di lettura, muoversi fra i capitoli liberamente, in base agli interessi personali. Nel libro si mettono a confronto il pensiero e le politiche neoliberiste, che hanno pervaso il dibattito economico europeo negli ultimi vent’anni, quello kenesiano e quello ambientalista, affrontando argomenti di grande attualità, dal welfare state all’euro, dal mito (da sfatare) dell’austerità espansiva al rapporto Stato-mercato, passando per il degrado ambientale e le politiche industriali. Il linguaggio è volutamente non specialistico, in modo da risultare accessibile ad un pubblico ampio, dagli studenti ai cittadini curiosi che abbiano interesse ad approcciarsi con spirito critico alle questioni socio-economiche che oggi dominano il dibattito politico nazionale ed internazionale. “Quando uno Stato è indebitato - ha evidenziato - si pensa subito a ridurre la spesa: in questo modo, però, si riduce il Pil e si entra in quel circolo vizioso che stiamo vivendo dai primi anni novanta con il ricorso all’austerità. I cittadini devono essere in grado di valutare se un certo intervento politico sia giusto, capire le cose al di là dell’apparenza”. Le verità sommerse da riportare in superficie non sono solo le menzogne messe in campo per spiegare e risolvere la crisi, ma i meccanismi stessi di funzionamento dell’economia che non sempre sono quelli che appaiono a prima vista. “Ci hanno fatto credere che il problema fosse il debito pubblico - ha affermato Morroni - ma non è vero: è il debito privato delle banche e della finanza, con l’esplosione della bolla speculativa e dei mutui subprime, ad aver subito un’impennata. Il debito pubblico in Italia è molto alto, ma quello giapponese, ad esempio, lo è molto di più. Il vero problema dell’Europa è la diversa capacità competitiva dei Paesi. Ripartire con la nostrane economia significa aumentare le importazioni e di conseguenza il deficit della bilancia dei pagamenti. Questa situazione è molto conveniente per i tedeschi, che presentano un surplus considerevole, ma non lo è assolutamente per i Paesi mediterranei che devono applicare l’austerità per combattere lo squilibrio delle bilance dei pagamenti. La Germania sta distruggendo l’Unione Europea a causa della sua incapacità di essere un leader in positivo: anziché un’unione di Stati fra loro solidali abbiamo un’unione in cui il più forte schiaccia il più debole”. Spazio anche al dibattito su un’eventuale uscita dall’euro e sugli scenari futuri. “Se rimaniamo nell’area euro- ha spiegato- andiamo incontro ad un declino economico sicuro e gravissimo, che ci porterà a rivestire una posizione marginale dal punto di vista politico ed economico. Uscirne è tuttavia pericoloso: non si sa come farlo e quali siano le conseguenze, che potrebbero essere molto pesanti. L’unica altra alternativa, utopistica, è che l’Europa cambi, che conti di più la politica, che cambino i trattati e che si riconosca che i mercati hanno vantaggi enormi ma anche grandi difetti e in fase di recessione non partono da soli, hanno bisogno di una scintilla. Fintantoché i Paesi saranno in concorrenza fra loro tutto questo sarà molto difficile”. In chiusura, Morroni ha suggerito una possibile strada per uscire dalla recessione e favorire una crescita sostenibile. “Dobbiamo pensare ad un diverso modello di sviluppo per tornare a crescere- ha concluso -: sostenere la produzione di servizi e beni che aumentino la qualità della vita, investire su istruzione e sanità. Le idee dei kenesiani degli anni Trenta potrebbero essere reinterpretate in chiave verde. Con la promozione di attività ad alta intensità di lavoro che aumentino il benessere dei cittadini e rispettino l’ambiente si possono aumentare Pil ed occupazione. I cittadini devono finalmente riappropriarsi della politica economica nell’interesse della maggioranza”.

Jasmine Cinquini

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