Quantcast

Restiamo a casa, ma da soli: cosa si può fare e cosa no secondo il decreto

Sport all'aria aperta, spesa, cultura e persino religione: i suggerimenti per farcela insieme

La prima domanda da farsi è: “È proprio necessario? Posso vivere anche senza?”. Ecco, il 90 per cento delle volte ci risponderemo che no, non lo è necessario, almeno oggi che è il primo giorno chiusi in casa causa coronavirus e che si, posso sopravvivere anche senza. Persino senza abbracci, in un momento in cui dimostro di voler bene agli altri mantenendo le distanze.

Se intere generazioni hanno vissuto senza acqua in bottiglia, surgelati, riviste e aperitivi, con un po’ di impegno possiamo farlo anche noi, che dalla nostra abbiamo una tecnologia tanto alla portata di tutti da far dialogare anche nonni e nipotini e persone che vivono da parti opposte del Mondo.

Autolimitarsi però non è la dote migliore dell’essere umano in questo tempo e allora, ferma restando questa domanda e la prescrizione generale di stare a casa (oltre a quelle di lavarsi le mani e mantenere la distanza di sicurezza dagli altri), abbiamo provato ad approfondire il Decreto del presidente del consiglio dei ministri (Dpcm) per capire quali eccezioni possiamo fare a questa regola. Con parsimonia, altrimenti non sarebbero più eccezioni.

Non chiamiamola zona rossa, ma se “ciò che chiamiamo rosa, anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo”, chiamiamola pure in un modo qualunque purché consapevoli che le stesse, stringenti, regole, ora valgono per tutta Italia: paese, città, campagna, mare, nord o sud che sia.

Le scuole di ogni ordine e grado, ivi compresi ludoteche, asili e in generale luoghi di aggregazione per infanzia e adolescenti sono chiusi. Questo significa che no, non posso invitare a casa una decina di amichetti di mio figlio per fare merenda insieme. E neppure trovarci tutti al parco, perché anche se si sta all’aria aperta, si è comunque in un gruppo caratterizzato da rapporti ravvicinati.

Lo stesso vale per le passeggiate o lo sport all’aria aperta: non sono in assoluto vietati se non quelli in gruppo, ma è meglio camminare in giardino o limitarsi ad esercizi in casa e sulle scale, senza fermarsi a chiacchierare e salutando solo da lontano con un cenno.

Chi può lavorare da casa lo faccia. Chi non può, in caso di controllo, dovrà auto certificare (certificare il falso è reato) che non poteva fare diversamente e che si è limitato al solo tragitto per andare o tornare dal lavoro. Lo stesso vale se lo spostamento è necessario per l’acquisto di generi di prima necessità (le merci si possono muovere quindi saranno sempre disponibili) o per motivi di salute, che comprende la cura a persone non autosufficienti, con la consapevolezza che sono in particolare pericolo a contatto con il virus (il modulo è disponibile in allegato ma è anche in dotazione alle forze di polizia). Questo non vale per chi presenti già febbre, anche molto bassa, o altri sintomi influenzali: queste persone devono rimanere a casa e allertare il medico. Alla luce di questo, camionisti, autotrasportatori e corrieri possono circolare e autocertificheranno in un eventuale controllo.

Gli uffici pubblici rimangono aperti, ma quasi tutto si può fare on line, magari contattando telefonicamente l’ufficio se la procedura non appare ben chiara. Gli assembramenti non sono comunque consentiti né al chiuso né all’aperto quindi ricordiamoci di mantenere le distanze anche se siamo in fila. Evitiamo, per un po’, di fare visita agli ospiti delle case di riposo: portare il coronavirus lì dentro potrebbe essere disastroso. Telefoniamo, magari: una parola, in questi casi, può fare molto.

Bar e ristoranti possono rimanere aperti dalle 6 alle 18. In molti, però, hanno fatto la scelta di chiudere. In quelli aperti, come anche nelle botteghe di frutta e verdura o negli alimentari, dobbiamo rispettare la distanza di sicurezza e non appoggiarci a vetri o banconi. Organizzare un aperitivo o una cena a casa con gli amici non si può, se no tanto valeva andare al bar. L’attività può proseguire negli orari di chiusura al pubblico se fa consegne a domicilio.

Teatri, cinema, musei, archivi, biblioteche e altri luoghi della cultura sono invece chiusi. Non chiudiamo, però, le menti: possiamo aprire quel libro che non abbiamo mai tempo di leggere o approfittare degli streaming di spettacoli teatrali che molte compagnie stanno facendo.

Fino al 3 aprile sono sospese persino le cerimonie civili e religiose, compresi i funerali. Ma molte parrocchie stanno già mettendo in diretta, su social e siti parrocchiali, sante messe e rosari: se non lo fa proprio la vostra pazienza, tanto Dio è uno solo. E l’obiettivo è nobile: perché la preghiera non fa male, perché aiuta a tenere il cuore spalancato e perché stare chiusi in casa non deve essere un motivo per perdere il senso di comunità che in questa, come in ogni altra emergenza, è l’unica cosa in grado di salvarci davvero. Non solo l’anima.

Se trovo la chiesa aperta, comunque, posso entrare e mettermi in preghiera in un punto distante dalle altre persone, come da regola generale.

Ogni crisi nasconde un’opportunità. E allora cerchiamola anche questa volta, usando il cervello per trovare soluzioni creative, non per aggirare le regole.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Lucca in Diretta, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.