Niente comitato europeo, sindacati in guerra con Sofidel

Anche il sindacato, ormai, sposa le dinamiche europee. Ma non sempre dalla controparte, le aziende, la risposta è positiva. E’ il caso del contenzioso che si è aperto fra i rappresentanti sindacali di sei stati europei e la Sofidel, seconda azienda a livello europeo nel settore cartario e cartotecnico. Motivo del contendere quello che i sindacalisti definiscono un “atteggiamento dilatorio senza adeguate giustificazioni” nella nascita anche in Sofidel del Comitato aziendale europeo. Un organismo di consultazione e informazione, fra le diverse aziende dei gruppi multinazionali, prevista da una direttiva europea recepita anche a livello nazionale.
A presentare la questione in Sala Maria Luisa di Palazzo Ducale sono stati i rappresentanti nazionali di Fistel Cisl e Slc Cgil, Walter Fattore e Gianluca Carrega, il responsabile del dipartimento del settore grafico e cartotecnico europeo Uni Europe Graficol, Nicolas Costantinu e il coordinatore dei gruppi dinsacali europei di questo settore, delegato per la questione Sofidel, Pierre Verderio. Tutti a Lucca alla vigilia di una riunione che deciderà le azioni da intraprendere contro l’azienda per l’attuazione delle direttive europee e la costituzione del Cae, come già avvenuto in altre aziende del settore come Lucart, Ds Smith, Kappa Smurfit, Sca e Reno dei Medici.

“Oggi e domani – spiega Verderio – decideremo le azioni da intraprendere in una riunione internazionale dei sindacati e dei delegati interni delle diverse aziende Sofidel. Ci saranno rappresentanti di sei paesi europei come Spagna, Francia, Belgio, Inghilterra, Svezia e Germania oltre all’Italia. Anche se la Sofidle possiede stabilimenti anche in Romania, Grecia, Polonia, Turchia e Stati Uniti e una rappresentanza commerciale in croazia. La riunione, finanziata con in fondi europei del dialogo sociale servirà a fare un analisi dell’andamento del gruppo e a scambiare informazioni sulle diverse realtà aziendali europee. Lì decideremo come spingere sull’azienda per la costituzione del comitato aziendale europeo”. “La Sofidel – spiega il sindacalista – è il secondo gruppo europeo del settore dopo la Sca. Ha 4700 dipendenti in Europa e rientra pienamente nei criteri per la costituzione dei Cae previsti da una direttiva europea poi recepita nel 2012 da un decreto legistlativo. Questi comitati ormai esistono dappertutto. L’ultimo è nato proprio alla Lucart ed è stato richiesto nello stesso periodo in cui sono state avviate le procedure per la Sofidel, che invece, dopo la richiesta partita da Italia, Belgio, Spagna, Gran Bretagna e Germania, sta tenendo un atteggiamento dilatorio. La risposta dell’azienda alla richiesta, infatti, è stata di disponibilità a costituire il comitato con la condizione che tutte le riunioni si dovrebbero tenere in videoconferenza e in una sola lingua, l’inglese. Ora, secondo noi non esiste che in prima istanza si subordini la nascita del Cae a questo tipo di condizioni, anche perché è la stessa direttiva europea che prevede che i costi di viaggio, vitto, alloggio e traduzione degli incontri siano a carico dell’azienda”. “Peraltro – spiega ancora Verderio – questa disponibilità condizionata è arrivata dopo due riunioni informali. Nella seconda di queste mi è stata chiesta una verbalizzazione formale di quanto dichiarato, da noi rifiutataa perché il potere di stringere un accordo è del costituendo gruppo speciale di negoziazione. E’ da quel momento, infatti, che si dà il via alla trattativa formale, laddove la norma prevede che l’azienda abbia sei mesi di tempo per convocare il gruppo speciale di negoziazione, scaduti i quali scatta la nascita del Cae nella sua forma embrionale. Se invece si inizia la trattativa si ha tempo fino a tre anni. E questo ci fa pensare che la disponibilità dichiarata dall’azienda sia solo un modo per allungare i tempi”.
“Tutti i contratti integrativi aziendali – aggiunge Walter Fattore della Fistel Cisl – richiamano la disponibilità delle aziende a costituire i Cae e tutti o quasi i competitor ce l’hanno e non c’è motivo, per questo, per fermarsi alla Sofidel”. Il settore, d’altronde, dichiarano i sindacati, è sempre più internazionalizzato: “Si tratta – dice ancora Verderio – di multinazionali molto presenti e radicate sul territorio che decisdono strategie in continua evoluzione, in un comparto, peraltro, che rispetto alla crisi tiene anche con punte di espansione notevoli”. “Siamo di fronte per questo – aggiunge ancora Fattore – a processi di ristrutturazione artcolati e complessi, che possono anche mettere in concorrenza fra stabilimenti italiani e stranieri. La possibilità permessa dalla costituzione dei comitati è quella di verificare informazioni e di mettere in circolo informazioni economiche a livello globale. Senza avere questo tipo di informazioni complesse come sindacato rischieremmo di essere perdenti dal punto di vista strategico”.
Secondo il sindacato, inoltre, l’atteggiamento di Sofidel su questo particolare argomento rispecchierebbe quello tenuto a livello nazionale: “L’azienda – dice Carrega della Slc Cgil – ci ha sempre negato l’informativa nazionale e la incontriamo solo una volta l’anno all’assemblea nazionale di Assocarta. Gli ostacoli posti, quindi, sull’attuazione della normativa europea purtroppo non ci stupiscono”. La pensa così anche Nicolas Costantinu di Graficol: “Sono già 1400 i comitati di questo tipo – dice – già costituiti in tutti i settori produttivi, e nel cartario sono in totale 60. Sofidel si deve adeguare a quanto previsto dalla legge, a maggior ragione perché si tratta del secondo gruppo europeo del cartario. Nello studio preliminare fatto per discutere in sede sindacale europea sulla questione, peraltro, un questionario fra i rappresentanti sindacali ha evidenziato come il principale problema in Sofidel sia quello della scarsità di relazioni con i vertici. Figuriamoci se questo viene moltiplicato a livello europeo e fra tutti gli stabilimenti”.
“A questo punto – conclude Verderio – o la Sofidel riprende il processo con la costituzione del gruppo di negoziazione o arriveranno le denunce in almeno tre degli stati europei in cui a suo tempo è stata formalizzata la richiesta. E’ un obbligo di legge e faremo di tutto affinché venga attuato”.

Enrico Pace

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