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Scatta il ricorso al Tar contro il ripetitore a S. Alessio

Dopo un esposto alla procura, adesso è scattato anche il ricorso al Tar. Al centro della protesta del comitato cittadino di Sant’Alessio c’è il ripetitore che la Telecom vuole installare in via Fonda. Dopo alcuni incontri (e scontri) con l’amministrazione comunale, un gruppo di abitanti della zona si è affidato ai legali. “Visto l’imbarazzante silenzio da parte dell’amministrazione comunale alle domande e richieste di spiegazioni poste dai cittadini di Sant’Alessio – spiega per il comitato Alessandro Suffianò -, siamo, di fatto, stati autorizzati ad adottare tutte le misure che il ‘nostro buonsenso’ e la legge ci consentono per rimediare ad un’ingiustizia subita, ingiustificata. Non possiamo permetterci di tollerare e di far subire, anche a chi non può difendersi in prima persona, ovvero i minori del posto, un costo sociale ingiustificato e inaccettabile da tutti i punti di vista, principalmente sanitario”.

“Da un punto di vista legale – prosegue il comitato -, dopo aver presentato un esposto in procura e una diffida al sindaco e al dirigente del Suap, abbiamo appena notificato il ricorso al Tar, delegando l’avvocato Giancarlo Altavilla del Foro di Pisa a rappresentarci nel processo. Le motivazioni amministrative sono quelle che abbiamo già comunicato, in parte, anche all’Amministrazione Comunale e sono spiegate in maniera dettagliata all’interno del ricorso al Tar, firmato da un centinaio di cittadini di Sant’Alessio”.
Tante le domande rimaste ancora senza risposta alle quali chiedono spiegazioni i cittadini. Anzitutto il comitato chiede perché “ci sia stato un ignavo silenzio-assenso, nonostante due pareri negativi all’unanimità da parte dell’Osservatorio Comunale, compreso il parere negativo dell’Asl durante l’Osservatorio del 25 febbraio, e con motivi validi per denegare l’autorizzazione”. Il comitato chiede anche perché “non siano state richieste le ‘motivazioni tecniche’ sulla validità del sito scelto e del perché i siti preferenziali non fossero idonei, prima della validità del titolo autorizzativo regalato al gestore” e perché “non sia stato segnalato il sito sensibile della scuola, considerando oltretutto che ci si trova in un contesto extra-urbano con tante alternative a disposizione”. Ma le domande non finiscono qui e i cittadini tornano a rivolgere all’amministrazione: vogliono sapere perché “non ci sia stata una volontà in ottica di partecipazione e coinvolgimento da parte della popolazione interessata, e sul perchè non sia stato applicato minimamente il principio di precauzione e minimizzazione degli impatti elettromagnetici e ambientali”. Il comitato poi tira di nuovo in ballo il parere dell’Asl che aveva giudicato non accettabile dal punto di vista sanitario il sito prescelto (Leggi) e chiede i motivi che hanno indotto a non utilizzarlo “come opportunità per intavolare una trattativa – scrive il comitato -, seppur colpevolmente tardiva, con il gestore”.

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