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Futuro verde per Cava Batano, parte l’iter

di Roberto Salotti
Un futuro verde per la Cava Batano, nel cuore altrettanto verde dell’Oltreserchio, fra le colline al confine tra la Lucchesia e la Versilia. Un sogno per gli abitanti di Balbano, un progetto a cui sta lavorando concretamente da tempo Stefano Varia, il noto imprenditore edile e proprietario dei terreni in questione. E che immagina di restituire alla natura questo luogo, da troppo tempo oggetto di polemiche e più di recente finito nel mirino di Terna, che vorrebbe realizzarvi una maxi centrale di trasformazione a servizio del nuovo elettrodotto. Ma Varia, fin dall’inizio contrario a quel progetto – oggi sospeso ma non bloccato al ministero dell’ambiente – prova, per così dire, a mettere indirettamente i bastoni fra le ruote al colosso dell’energia.

Lo fa “da privato cittadino che vuole esercitare un suo sacrosanto diritto – spiega -: ripristinare la natura dei luoghi, prima di tutto, e arrivare alla dismissione della cava stessa, perché l’attività estrattiva non ci interessa”. E deve concludersi anche sulla carta. Già perché Cava Batano risulta ancora classificato come sito attivo, per questo il proprietario ha avviato un confronto con il Comune di Lucca, in particolare con il settore dell’urbanistica, per definire un percorso da seguire per arrivare non soltanto al ripristino ambientale ma, come fase successiva, e se arriverà l’ok della Regione Toscana, alla dismissione stessa della cava.
“Abbiamo presentato la documentazione necessaria a tal fine – spiega Varia -, chiedendo la convocazione della conferenza dei servizi, dove presenteremo nel dettaglio il piano di ripristino della cava”. Un disegno articolato che prevede di ripristinare il versante della collina, attraverso inserimenti di terreno, creando gradoni, a mo’ di terrazzamenti, dove poi saranno ripiantati gli alberi.
Il progetto adesso sarà all’esame della conferenza dei servizi, poi quando sarà concluso l’iter dovrà decidere il Comune se avallarlo o meno. In caso di espletamento positivo della procedura, sarà sottoposto alla Regione Toscana, con la richiesta di classificazione di cava dismessa. “E’ quello che ci interessa fare prima di tutto – spiega Varia -: successivamente vedremo cosa sarà possibile fare: ma quel luogo, lo assicuro, sarà restituito al verde e alla natura”. Le future destinazioni – previste in caso di siti dismessi dagli attuali strumenti urbanistici, locali e regionali – potrebbero aprire a sviluppi nel settore ricettivo-sportivo. “E’ ancora prematuro parlarne – spiega Varia -, ma se fosse possibile, si potrebbe pensare a realizzare percorsi per le mountain bike o per sport legati alla natura, come il climbing”.
Il progetto di “ripristino urbanistico” che era stato scelto dopo un concorso di idee indetto dalla società proprietaria dei terreni di cava Batano, all’epoca del sindaco Pietro Fazzi, sembra invece dover essere definitivamente abbandonato: “Non era e non è conforme ai vigenti strumenti urbanistici”, osserva Varia. Si prevedeva fra l’altro, oltre alla realizzazione di abitazioni a patio o a gradoni con le più moderne tecniche di bioingegneria anche la creazione di uno specchio d’acqua con un centro di ricerca in parte ‘galleggiante’. Un progetto avveniristico realizzato da Cecchini Chiantelli & Partners, per conto di Varia, che però resterà nel cassetto.
“Noi abbiamo due punti fermi – spiega l’imprenditore -: dismettere l’attività estrattiva definitivamente e ripristinare lo stato dei luoghi. Crediamo che se approvato il nostro progetto potrà fermare Terna che come è noto vuole realizzare a cava Batano una centrale di trasformazione, espropriando i terreni. Se ci sarà la volontà politica, la nostra proposta verrà, mi auguro, accolta. Se ci saranno ostacoli, sarà allora evidente che sulla cava ci sono altri interessi”.

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