Monito di Giulietti: via Francigena, c’è molto da fare

Il suo cammino è stato “una pausa spirituale” e una preparazione per il suo arrivo da vescovo a Lucca. Camminare per monsignor Giulietti è cambiare, mettersi in movimento e rinnovarsi. Un leit motiv che ricorre più volte nel suo primo colloquio con i giornalisti. Ma Giulietti è anche un buon camminatore, un amante dei pellegrinaggi. E sullo stato della valorizzazione e dell’utilizzo della via Francigena è convinto “che c’è molto da fare”. Non solo dal punto di vista della manutenzione ma più in generale della valorizzazione come percorso religioso: “La gente la attraversa purtroppo a tappe – commenta il vescovo -, molti non vanno più a Roma. Eppure avremmo a disposizione una strada migliore del percorso del cammino di Santiago, dove le cose vanno diversamente”.

Una volta nominato vescovo, monsignor Paolo ha deciso di arrivare a Lucca a piedi: “Avevo bisogno di uno stacco da Perugia, forse anche di una pausa spirituale. Mi è sembrato così opportuno percorrere, da Siena, la via Francigena anche per verificare il suo stato. E ho riscontrato – afferma il vescovo – due ordini di problemi. Il primo è che la maggior parte delle persone che la percorre non va più a Roma e se si va avanti così la Francigena rischia di morire. Poi deve essere incrementata la manutenzione. Le strutture ci sono ed è una via bellissima, ma così sta subendo un vulnus non solo dal punto di vista religioso ma anche culturale. Sono la Chiesa e le Regioni interessate a dover fare rete e studiare come meglio intervenire e valorizzarla. Per quello che mi riguarda nelle sede opportune sono pronto a sollecitare un atteggiamento del genere”. Il suo percorso sulla Francigena era iniziato sei giorni prima dell’arrivo a Lucca. Partito da Siena, monsignor Paolo ha fatto sosta a San Gimignano, San Miniato, Gambassi e infine Altopascio. Per poi arrivare a Lucca.

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