Deportati nei lager, Dante e Davide omaggiati a Palazzo Santini fotogallery

Consiglio comunale congiunto fra Lucca e Porcari per il giorno della memoria

I consigli comunali di Lucca e Porcari uniti nella giornata della memoria per rendere omaggio a Dante Unti e Davide Massei, deportati dai nazisti. Chiamati internati militari italiani dalle autorità tedesche i soldati italiani catturati, rastrellati e deportati a seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943, Dante e Davide sono stati testimoni di questa tremenda storia.

Una seduta congiunta a Palazzo Santini dove sono state ripercorse le tappe della resistenza e dove si sono ricordate le straordinarie figure dei due lucchesi.
“E’ davvero grande soddisfazione constatare che oggi, in occasione della giornata della Memoria, per ricordare ciò che è accaduto, siano con noi dei testimoni diretti degli aventi e chiedo a tutti i presenti di accogliere affettuosamente nel consiglio comunale Dante e Davide”, ha detto il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini.

“La loro storia si sovrappone con la storia stessa dell’Italia. Noi tutti siamo un racconto di vita, ognuno di noi intraprende un percorso. Ma tra alcuni di noi ci sono persone che hanno vissuto delle esperienze particolari, storie di vita e di sofferenza che diventano emblematiche per una esperienza collettiva. Questa esperienza di vita diventa a sua volta la storia vissuta dall’Italia in quel particolare momento storico – prosegue il sindaco Tambellini – Il ricordo di queste esperienze deve servirci per trovare i principi che fonderanno il nostro presente e il nostro futuro, sicuri di aver intrapreso vie diverse da quel tempo. Il racconto di Dante e Davide è si un racconto di sofferenza, ma è un racconto bello nella sua tragicità perché tramite ciò che è accaduto oggi possiamo dire di essere una civiltà etica e giuridica nata da passione e dolore e questo deve diventare un patrimonio di ognuno di noi”.

Anche il sindaco di Porcari Leonardo Fornaciari ha portato il suo saluto a Palazzo Santini: “La nostrra terra e la nostra nazione è fondata su dei valori ed oggi possiamo ascoltare la nascita di questi valori, dalle parole di testimoni diretti che hanno vissuto la storia, quella storia con la ‘S’ maiuscola”.

“I nostri soldati – ha proseguito – dopo l’armistizio dell’8 settembre dovettero fare una scelta, scegliere da che parte stare, loro, Dante e Davide hanno deciso di schierarsi a fianco della libertà. Non si sono piegati e sono stati internati, ma non come prigionieri di guerra, non gli fu concesso, ma solo come forza lavoro da sfruttare. La storia ci insegna che il seme dell’odio può rinascere e può essere combattuto solo con la memoria”.

Ha preso poi la parola Paolo Molco rappresentante della comunità ebraica di Pisa, nell’assise dove erano presenti anche tre lucchesi di origini ebraica che tuttora vivono in città. Nel tempo la comunità ebraica lucchese è sempre stata composta da pochissime famiglie per lo più provenienti da Livorno: fuggirono da Lucca nel 1540 quando gli fu imposta una tassa per la realizzazione delle mura, ma fuggirono prima di subire una vera e propria persecuzione.

“Parlare di memoria e dei fatti accaduti nel ventennio è una cosa orribile – ha detto -. Spero non possa ripetersi, ma vedendo cosa sta succedendo oggi, sembra che ci siamo molto vicino. Noi però vogliamo credere nei giovani ed è importante che siano coinvolti in queste iniziative, anche se ne vedo sempre meno. Voglio concludere con alcune parole di Sandro Pertini: ‘Tutte le idee vanno rispettate, il fascismo no, perché è la morte di tutte le idee ‘.”

In conclusione del consiglio è stato consegnato a Dante Unti, 98 anni, e Davide Massei, 101 anni, un attestato di ringraziamento firmato dai sindaci del comune di Lucca e Porcari. Poi arriva il momento della loro testimonianza.

“Ci hanno fatto entrare in una baracca dopo due giorni di viaggio in treno, ci hanno fatto denudare e depilare, dopo ci hanno portato fuori per l’appello – racconta Dante Unti – quando l’hanno fatto non ci chiamavano per nome ma come un numero io ero 11.812. Io non lo sapevo e allora non ho risposto ma i tedeschi me l’hanno fatto capire a botte, ma il mio nome è rimasto comunque Dante. La baracca era tutta chiusa con il reticolato, però alcuni russi che erano prigionieri con noi avevano trovato un modo per evadere e la notte andavamo a cercare da mangiare. Ci sono stato anch’io, si cercava nei bidoni e si raspava con le mani, si mangiava le cose senza neanche sapere che cosa fossero perché erano tutte sporche. Solo in questo modo potevamo andare avanti”.

Ma significativo per Dante è stato anche li giorno dell’ 8 settembre, in quel giorno è iniziata la sua prigionia:
“L’8 settembre eravamo in un paesino sul mare, ci avevano consegnato una radiolina per ascoltare le notizie. Loa tenevamo nascosta perché nella divisione c’erano dei fascisti che ci tenevano sotto controllo. Mi allontanai dal resto del gruppo e andai in un magazzino accesi la radiolina e radio Londra annunciò che eravamo in guerra con i tedeschi. Chiusi immediatamente la radio e corsi dal Maresciallo, lo consideravo come un padre: ‘ E’ finita la guerra gli dissi! ‘ Lui mi disse di stare zitto, ma dopo 2 o 3 ore si seppe la verità e chiamarono tutta la divisione. I fascisti avevano già consegnato i generali ai tedeschi, chi non volle consegnare le armi fu preso come prigioniero”.

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