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Giovani antagonisti occupano l’ex farmacia comunale a Nozzano San Pietro: “Uno spazio liberato”. Sul posto la polizia e il sindaco Tambellini

Una serata movimentata a Nozzano San Pietro dove alcuni giovani dei movimenti antagonisti, intorno alle 21, hanno occupato un immobile in via della Bordogna. Lo scopo, dichiarato dagli stessi ragazzi che si sono riuniti sotto la sigla Il palazzo che brucia, è quello di “dare vita a uno spazio liberato dove vivere, dove confrontarsi; uno spazio dove immaginare, sperimentare e mettere in atto modelli, sistemi, regole e abitudini altri di vita”.
Sul posto, dopo che si è diffusa la notizia dell’occupazione la polizia e la polizia municipale. In tarda serata è giunto sul posto anche il sindaco, Alessandro Tambellini, che ha tentato di aprire un dialogo con i ragazzi per convincerli a sgomberare lo stabile, accanto all’ex bar tabacchi ‘il trenino’, di proprietà del Comune. Se la mediazione non dovesse andare a buon fine si potrebbe procedere anche allo sgombero.

Questo il comunicato completo degli occupanti, che annunciano anche il programma: pranzi e cena ‘popolari’ ogni giorno e assemblea aperta ogni martedì.
“Intorno a noi, tutto precipita – si legge nel comunicato – la civiltà del terzo millennio avanza senza tregua, a colpi di bilancio, progresso e innovazione, verso nuovi orizzonti di annichilimento dell’essere umano. Nuove frontiere di sfruttamento e depressione accompagnano la progressiva trasformazione dell’uomo in macchina, derubandoci tutti del nostro tempo, del nostro entusiasmo e della nostra vitalità. Su altre frontiere, quelle dei nuovi muri e del solito vecchio filo spinato, i potenti di tutto il mondo spianano schiere di militari armati fino ai denti per giocare alla roulette russa con le frustrazioni della gente, disseminando odio e guerra tra poveri, aizzando gli uni contro gli altri fino all’esplicito sdoganamento di ogni discriminazione; fino alla fascistizzazione di massa e su larga scala di intere popolazioni, peraltro già abituate a metabolizzare con sempre più facilità la progressiva integrazione allo stile di vita quotidiano di sistemi di controllo, sorveglianza e repressione di ultima generazione, a cui in molti ormai fanno riferimento con il fanatismo tipico di chi è abituato a rendersi giorno dopo giorno il poliziotto di se stesso”.
“Lucca rappresenta per noi – prosegue il comunicato – un esempio lampante di quest’ossessione: una città malata, costruita nell’ombra bigotta del suo stesso dormitorio, in cui soltanto volanti e telecamere accompagnano il tifo di qualche bottegaio per l’affondamento d’un barcone nel Mediterraneo. Una città drogata dal denaro e dall’ipocrisia, dove quattro chilometri di mura sono più che sufficienti per chiudere il cerchio intorno agli interessi economici delle famiglie di feudatari al potere e alla megalomania della Lucca bene, coi suoi maxi eventi tipici della spettacolarizzazione da cartolina lasciata in mano ai turisti. Dietro al palcoscenico, bigottismo, mediocrità, razzismo e repressione si spartiscono il compito di logorare lentamente tutto il resto”.
“Nel bel mezzo del caos dei concerti – conclude la nota – però, qualcosa si è mosso: da oggi nella nostra città esiste uno spazio liberato, recuperato dall’abbandono e restituito alle nostre capacità. Uno spazio dove vivere, dove confrontarsi; uno spazio dove immaginare, sperimentare e mettere in atto modelli, sistemi, regole e abitudini altri di vita. Uno spazio liberato dalle ossessività del più barbaro individualismo contemporaneo, liberato dalle depravazioni e dalle degenerazioni caratteristiche delle peggiori lotte fra poveri del sistema capitalistico. Liberato dai fascismi, dai razzismi, dalle discriminazioni di genere. Liberato dallo sfruttamento del lavoro, dalla subalternità di classe. Uno spazio liberato dalle gerarchie, da ogni forma di autorità e sopraffazione. Uno spazio in cui ognuno può contribuire a creare quest’alternativa: dalla palestra popolare e la sala prove, alla realizzazione dell’orto sociale. Dalla biblioteca e aule studio ai corsi gratuiti. Dalle iniziative culturali e le serate musicali allo spazio abitativo, fin dove le possibilità e le capacità di chi renderà vivo questo spazio sapranno spingersi. Uno spazio in cui porre le basi per un’anomalia di sistema, un virus che possa espandersi e replicarsi. Una scintilla di vitalità e di libertà nel cemento stagnante della quotidianità lucchese”.
Una occupazione, come già quella tentata dell’ex casina Rossa, destinata a durare lo spazio dimostrativo di una notte o poco più.

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