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Marcia della pace a Lucca con un occhio ai migranti – Foto

Una marcia della pace attraverso la città con un occhio ai bisognosi e agli emarginati, come i profughi e i richiedenti asilo che sono giunti a Lucca in fuga dalla guerra e dalla povertà. E’ questo il senso che la diocesi di Lucca ha voluto dare al corteo partito oggi (1 gennaio) da piazza S. Andrea, sede della comunità di Sant’Egidio, e che ha raggiunto la cattedrale di San Martino dove l’arcivescovo Italo Castellani ha officiato la messa. Una marcia composta e silenziosa al termine della quale, nelle due messe solenni oggi presiedute dall’arcivescovo di Lucca Italo Castellani, una alle 17 nella Cattedrale di Lucca, l’altra alle 19 nella chiesa di s. Rita a Viareggio, la Commissione Giustizia e Pace diocesana ha distribuito ai partecipanti un libretto con il testo del messaggio di papa Francesco per la Giornata Mondiale della Pace. Come introduzione al testo di Bergoglio, l’organo della diocesi di Lucca propone una breve riflessione, invitando tutti a vincere l’indifferenza verso chi è nel bisogno, e dando alcuni spunti concreti d’impegno già presenti anche sul nostro territorio. Infatti, a fronte di numerose difficoltà, anche sociali, che sono sotto gli occhi di ciascuno, vi sono persone e comunità che si impegnano per il bene degli altri e sono in attesa del sostegno di tutti.

“La Giornata mondiale della pace – si legge nella nota – quest’anno cade all’inizio dell’Anno Santo della Misericordia. Ma anche al termine di un anno dove le guerre, i conflitti, le persecuzioni e le azioni terroristiche hanno dominato la scena. In questo scenario Papa Francesco ci chiama ‘a non perdere la speranza nella capacità dell’uomo, con la grazia di Dio, di superare il male e a non abbandonarsi alla rassegnazione e all’indifferenza’. La cultura dell’indifferenza, il non essere più capaci di riconoscere i fratelli e le sorelle nella loro alterità, spesso violata e ferita, rappresenta non solo un atteggiamento di peccato personale, ma ‘una minaccia per la famiglia umana’ in quanto investe la sfera pubblica e sociale. Indifferente è colui che ‘chiude il cuore per non prendere in considerazione gli altri, di chi chiude gli occhi per non vedere ciò che lo circonda o si scansa per non essere toccato dai problemi altrui’. Papa Francesco ci ricorda che la prima forma di indifferenza nella società umana è quella verso Dio, dalla quale scaturisce l’indifferenza verso il prossimo, che assume l’aspetto dell’inerzia e del disimpegno e alimenta il perdurare di situazioni di ingiustizia e di grave squilibrio sociale, e l’indifferenza verso il creato, che favorisce inquinamento, consumo delle risorse e catastrofi naturali che a loro volta generano nuove povertà e situazioni di ingiustizia. È dunque necessario passare ‘dall’indifferenza alla misericordia’ attraverso una conversione del cuore. Gesù ci invita a ‘fermarsi davanti alle sofferenze di questo mondo per alleviarle, alle ferite degli altri per curarle, con i mezzi di cui si dispone, a partire dal proprio tempo, malgrado le tante occupazioni’. Egli, ricorda Papa Francesco, ci avverte che ‘l’amore per gli altri – gli stranieri, i malati, i prigionieri, i senza fissa dimora, perfino i nemici – è l’unità di misura di Dio per giudicare le nostre azioni’. ‘Nello spirito del Giubileo della Misericordia, ciascuno è chiamato a riconoscere come l’indifferenza si manifesta nella propria vita e ad adottare un impegno concreto per contribuire a migliorare la realtà in cui vive, a partire dalla propria famiglia, dal vicinato o dall’ambiente di lavoro'”.
“Anche come Chiesa di Lucca – prosegue la commissione giustizia e pace – nelle parrocchie, nelle associazioni, nei gruppi, negli spazi di dialogo con la società civile è importante che impariamo ad ascoltare e a leggere le situazioni di conflitto e di sofferenza, personale e sociale, del nostro territorio. Situazioni che sono sempre più presenti ma spesso – anche per fattori culturali e per un malinteso senso di rispetto dell’altro – avvolte dal silenzio e dall’indifferenza. Il Papa ci ricorda le categorie delle persone più fragili: i carcerati, i migranti, i disoccupati, coloro che soffrono la mancanza di un tetto, i malati e in particolare coloro che non hanno accesso a cure mediche e a una assistenza dignitosa, ma – potremmo aggiungere – chi soffre la precarietà e lo sfruttamento del proprio lavoro, chi non riesce ad avere accesso a una formazione idonea, chi viene discriminato per motivi sessuali o religiosi. Anche in provincia di Lucca la società è sempre più egoista e spaccata in due, coloro che hanno (ricchezza, accesso alla cultura, salute, tutela dei diritti…) e quelli che non hanno. Non possiamo restare in silenzio. È però altrettanto importante saper vedere e leggere i segni dell’impegno concreto, individuale e collettivo, per battere l’indifferenza, che anche nel nostro territorio sono già presenti. Qualche esempio? L’accoglienza di rifugiati da parte di molte parrocchie e associazioni cristiane e non: questa apertura non si manifesta solo nel fornire un alloggio, ma anche creando momenti di dialogo e di fraternità. I migranti in alcuni casi sono stati inseriti nelle quotidiane attività della parrocchia (campo di calcio, pulizia della piazza, teatro, coro), non limitandosi a fornire loro l’essenziale ma cercando di rispondere le necessità anche di ordine spirituale. La conoscenza personale delle situazioni dei migranti serve ad abbandonare il “sentito dire” o certi “sproloqui” amplificati dai mass-media o da condivisioni non ragionate sui social-network. Vogliamo ricordare, come segno, anche l’opera discreta di molte associazioni e di gruppi, non necessariamente d’ispirazione cristiana, che sono presenti negli ospedali del nostro territorio. Ciò che fanno a sostegno dei degenti e dei familiari in momenti particolarmente delicati per la vita delle persone, e in un contesto di continue novità in ambito di politiche sanitarie, è da rimarcare con forza. Tanti volontari si adoperano poi a rispondere alle crescenti necessità alimentari non solo con il potenziamento delle raccolte alimentari e dei servizi di mensa ma anche inventando modalità nuove, più dignitose e pedagogicamente significative, come ad es. la Bottega Cinque Pani animata dalla Caritas diocesana. Guardando al difficile rapporto tra giovani e lavoro, è interessante segnalare il progetto Policoro, che cerca di animare e indirizzare i giovani nella ricerca di lavoro, anche ponendo gesti concreti a testimonianza che è possibile essere artefici del proprio futuro. Che dire poi dei volontari che si preoccupano dei carcerati e della loro situazione: sono o no un segno di speranza tangibile che squarcia l’indifferenza? Ecco, guardiamoci attorno e troveremo molto di più di quanto qui brevemente accennato. Lasciamoci quindi interrogare dalle parole di Papa Francesco, scritte in questo messaggio, e apriamoci ai bisogni di chi ci interroga per vincere l’indifferenza”.

Le foto di Giuseppe Cortopassi