Riuso, spazi pubblici e accessibilità: partito l’iter per il nuovo piano operativo foto

Illustrati in commissione i cinque temi del nuovo strumento urbanistico

Se il piano strutturale del 2017 ha disegnato la strategia dello sviluppo del territorio, il primo piano operativo del Comune di Lucca individuerà gli obiettivi che potranno essere declinati nei cinque anni della sua durata. Il nuovo strumento scenderà di quota restituendo una mappa puntuale delle trasformazioni possibili per rispondere ai bisogni espressi dalla città.

La commissione urbanistica, presieduta da Francesca Pierotti, ieri (5 dicembre) ha continuato il suo lavoro di approfondimento insieme all’assessore Serena Mammini e all’architetto Michela Biagi, coordinatrice scientifica del piano operativo insieme a Fabrizio Cinquini.

Sono stati consegnati i documenti di avvio del procedimento – primo passaggio amministrativo, di competenza del consiglio comunale, con il quale si dà inizio al lavoro effettivo sul piano che l’amministrazione Tambellini conta di adottare entro l’autunno 2020. Per l’approvazione, invece, molto dipenderà dal numero delle osservazioni alle quali il Comune dovrà dare risposta puntuale e motivata. Certo è che la volontà dell’amministrazione è portare a casa il risultato prima della fine della consiliatura.

C’è urgenza di un nuovo strumento operativo – ha detto l’assessore Serena Mammini – che risponda alle esigenze della città e dei suoi abitanti. Che progetti, migliori e completi un disegno di spazio pubblico a misura di persona.

I cinque temi del piano operativo

A interessare il dibattito politico in commissione è, soprattutto, la relazione di avvio con il suo quadro propositivo preliminare, che chiama in causa gli obiettivi generali del piano strutturale e le linee di indirizzo per il piano operativo approvate nel marzo 2018 dal consiglio comunale. Strategie che prendono, adesso, la forma di azioni intorno a cinque temi: la cura dei beni comuni, la rete ambientale, lo spazio pubblico, i grandi progetti di riuso, la mobilità e l’accessibilità.

“Abbiamo scelto la parola ‘cura’ – ha sottolineato Mammini – consapevoli della sua forza: guardiamo, col piano operativo, a un progetto di manutenzione e restauro della città e del suo paesaggio. Vogliamo un territorio più verde, capace di valorizzare il sistema dei parchi e la propria impronta ecologica. Fondamentale – ha aggiunto l’assessore all’utbanistica – sarà inoltre consolidare un progetto di spazio pubblico diffuso, a servizio delle persone dal centro storico ai quartieri fino ai paesi e alle frazioni”.

Quelli che il piano strutturale ha identificato come ambiti degradati o defunzionalizzati destinati ad azioni di recupero e rigenerazione urbana si fanno partite interessanti per l’identità del territorio stesso: si pensi a Campo di Marte, all’ex scalo merci, a Pulia; ma anche agli ex magazzini della manifattura tabacchi, alle ex officine Lenzi e alla vicina area ex Gesam, agli spazi dismessi o dismissibili di Borgo Giannotti e all’ex jutificio Balestreri di Ponte a Moriano.

“I grandi progetti di riuso – continua l’assessore Mammini – dovranno puntare alla qualità architettonica, dialogando in termini di funzioni col contesto in cui sono inseriti. Infine col piano operativo – ha concluso l’assessore – sarà puntualizzato un progetto di mobilità e accessibilità sostenibile che terrà conto dei percorsi lenti, della necessità di migliorare il sistema dei parcheggi e l’efficienza della rete ferroviaria”.

La relazione di avvio del procedimento e il dibattito in commissione

Cuore del lavoro che impegnerà la commissione con almeno altre due sedute previste per i prossimi mercoledì e giovedì (11 e 12 dicembre), la relazione di avvio del procedimento.

“Per ciascuno dei cinque temi che l’amministrazione ha scelto di declinare in questo primo piano operativo – ha spiegato l’architetto Michela Biagi – sono stati identificati i corrispettivi obiettivi strategici già definiti col piano strutturale e abbiamo iniziato a dar loro forma, con azioni correlate che il piano operativo dovrà fare proprie”.

Un lavoro puntuale su tutte le 9 unità territoriali (Utoe) in cui è stato suddiviso il comune di Lucca, con azioni per il territorio urbanizzato, per quello rurale e per la rete infrastrutturale e della mobilità. “Per esempio – ha spiegato Biagi – laddove il piano strutturale, per il quartiere di Sant’Anna, mi indicava come obiettivo il ‘miglioramento qualitativo e prestazionale delle attrezzature e dei servizi pubblici’, il piano operativo va ora a definire la progettazione urbanistica di piazze, mercati, luoghi aperti di manifestazioni pubbliche e centri di attività sociali, così come va a completare e migliorare gli spazi pubblici a servizio del quartiere già esistenti: si pensi, appunto, al nuovo parco recentemente realizzato nell’ambito dei progetti di innovazione urbana Quartieri social”.

Col piano operativo, insomma, si va a configurare quel progetto di città condiviso con i cittadini nel percorso di partecipazione al piano strutturale, che punta a qualificare Lucca come luogo dell’incontro e della relazione. E un altro processo di partecipazione accompagnerà il piano operativo, subito dopo che l’avvio del procedimento avrà avuto l’ok dal consiglio comunale: previsti punti di ascolto nelle frazioni, un incontro sulle trasformazioni rilevanti, una giornata-laboratorio sul tema dello spazio pubblico, una pedalata collettiva sul tema dei parchi e, intorno a giugno, un incontro finale di restituzione.

“Con l’avvio – ha precisato la presidente, Francesca Pierotti – si attivano le macchine: il procedimento, come la maggior parte degli atti urbanistici, prevede poi l’adozione, la fase delle osservazioni, la conferenza paesaggistica e il ritorno in consiglio per la definitiva approvazione. Prima arriviamo a termine e prima la città potrà ripartire a immaginare se stessa con destinazioni nuove”.

Il consigliere Enrico Torrini (Siamo Lucca) ha spinto sull’acceleratore: “Fino a che non sarà approvato il piano operativo, ogni intervento sul territorio sarà bloccato. Questo vuol dire che ci vorranno quasi due anni, ancora. Molti cittadini hanno urgenza di cambiare la destinazione d’uso di alcuni immobili di loro proprietà, proprio come è accaduto con la variante al regolamento urbanistico per la porzione sud dell’ex manifattura, ancora oggi destinata al produttivo”.

La formazione del piano operativo non interferisce con gli strumenti vigenti, nella fattispecie il regolamento urbanistico del 2004 variato nel 2012: solo con l’adozione scatteranno le misure di salvaguardia. “Un Comune non può procedere per varianti ad hoc – ha concluso l’assessore Mammini – ma deve poter rinnovare i suoi strumenti e renderli attuali ed efficaci. Fino a qui abbiamo ritenuto di procedere con le varianti laddove abbiamo ravvisato elementi di interesse pubblico: il recupero di contenitori identitari, le necessità di aziende cardine del nostro sistema produttivo”.

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