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Moratoria fast food,plauso di intellettuali e professionisti

Sono numerose le prese di posizione di autorevoli intellettuali, storici, urbanisti e docenti universitari, che si dicono d’accordo con la necessità di tirare il freno, nei centri storici come quello di Lucca, al moltiplicarsi di bar, ristoranti, fast food e minimarket. Un sentimento ampiamente diffuso, anche fra gli stessi commercianti lucchesi, di cui si sono fatti portavoce il sindaco Alessandro Tambellini e l’assessore alle attività produttive, Valentina Mercanti, i quali hanno scritto all’Anci affinché faccia pressione sul governo perché autorizzi i sindaci a limitare il numero dei pubblici esercizi, del food, in generale, e di tutto quello che questi comportano: tavolini un po’ ovunque, ma, soprattutto, perdita di qualità dell’offerta.

Non è da oggi che lo storico e giornalista Ernesto Galli della Loggia tuona contro le “losche hostarie con cibi congelati”, le “miriadi di bugigattoli per pizze al taglio” e le “sedie e tavolini straripanti fino alla metà della strada” lamentando la trasformazione delle nostre città d’arte in “una informe poltiglia turistico-commerciale” dove “un cinico sfruttamento affaristico si sta mangiando un pezzo del nostro passato”.
Sulla stessa linea, anche se con toni più contenuti, è il parere di Paolo del Debbio, anchorman lucchese. “Mi pare giusto – afferma – che una città come Lucca abbia delle regole, anche da un punto di vista estetico, qualitativo, dunque, oltre che quantitativo. Se in una città come Lucca si desidera fare qualcosa, lo si può fare, ma rispettando minimamente alcune regole estetiche”. “Regole – continua Del Debbio – che non offendano il nostro patrimonio artistico: non è che in una città come Lucca si possa realizzare un dehor come ad esempio in un camping. Non è la stessa cosa. E un’iniziativa che va in questo senso mi pare una buona cosa”.
D’accordo con l’iniziativa intrapresa dal Comune di Lucca è anche l’architetto lucchese Pietro Carlo Pellegrini, autore, fra l’altro, del memoriale di Garibaldi a Caprera e docente di architettura alle università di Pisa e Perugia. Proprio Pellegrini, intorno al 2000, fu incaricato di regolamentare l’estetica dei dehor di Trieste. Non solo per il centro storico cittadino, ma per tutte le aree, dai parchi ai giardini, fino alla periferia. “Alcuni anni fa – ricorda – pubblicai un libro sui negozi storici nella Lucca contemporanea e già allora sostenevo quanto fosse importante ripristinare il concetto della qualità: se tutto va nel food si perde, come si è persa, molta dell’identità storico-artistica grazie alla quale la nostra città è stata per lunghissimo tempo meta privilegiata di un turismo selezionato”.
Un altro intellettuale lucchese, l’architetto e urbanista Gilberto Bedini, è talmente convinto della bontà dell’iniziativa del Comune di Lucca che ha preso foglio e penna per scrivere una lettera di plauso al sindaco Tambellini e all’assessore Mercanti. “È l’ora di voltare pagina – spiega – e posso dire, anche a nome di altri colleghi, di essere pronto a mettermi a disposizione dell’amministrazione, a titolo assolutamente gratuito, per fornire, sulla materia del decoro urbano e degli esercizi commerciali, indirizzi precisi di carattere storico-artistico. Bisogna pensare anche al futuro della città e non tutti gli spazi aperti, vie e piazze cittadine, possono essere occupati da tavolini e dehor”

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