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Ospedali in tilt per l’influenza: il Crest lancia l’allarme

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Il comitato regionale emergenza sanitaria toscana (C.r.e.s.t) lancia un grido d’allarme, mediante una nota diffusa nella giornata di oggi (17 gennaio): gli ospedali toscani versano in condizioni di crisi a causa dell’ultima ondata di influenza e per via della cronica carenza di medici e posti letto. “Un’influenza più aggressiva del previsto – si legge nel comunicato firmato dal presidente Valerio Bobini – ed un’assistenza territoriale insufficiente hanno costretto i cittadini a riversarsi al pronto soccorso. I posti letto nei tre nuovi ospedali di Prato,Pistoia e Lucca sono però insufficienti e manca il personale medico: il risultato è che gli ospedali sono messi in crisi da un’influenza”. Problematiche le conseguenze negative prontamente evidenziate dal C.r.e.s.t: appuntamenti annullati, liste d’attesa interminabili, persone costrette a rivolgersi a strutture private, spesso ad un prezzo molto salato. Sul banco degli imputati finisce soprattutto la Asl (che pure ha ammesso alcune della carenze: Leggi qui http://www.luccaindiretta.it/dalla-citta/item/39481-il-boom-dell-influenza-mette-in-crisi-l-ospedale-di-lucca.html) per il fatto che la colpa viene data ai cittadini che hanno deciso di non sottoporsi al vaccino anti-influenzale. 

“I posti letto – prosegue Bobini – sono 2.33 ogni mille abitanti, invece dei 3.5 previsti dalla legge. Medici di base e guardie mediche non sono quasi mai reperibili: ci dicano loro cosa dobbiamo fare”. Il presidente del C.r.e.s.t punta poi il dito contro i tre nuovi nosocomi: “Oggi in più abbiamo il fardello di tre nuovi ospedali a pochi chilometri l’uno dall’altro Prato-Pistoia-Lucca ed uno in costruzione a Massa che ci sono costati 421 milioni e 892 mila euro (con una minima percentuale a carico di un costruttore privato) e che sono un cappio fagocita-risorse e sanità”.
Secondo Bobini, inoltre, la scelta di accentrare tutte le funzioni nelle città capoluogo è scellerata, anche perché sino ad oggi non si sono potuti apprezzare i risultati di tale manovra. “I sindaci – chiude – si oppongano a questa politica e pretendano il rispetto del diritto alla salute per i cittadini, pensando soprattutto ai più deboli e non dimenticando chi vive in zone marginali, lontano dai servizi”.

 

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