Inizio d’anno con rincari anche in bar e ristoranti

E’ un primo gennaio accompagnato, come ormai di consueto, dagli aumenti quello che è appena scattato. Il primo, immancabile, è quello dei pedaggi autostradali. Il rincaro medio è del 2,74 per cento e riguarda la A11, la A12 e anche la bretella autostradale Lucca-Viareggio. Quest’ultima, 20 chilometri la maggior parte dei quali senza corsia di emergenza, da oggi costa 3,40 euro. Ma sul tavolo delle diverse amministrazioni comunali c’è l’ipotesi del declassamento a superstrada. Che sarebbe possibile, però, solo alla scadenza della concessione.

Peserà da oggi sulle tasche dei cittadini anche il pagamento dei sacchetti di plastica trasparenti che in alimentari e supermercati servono per pesare frutta e verdura. Una misura, questa, introdotta per diminuire l’utilizzo di materie plastiche. In alcuni esercizi è già pronto il ritorno ai sacchetti di carta.
Ma non basta. Oltre alla stangata di luce e gas (+5%) sono in arrivo aumenti anche per formaggi, mozzarella, salumi, burro e tanti altri prodotti alimentari confezionati, tipici della tradizione italiana.
“L’aumento dei prezzi degli alimentari confezionati a inizio 2018 – spiega Unioncamere – è atteso a causa dei segnali di rialzo dei prezzi alla produzione della filiera lattiero-casearia: +6% per il latte, +8% per il parmigiano reggiano, +3% per mozzarella vaccina e stracchino, negli ultimi dodici mesi”. A incidere su questa dinamica, oltre al recupero dei prezzi delle materie prime alimentari, anche alcune recenti tendenze dell’industria di trasformazione come quella riguardante il burro, “protagonista di incrementi superiori al 10% nel 2017 per effetto di una intensificazione degli impieghi da parte dell”industria che lo sta sempre più utilizzando in sostituzione dell”olio di palma”, sottolinea
Unioncamere.
Una boccata d”ossigeno per le famiglie nel 2018 potrebbe arrivare dall’atteso calo dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli. “Se, dopo un 2017 terribile sotto il profilo meteorologico con neve in apertura d’anno e siccità e temperature torride nei mesi primaverili ed estivi, il clima nel 2018 tornasse alla ”normalità”, i prezzi di frutta e verdura, potrebbero cominciare a scendere”, spiega Unioncamere, ricordando che le “anomalie climatiche” nel 2017 hanno portato ad un aumento medio dei prezzi al consumo dei generi ortofrutticoli nell’ordine del 7 per cento.
Tra gli altri prodotti di largo consumo, registrano aumenti anche le quotazioni all’ingrosso dei principali tagli di carne, al traino dei rincari dei mangimi, mentre per i diversi prodotti della filiera cerealicola le variazioni sono diverse e prossime allo zero (+0,7% il pane, -1% per pasta e farina), grazie all’ampia offerta.
E a livello locale? Qualche bar e ristorante ha già fatto scattare dalla mezzanotte l’aumento dei prezzi di alcuni prodotti. Il motivo? In alcuni casi è legato all’aumento della tassa di occupazione del suolo pubblico che scatta proprio da oggi in centro storico. In altri casi si è semplicemente ‘approfittato’ del primo giorno dell’anno per adeguare i listini. Con quali effetti si vedrà solo fra qualche mese.

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