Carmine e Piazzale Verdi poli di attrazione della città

Si è parlato anche di Piazzale Verdi al terzo incontro della Casa della Città sul valore e il ruolo della città antica, in previsione del Piano Strutturale, svoltosi questa mattina (11 giugno) al Teatro del Giglio. Confermata la destinazione dell’area davanti alla biglietteria, che manterrà la funzione di parcheggio. Dopo che la giunta avrà votato la delibera di recesso potranno dunque partire i lavori per i nuovi stalli. Di prossima realizzazione anche un massiccio intervento di maquillage – come lo ha definito l’assessore all’urbanistica Serena Mammini – per migliorare l’immagine dell’area, uno dei biglietti da visita del turista che ha oltrepassato le Mura e si dirige nel cuore della città. Proseguono invece i lavori per verificare lo stato di salute degli alberi, al termine dei quali l’amministrazione comunicherà l’esito dei trattamenti avviati. All’ordine del giorno anche il Mercato del Carmine, fulcro della connettività cittadina. “Gli interventi di questa mattina di Bedini, Mungai e Giannini – spiega Mammini –, che hanno illustrato i restauri eseguiti a Lucca dal 2000 a oggi, hanno dimostrato che il centro storico, e in particolare uno dei suoi punti chiave come il Mercato del Carmine, devono tornare ad essere veramente vissuti. Il Mercato non deve perdere la sua specificità ma deve diventare anche altro, però senza troppi voli pindarici. Un’area mercatale non esclude infatti che possano esserci concerti, botteghe artigiane, spazi espositivi da utilizzare quando necessario”. È dunque prioritario ridistribuire le funzioni alle varie zone della città, e il centro storico deve ritrovare la propria. Secondo molti, Mammini compresa, affinché la città antica si possa mantenere vivace deve essere riconquistata come città di residenza.

“La zona est ha trovato una sua vocazione culturale e accademica – afferma Gilberto Bedini, coordinatore scientifico del Piano Strutturale -; la zona ovest è oggetto di interventi Piuss e presto troverà una sua identità; la zona sud, che già ospita sedi amministrative, dovrà ritrovare il suo rapporto con il quartiere di San Concordio e le ex officine Lenzi; la zona nord infine va riconnessa al fiume e ai percorsi naturalistici che da lì possono originarsi. Oggi deve essere riconquistata la città della residenza perché il centro storico rischia di diventare la città della pubblica amministrazione, degli studi, degli ospiti”. Hanno ripercorso gli ultimi interventi significativi nel centro storico l’ingegnere Antonella Giannini – che ha ricordato il recupero del complesso ex Galli Tassi, oggi cittadella della giustizia, all’Ostello per la Gioventù, passando per l’auditorium San Romano e il Museo del Fumetto – e il direttore tecnico della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca Franco Mungai, che ha illustrato gli interventi effettuati nella parte orientale della città, a partire dal recupero del complesso di San Francesco, restituito alla città nel luglio del 2013, ma anche la nuova biglietteria dell’Orto botanico, la Casermetta San Salvatore (ex canile) che diverrà a breve locale di appoggio per le attività sportive svolte sulla Mura urbane e la rifunzionalizzazione della cosiddetta ex Casa del Boia, accesso privilegiato alla passeggiata attraverso una passerella rialzata che abbatte le barriere architettoniche. Tuttavia quello che manca a Lucca secondo alcuni relatori, e che l’amministrazione, di concerto con le associazioni culturali del territorio, dice di voler sanare è un piano d’insieme, un progetto forte per valorizzare il centro storico. E’ di questo avviso Maria Teresa Filieri, direttore scientifico della Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti. “Lucca deve ritrovare la propria identità – afferma – e per farlo ha bisogno di un progetto chiaro e condiviso. Spetta al Comune mettersi intorno ad un tavolo con chi di dovere e decidere una strategia forte. Lucca ha valore nel suo complesso perché è strato storica, ed è questo ‘sistema città’ che noi dobbiamo identificare, recuperare e proporre per il futuro. Non servono a nulla i vari brand proposti finora come ‘Lucca città della musica, o di Puccini o delle Mura’. La nostra città è molto di più”. Non senza un velo di polemica Filieri segnala alcuni deficit dell’amministrazione nella promozione turistica e culturale. “A Firenze c’è una bellissima mostra su Jacopo Ligozzi – prosegue il direttore scientifico della fondazione – che ha lasciato a Lucca cinque quadri. Perché non abbiamo fatto un itinerario che li comprendesse? E perché ancora non è stato creato un biglietto integrato? Ci sono carenze anche sul piano della comunicazione che tuttavia stiamo iniziando a risolvere, basti pensare ai pannelli informativi in piazza S. Michele che i turisti hanno apprezzato molto per la chiarezza e l’incisività”. Dopo gli interventi il convegno si è concluso con una “conversazione” con i rappresentanti di fondazioni, associazioni di categoria, ordini e collegi professionali, associazioni culturali e ambientaliste, enti e organismi locali, moderata da Massimo Morisi, garante della comunicazione della Regione Toscana. Hanno preso la parola tra gli altri Alberto Varetti per richiamare l’attenzione sulla possibilità di mettere mano alle dimensioni della residenza nel centro storico, in modo da rendere le abitazioni più conformi alle esigenze degli attuali nuclei familiari. Guglielmo Sonnenfeld invece ha sottolineato che, come nel Cinquecento si resero necessarie le Mura per il mutato scenario di apertura al Mediterraneo, così oggi la crisi strutturale legata alla globalizzazione deve indurre un cambiamento di paradigma che parta dal riconoscimento della città storica come risorsa strategica. Barbara Rigamonti ha portato la sua esperienza di persona che ha scelto Lucca come città dove abitare da 15 anni, attratta dalla qualità del tessuto storico e paesaggistico. L’ingegnere Daniele Micheli, facendo notare come i professionisti e gli istituti di credito stanno abbandonando, per ragioni di convenienza, il centro storico, ha invitato ad intercettare questa tendenza per destinare quegli immobili a nuove residenze, progettate secondo standard attuali. Roberto Camisi (Cciaa di Lucca) ha rimarcato la necessità di attrarre residenza ma attraverso valutazioni ben ponderate dal Piano Strutturale. “L’urbanistica non è una scienza – ha detto Alessandro Tambellini – ma un modo per organizzare e conferire tendenze proprie a un territorio. La tanto declamata perfetta conservazione del centro storico di Lucca è una sciocchezza: sono molte le ferite che si possono rilevare, dalla lottizzazione di Villa Niemack a l’azzeramento del Rione Cittadella fino alla costruzione di via Beccheria che occlude la visuale verso San Michele. Il Carmine era in un recente passato centro di smistamento di riferimento per tutto il contado, per le vie del centro storico c’era un artigianato importante. Le funzioni sono cambiate un po’ alla volta. Le auto sono entrate un po’ alla volta. Oggi dobbiamo considerare che senza abitazione non c’è conservazione né vita, anche commerciale. La città è bella se vive di vita sua. Il turismo che vogliamo è quello lento, della qualità della passeggiata”. “Dobbiamo ricominciare a parlare della nostra città – ha concluso Mammini -, le risorse sono poche ma con il confronto e la collaborazione possiamo fare molto. Lucca ha molto da offrire e su più fronti”. Tra gli appuntamenti cittadini a breve termine, secondo Mammini richiamo per turisti e abitanti, anche la riapertura della chiesa barocca di Santa Caterina davanti all’ex manifattura tabacchi. 

 

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