Dalla Fondazione Pera un contributo per la riduzione dei tempi della giustizia

Il progetto Themis per dimezzare i tempi della giustizia. A ricordarne i benefici è Marco Cattani, presidente della fondazione Giuseppe Pera.

“Come ogni anno – dice Cattani – alla presentazione dell’anno giudiziario torna forte e chiaro il problema dei tempi della giustizia, con tutto quello che comporta in termini di costi economici e costi sociali. Eppure una soluzione esisterebbe: si chiama metodo di lavoro sequenziale, che dice addio al multitasking, con il supporto di A-lex, l’agenda elettronica intelligente, capace di programmare, calendarizzare e pianificare l’attività del magistrato”.

La Fondazione Giuseppe Pera, dal novembre 2012 – spiega Cattani – in collaborazione con i ricercatori dell’Università di Bologna, Istituto universitario europeo, Northwestern University e Hec Montreal, grazie al supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e, nel 2016, di Abi ed Assonime, ha sviluppato, con la società informatica Cnc, il progetto Themis (www.progettothemis.it). Una “riforma” della giustizia italiana senza nuove leggi e a costo zero che nel giro di poco tempo potrebbe arrivare perfino a dimezzare i tempi della durata dei processi: un’iniziativa senza fini commerciali, alla quale i magistrati interessati possono aderire e partecipare gratuitamente, aiutando così gli ideatori, un gruppo di ricercatori e magistrati, in attesa che il ministero della giustizia approvi e autorizzi l’utilizzo dell’agenda e del metodo professionale su scala nazionale, a diffondere il più possibile questo nuovo modo di lavorare”.

“L’assunto iniziale è il seguente – dice il presidente – la durata dei processi può essere drasticamente ridotta attraverso una diversa modalità di lavoro individuale del giudice a parità di carico assegnato. Ovvero, dati n processi, saranno tutti completati prima se il giudice lavora su pochi di essi concentrando in rapida successione le loro udienze, aprendo quindi i successivi solo dopo che i primi sono stati completati e lavorando preferibilmente in sequenza invece che in parallelo”.

“In sostanza i giudizi – secondo l’idea di fondo del progetto – saranno tutti completati prima se il giudice: lavora su pochi di essi, concentrando in rapida successione le loro udienze; apre i successivi solo dopo che i primi sono stati completati; lavora in sequenza invece che in parallelo. Con il metodo sequenziale il giudice allunga la durata di inattività dei casi in attesa di essere presi in considerazione, ma riduce al minimo possibile la durata totale di completamento di ciascun caso, consentendo di ridurre la durata totale media”.

“La prima fase di sviluppo del software applicativo – spiega Cattani – consistente nello studio, progettazione e realizzazione di una prima versione dell’applicazione, si è conclusa nel 2014; a partire dall’anno successivo è iniziata la fase pratico-attuativa. A Bologna è a disposizione di oltre trenta giudici; a Roma è già attivo da vari anni sia nel tribunale che nella Corte di appello; e così sta avvenendo in tribunali e giudici di pace di altre città. La sperimentazione ha infatti coinvolto magistrati dei Tribunali di Ancona, Bari, Bologna, Cremona, Firenze, Foggia, Genova, Imperia, La Spezia, Locri, Lucca, Milano, Monza, Pesaro, Rimini, Roma, Torino, Urbino e Venezia. È ora in corso l’avvio della sperimentazione nel tribunale di Cuneo, dove dovrebbe interessare tutti i giudici, ai quali è stata messa a disposizione l’agenda A-Lex per applicare il metodo sequenziale per la trattazione delle cause”.

Ridurre i tempi della giustizia si può – chiude Cattani – basta sfruttare opportunità che, come quella costituita dal progetto Themis, sempre più giudici stanno scoprendo ed apprezzando. Speriamo quindi che l’esempio del tribunale di Cuneo sia seguito da altri tribunali”.

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