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Il S. Luca c’è ma Asl e Sior vanno avanti col ricorso al Tar

Il nuovo ospedale c’è ed è attivo ormai da mesi ma resta ancora in piedi il ricorso al Tar, con il quale Asl e Sior chiedono l’annullamento della deliberazione del consiglio comunale del 25 settembre del 2008, con il quale la maggioranza allora guidata da Mauro Favilla formalizzò il suo no al monoblocco a San Filippo. E i danni. Fu una seduta molto animata e da cui si allontanarono, al momento del voto le minoranze, in particolare il gruppo del Pd, allora guidato da Alessandro Tambellini, oggi sindaco di Lucca. In quel consiglio comunale fu respinta la proposta di deliberazione che avrebbe introdotto una variante al piano strutturale per allineare lo strumento al regolamento urbanistico, modificato nel 2003 dall’ex giunta Fazzi, che aveva previsto la collocazione del monoblocco nel posto in cui oggi sorge in effetti il San Luca.

Con quell’atto, la maggioranza che sosteneva Favilla aveva voluto sottolineare la convinzione politica che il monoblocco non dovesse essere realizzato in quei terreni, per i quali proprio il piano strutturale vigente prevedeva 30mila metri quadrati a verde (dei circa 70mila necessari all’intervento).
Una questione urbanistica complessa e da alcuni ritenuta superata dal pronunciamento della Conferenza dei Servizi dell’8 agosto 2008 (quindi poco più di un mese prima del fatidico consiglio comunale), che in sostanza, a maggioranza – ma con la posizione contraria del Comune – confermò l’accordo di programma del 2005, con la collocazione del monoblocco a San Filippo. Quell’accordo fu firmato sulla base di una modifica al regolamento urbanistico che rendeva possibile l’operazione edilizia. L’atto fu firmato dall’allora sindaco Pietro Fazzi, ma la giunta Favilla aveva sempre sostenuto che a quel provvedimento doveva necessariamente seguire una variante al piano strutturale, per adeguarne le previsioni e allinearle a quelle del regolamento urbanistico. Per questo la modifica al piano strutturale – con una mossa ben precisa studiata dall’allora maggioranza – venne portata in consiglio comunale. Ben sapendo che non c’erano i voti per approvarla. Ed era del resto quello che si voleva.
L’Asl e il Sior fecero ricorso al Tar chiedendo di annullare la deliberazione con la quale il consiglio comunale, non adottando la variante, di fatto disconosceva l’accordo di programma per la realizzazione del nuovo ospedale. Quell’atto, datato 2008, non è mai stato ritirato e anzi, di recente, è stata fissata l’udienza. In quel documento l’Asl e il Sior chiedono, non soltanto l’annullamento della deliberazione del consiglio comunale, ma anche i danni all’amministrazione e al sindaco di Lucca (all’epoca era Mauro Favilla), al “risarcimento dei danni – recita l’atto – in conseguenza dell’adozione degli atti illegittimi e del comportamento illecito in cui questi atti si sono inseriti”.
Una causa fuori tempo massimo? Una guerra di carte bollate che non porterà a niente? Probabilmente no, se a distanza di anni Asl e Sior vanno avanti e il Comune nomina il legale Elisa Burlamacchi per difendersi. In ballo non c’è tanto solo la questione di eventuali risarcimenti. Un pronunciamento del giudice sull’iter amministrativo seguito per la realizzazione del nuovo ospedale di Lucca potrebbe mettere un punto fermo su anni di scontri, dibattiti e posizioni distanti se non contrarie.
Tra l’altro, di recente, si è aggiunta anche la diffida presentata dal presidente di Governare Lucca, Piero Angelini, che ha sostenuto la mancanza di un permesso a costruire il nuovo ospedale.
Ma ancora più a monte, i pareri sugli strumenti urbanistici sono molto discordi. La collocazione a San Filippo venne infatti indicata attraverso una modifica del regolamento urbanistico: con quell’atto venne adottata poi nell’ambito dell’Accordo di programma del 2005 e confermata dalla conferenza dei servizi del 2008. Secondo la deliberazione del consiglio comunale del 25 settembre di quell’anno, invece, (meno di un mese dopo), era necessaria una variante al piano strutturale, le cui previsioni, con la modifica del regolamento, non erano più in linea con le specifiche caratteristiche dell’intervento da realizzare. Una osservazione ormai più che nota, ma che è rimasta tale. Ora, un confronto al Tar potrebbe renderla di nuovo “attuale”. Ci sarà da attendere per capire con quali conseguenze.

Rob. Sal.

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