Tasi, Comune: “Studio Cgia non rappresentativo”

Lo studio presentato dalla Cgia di Mestre e le relative classifiche proposte sulla Tasi sono realizzate prendendo a riferimento il caso singolo di un’abitazione di tipo civile (categoria catastale A2).  Per questo caso singolo preso in esame dalla classifica di Mestre l’aumento registrato è quello correttamente riportato rispetto all’Imu del 2012, ma non è certamente rappresentativo di tutta la casistica presa in esame dalla manovra impostata dall’amministrazione comunale sulla Tasi per il 2014″. Questa è in sostanza la risposta dell’amministrazione comunale all’intervento del consigliere comunale di Forza Italia, Marco Martinelli (Leggi l’articolo). “L’amministrazione comunale – spiega a questo riguardo l’assessore al bilancio Enrico Cecchetti – ha operato cercando di correggere quanto più possibile il carattere ingiusto e regressivo della Tasi, con l’obiettivo dichiarato di andare a reintrodurre un minimo di progressività in una tassazione impostata a livello centrale senza alcuna distinzione tra i differenti valori catastali e di mercato delle abitazioni. E’ altrettanto chiaro che in un contesto caratterizzato da trasferimenti ridotti progressivamente all’osso da parte dello Stato, abbiamo dovuto operare per mantenere invariato il gettito della Tasi rispetto all’Imu, proprio per non generare uno squilibrio all’interno del bilancio del Comune, che significherebbe innanzitutto meno servizi per i cittadini”.

“Mi chiedo tuttavia – aggiunge l’assessore Cecchetti – che posizione avrebbe avuto Lucca se fossero state considerate anche le circa 6mila famiglie che sono state completamente esentate dal pagamento della Tasi? Oppure che cosa sarebbe successo se fossero stati presi in considerazione tutti gli inquilini, che a Lucca non pagano? E ancora che effetti avrebbe potuto avere sulla classifica della Cgia di Mestre il fatto che chi paga l’Imu a Lucca non paga la Tasi e viceversa? Ovviamente di tutto questo non c’è traccia nello studio di Mestre, proprio perché la classifica ha preso in considerazione il caso di una sola tipologia di utenza, e dunque non può in nessun modo dare ragione della manovra operata e delle motivazioni che hanno indotto le singole amministrazioni comunali ad operare in un determinato modo anziché in un altro”.
“Se mai il dato veramente importante – conclude Cecchetti – che in modo indiretto solleva anche lo studio della Cgia di Mestre, è la necessità che siano i Comuni a decidere in piena autonomia i livelli della tassazione e i tagli da operare per la spending review, come recentemente ha affermato il presidente dell’Anci, che ha peraltro sottolineato come in questi anni l’aumento della fiscalità locale sia rimasto ben al di sotto dei tagli operati dallo Stato sui trasferimenti agli enti locali”.

 

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