Acquedotto del Nottolini, campi allagati e incuria. I residenti invocano i lavori fotogallery

Un primo lotto di interventi sarà presto assegnato dall'amministrazione comunale

Campi allagati e lunga incuria. L’acquedotto Nottolini paga le conseguenze delle piogge. Una situazione che persiste da tempo e residenti invocato interventi: “Servirebbe più manutenzione”. Adesso è stato pubblicato per l’assegnazione un bando per un primo lotto di lavori.

Per Google è un museo, Wikipedia lo chiama monumento. E non hanno torto: voluto dalla duchessa Maria Luisa di Borbone, l’acquedotto Nottolini di Lucca è un vero gioiello in stile neoclassico. Oltre 400 archi in muratura che si rincorrono per 3250 metri, dal tempietto di Guamo fino in Via Nottolini, a San Concordio. Interrompendosi a metà, in corrispondenza dell’A11: dove sei arcate sono state distrutte.

È accaduto negli anni ’60, quelli del “miracolo economico”: dopo guerra e devastazione, l’economia italiana si risollevava, la tecnologia modificava il paese, la rete viaria si espandeva. Poco importava se a pagarne le conseguenze, sarebbe stata l’opera di Nottolini: un pezzo di storia, visitato da tantissimi turisti. E un rifugio dalla vita urbana, un luogo di silenzio e riflessione in cui ricercare se stessi, ripensarsi, riflettere sul mondo. Ma anche una palestra a cielo aperto: un parco per camminare e correre, in alternativa alle affollate mura della città. Perché di rumore qui non se ne sente, solo il respiro della natura.

Un patrimonio di inestimabile valore, il nostro acquedotto, da conservare con cura, proteggere e tutelare. Prima di tutto, dall’azione dell’uomo, spesso irrispettoso: lungo il percorso proliferano bottiglie, vestiti, mozziconi di sigaretta. Se non vecchie carcasse di biciclette bruciate. Ma anche dall’azione del tempo, che erode, scarnifica e sfregia le imponenti arcate. Come la pioggia degli scorsi giorni, che riversandosi sul monumento ha prodotto in più punti copiose cascate d’acqua. Il risultato: campi allagati e strisciate scure sulle pareti, a testimonianza di un problema persistente da tempo.

“Sono anni che abito qui, e le perdite d’acqua dalla sommità ci sono sempre state, sparse un po’ ovunque lungo il sentiero. Il problema esiste da sempre, come mostrano i segni sulle arcate: c’è tutto nero. È un danno che non si può non notare -osserva una residente -. E certamente è un peccato per un monumento nazionale: a chi ci abita vicino si chiede giustamente di rispettare delle norme di salvaguardia. Poi però è lasciato così al degrado. Ci sono pruni ovunque, rifiuti cosparsi qua e là e l’acqua è dannosa. Le infiltrazioni continue si sa, possono portare a crepe e spaccature”, osserva rammaricata.

“Forse – aggiunge un altro abitante – l’allagamento dei campi è dovuto a più fattori, oltre che all’acqua che cade dagli archi. I fossi ai margini della costruzione infatti si riempiono in fretta, straripando. Se venissero svuotati con più frequenza, non si arriverebbe a questa situazione. I terreni prima o poi si sa, assorbono: ma è giusto che si formi un lago, che persiste giorni e giorni, danneggiandoli?”.

Tuttavia, il problema è anche un altro. Le cascate d’acqua possono essere pericolose: “d’inverno a volte si formano le stalattiti. Tanta gente ci passa sotto, correndo o solo per portare in giro il cane. E la passeggiata diventa insidiosa: necessiterebbe di più manutenzione – osserva ancora un residente -. Abito qui da quando ho 13 anni, e non ho notato nessuno che venisse a controllare lo stato dell’acquedotto. Né bonifiche, né interventi agli scrosci d’acqua dalle arcate, che ci sono sempre stati” conclude. Parole condivise: “Non l’ho mai vista troppo trasandata, la passeggiata – ammette un altro abitante -. Ma l’acqua da sopra è sempre caduta in abbondanza. Bisognerebbe capire cosa succede lassù: chiamare Lorenzo Nottolini – osserva ironico -. Per ora comunque, la gestione del sentiero ai piedi dell’acquedotto sembra merito di chi possiede i campi intorno, degli abitanti e del ristorante. L’unico intervento che mi ricordo in tutti questi anni, riguardava l’impalcatura vicino all’autostrada, dove c’era una volta la manifattura Guerrieri”, conclude.

Un intervento era stato preannunciato nell’aprile 2017, durante il workshop organizzato dal Fai con il Comune di Lucca: “L’acquedotto del Nottolini – si affermava – non ha bisogno di interventi strutturali, ma di lavori di riparazione e consolidamento degli archi in prossimità dell’interruzione all’intersezione dell’A11”.

Nella stessa occasione, tuttavia, la professoressa Beconcini dell’università di Pisa sottolineava: “Certamente sono necessari interventi di manutenzione per rimediare a episodi di incuria che, se trascurati, potrebbero degradare la muratura dell’opera: si pensi, per esempio, alle radici della vegetazione che penetrano nei giunti di malta o agli alberi cresciuti vicini all’acquedotto e che potrebbero un giorno cadere; ma anche alle infiltrazioni d’acqua”. Interventi definiti dagli esperti ‘mediamente impegnativi’, cui fra non molto si farà fronte.

Infatti l’acquedotto non è stato dimenticato: a partire da questo febbraio ha preso forma la gara per la riqualificazione del monumento. Consolidare e restaurare le arcate e il tempietto in via Nottolini: questi gli obiettivi principali del progetto diviso in due lotti, per un importo complessivo di 310mila euro di cui 190 in contributo dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Con una procedura aperta, sulla piattaforma Start, si deciderà l’affidamento dei lavori per il primo lotto, che prevede il restauro del piano terra del tempietto, l’inserimento di catene nelle prime cinque arcate e un giunto strutturale. Per il secondo lotto, ovvero il completamento del restauro insieme ad altri lavori sull’acquedotto, si attende un possibile cofinanziamento dalla regione Toscana.

Il criterio dell’aggiudicazione dei lavori è al massimo ribasso, su una base d’asta di poco più di 242mila euro più Iva.

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