Sesti sui monumenti in città: “Si cambi filosofia”

Statua dedicata all’emigrazione in piazzale Boccherini, interviene il vignettista ed esperto in comunicazione Alessandro Sesti.
“Nell’era della comunicazione – dice –  dove nulla è come il giorno prima, dove tutto scorre velocemente, dove la tecnologia e l’immagine domina le nostre case, le nostre città, le nostre menti, ecco invece che Lucca decide che tutto questo non la riguarda e che preferisce restare all’età della pietra o, a scelta, del bronzo. Chiarisco: non vedo il sindaco brandire una clava, mi riferisco al fatto che negli ultimi anni a Lucca si è risvegliata una certa voglia di erigere monumenti, niente di male, se non fosse che non si riesce ad uscire dalla vecchia logica del monumento definitivo con l’utilizzo di materiali altrettanto definitivi come il marmo e il bronzo”.

“Io immagino invece – prosegue Sesti –  una moderna committenza politico-istituzionale, che esce dalla celebrazione retorica ricercando una agilità interpretativa che gioverebbe molto alla conservazione della memoria rinfrescandola con diverse successive ”letture” dello stesso tema. Una scelta intellettualmente più “democratica” in quanto stiamo parlando di uno spazio urbano,
dove, invece, le committenze tendono a compiere scelte soggettive e spesso autoreferenziali. Ritengo che l’opera, in una visione di presente e futuro in grande movimento, debba avere una
propria vita, stabilendo in partenza quanto tempo dovrà rimanere in quel luogo per poi affidare ad altro artista la propria visione magari utilizzando materiali diversi, anche più effimeri, ma forse più espressivi e, perchè no, meno costosi”.
“Credo che molti artisti ambirebbero a “promuovere” se stessi con una propria opera per qualche anno, in uno spazio di grande prestigio come la città di Lucca. Il rinnovare periodicamente l’omaggio al soggetto scelto vivacizzerebbe lo spazio pubblico e la vita culturale e artistica della città. È noto come i nomi delle strade, della piazze, si svuotino con il tempo dei loro significati per restare solo dei suoni, un esempio: piazzale Don Baroni, ho letto, è diventato il “mercato Donbaroni”. Evitiamo che almeno i “nuovi” monumenti facciano la stessa fine”.

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