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Figlie dell’epoca, la guerra (e la pace) che non è nei libri foto

Si può raccontare la prima guerra mondiale con l’occhio delle donne? Non secondo la storiografia ufficiale, che della partecipazione femminile alla politica si occupa soltanto da dopo l’introduzione del suffragio universale, e non sempre esaustivamente.
A colmare la lacuna ci ha pensato l’attrice e regista Roberta Biagiarelli, tornata a Lucca, dopo il successo del monologo A come Srebrenica sulla guerra in Bosnia con un altro spettacolo intenso e coinvolgente: Figlie dell’epoca – donne di pace in tempo di guerra.

Un monologo che parte dall’attentato a Sarajevo che costò la vita all’arciduca Francesco Ferdinando, causa scatenante della prima guerra mondiale, ma che si incentra sul misconosciuto congresso internazionale femminile del 28 aprile 1915 in cui 2000 donne da tutto il giorno, a guerra in corso, elaborarono un documento per la diffusione di una cultura di pace. Con pathos e grande presenza scenica, fra post-it e tablet, documenti originali e interviste ricostruire, Roberta Biagiarelli riporta gli spettatori nel mezzo del dramma della Grande Guerra. Ma con leggerezza tratteggia anche le biografie e le storie, fra il politico e il personale, di decine di donne che hanno fatto la storia (due di oro hanno ricevuto, negli anni, anche il premio Nobel per la Pace). Fra queste la valtellinese Rosa Genoni, stilista impegnata in politica. O Margherita Parodi Kaiser Orlando, unica crocerossina medaglia di bronzo al valore, sepolta fra i 100mila soldati del sacrario di Redipuglia.
Esempi di figlie dell’epoca, che non entrano nei libri di scuola, ma che hanno bussato, spesso invano, alle porte della storia. Con una modernità che Roberta Biagiarelli rende vivida, inducendo alla riflessione e con un messaggio che è un fil rouge delle sue produzioni, quello della promozione di una cultura di pace.
Pace e solidarietà che sono poi anche la cifra personale dell’autrice, impegnata, assieme a Gianni Rigoni Stern in un progetto per rilanciare l’economia di Suceska, altopiano bosniaco tutt’oggi segnato dalla guerra, con un aiuto concreto agli allevatori fatto di acquisto di strutture, trattori ed anche animali. Da cui Roberta Biagiarelli ha tratto un documentario ‘La transumanza della pace’ che rievoca ancora una volta temi cari e sentiti all’autrice.
Figlie dell’epoca, andato in scena al teatro di San Girolamo all’interno delle iniziative per celebrare i 100 anni dalla fine della prima guerra mondiale è stato un successo anche per i 120 studenti delle scuole che hanno assistito alla rappresentazione nella mattinata di sabato.
Per un messaggio che andrebbe diffuso più spesso (e con una maggiore promozione, se possibile) per invitare ancora una volta a non ripetere gli errori che la storia ha mostrato. Un concetto, purtroppo, non così scontato.

Enrico Pace

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