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Nardi a Renzi: “Mantenere l’Autorità di Bacino del Serchio”

“L’ipotesi di accorpare l’Autorità di bacino del Serchio a quella dell’Arno e successivamente inserirla nel distretto idrografico dell’Appennino Settentrionale, con conseguente eliminazione di autonomia del distretto del Serchio comporterebbe una significativa perdita di efficienza relativamente alla tutela del territorio e alla difesa del suolo, tema particolarmente attuale”. E’ quello che scrive il presidente dell’istituzione lucchese al premier Matteo Renzi, in una lettera in cui chiede una presa di posizione a tutela di un presidio che considera ineliminabile per il territorio (L’articolo: Verso la chiusura l’Autorità di Bacino del Serchio). 

“Già il vigente decreto legislativo 152 del 2006, mai attuato, aveva ridotto le quaranta Autorità di bacino a otto Autorità di distretto, mentre la proposta contenuta nel decreto legge, con la soppressione del distretto del Serchio come distretto autonomo pilota, ridurrà le Autorità di distretto a sette. Si osserverà però che mentre le sette Autorità di bacino nazionali coprivano un terzo dell’Italia, i sette distretti idrografici ottenuti con l’eliminazione dell’autonomia del distretto idrografico pilota del fiume Serchio coprono tutta l’Italia. Il bacino del Serchio, istituito con la legge 183 del 1989 sulla difesa del suolo, è compreso tra le Alpi Apuane e l’Appennino settentrionale, in un territorio tra i più piovosi e franosi in Italia e proprio per le sue particolari condizioni di dissesto idrogeologico, di rischio idraulico e di inquinamento delle acque, per la varietà dei caratteri fisiografici, geologici, tettonici e geomorfologici, assunse nel 1990 il carattere di bacino pilota, equiparato, sotto il profilo normativo e istituzionale, agli altri 6 bacini di rilievo nazionale. E ciò è stato confermato dal vigente decreto legislativo 152 del 2006 che ha previsto il distretto idrografico pilota del fiume Serchio. Oltre al piano di bacino, relativo all’assetto idrogeologico e al suo aggiornamento, l’Autorità di bacino ha garantito il rispetto delle direttive europee con il piano di gestione delle acque e con gli adempimenti per l’adozione del prossimo piano di gestione del rischio di alluvioni. Ma è specialmente per la sperimentazione, con particolare riguardo alle metodologie per la rappresentazione dei fenomeni idrogeologici, franosità e rischio idraulico- insiste Raffaello Nardi -, che l’Autorità di bacino del Serchio rappresenta un organismo di alta specializzazione, la cui presenza su un territorio fragile è indispensabile anche per il servizio svolto sia ai cittadini che ai Comuni e a tutti gli enti preposti alla difesa del suolo. La rete di monitoraggio idro-pluviometrica in tempo reale è infatti a disposizione di tutti tramite il sito web dell’ente, www.autorita.bacinoserchio.it, i tecnici dell’Autorità di bacino forniscono gratuitamente, tra l’altro, consulenza ai professionisti a ai privati nella redazione delle pratiche tramite, ad esempio, il rilascio di informazioni sulle quote dei battenti idrici previsti, sulla presenza o meno di rischi da frana. Infatti, l’espressione dei pareri sulla fattibilità di nuovi interventi edilizi nelle zone a rischio idrogeologico rappresenta uno strumento di tutela preventiva molto importante per la difesa del suolo a livello locale. Anche per tutti questi motivi, l’ipotesi di accorpare l’Autorità di bacino del Serchio a quella dell’Arno e successivamente inserirla nel distretto idrografico dell’Appennino Settentrionale, con conseguente eliminazione di autonomia del distretto del Serchio comporterebbe una significativa perdita di efficienza relativamente alla tutela del territorio e alla difesa del suolo, tema particolarmente attuale. Vorrei anche evidenziare che tale operazione sarebbe realizzata senza tenere presente che tutte le istituzioni locali già da tempo si sono espresse all’unanimità prendendo posizione a favore del mantenimento dell’autonomia del Distretto idrografico Pilota del Fiume Serchio. Inoltre, l’attuazione del decreto non comporterà un risparmio nella spesa del trattamento economico del personale, considerato che i dipendenti non saranno certo licenziati, bensì dispersi in altre amministrazioni e che l’edificio sede dell’ente a Lucca è demaniale”.

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