Coronavirus, il dottor Tomasi: “Emergenza avrà tempi lunghi ma è normale”

L'ex direttore dell'igiene pubblica dell'Asl: "Il rallentamento del contagio dipende da tutti noi"

Quando finirà questa pandemia? Ce lo domandiamo da oltre venti giorni ormai, con la consapevolezza che una risposta precisa non c’è. La cerchiamo su internet, nei tg, sui giornali, che ribadiscono la difficoltà di fare previsioni. Insieme all’imperativo “restate a casa, e andrà tutto bene”. Perché in questo mare di incertezze, una certezza comunque c’è: la soluzione dell’emergenza sanitaria dipende da noi. Da tutti noi. Ne è convinto il dottor Alberto Tomasi, ex direttore dell’area igiene e sanità pubblica dell’Asl Toscana nord ovest e presidente della Società italiana di medicina dei viaggi e delle migrazioni.

“Attualmente risulta difficile, forse impossibile prevedere il decorso del Covid-19. È certo però che molto dipende da tutti noi – afferma Tomasi -. Se ognuno, senza eccezioni, rispetterà e contribuirà al rispetto di alcune raccomandazioni, la diffusione del virus Sars Cov 2 (noto come coronavirus) rallenterà. L’emergenza in corso ha precedenti storici, basta pensare alla peste. Ma rispetto al passato, oggi abbiamo un vantaggio: sappiamo che il distanziamento ci può salvare, perché la trasmissione virale avviene con colpi di tosse, starnuti, contatti diretti e prolungati a meno di un metro l’uno dall’altro. E perché il coronavirus sopravvive e si riproduce solo nell’apparato respiratorio dell’uomo: siamo noi la sua casa. Perciò bisogna stare lontani gli uni dagli altri: senza lasciargli terreno fertile, questo nemico morirà”.

Di origine trentina, il dottor Tomasi si laurea alla Cattolica del Sacro Cuore nel 1978, iniziando a lavorare come medico igienista. Un settore, la medicina preventiva, che non abbandonerà più: dall’’88 al ’91 è responsabile di igiene pubblica alla Asl di Pontedera, spostandosi poi nella provincia di Trento fino al ’94. Anno in cui diventa direttore sanitario dell’allora Asl 2 e del Dipartimento di Prevenzione a Lucca. “Da sempre lotto contro la proliferazione di false notizie -afferma-. In una parola, l’‘infodemia’. È successo tempo fa con i vaccini, accusati di essere la causa di autismo e altre malattie. La diffidenza nei loro confronti era tanta, e scarsa la fiducia nella prevenzione. Mi sono molto dato da fare a Lucca per aumentare la copertura vaccinale, ma con scarsi risultati. Penso e spero che questa emergenza sanitaria insegnerà qualcosa. Prima di tutto, che il detto ‘prevenire è meglio che curare’ non è un luogo comune, ma verità: e che i vaccini servono proprio a questo”.

“Un ragionamento non valido oggi, purtroppo, non disponendo ancora di un vaccino contro il Sars Cov 2. Ma possiamo vincere questa guerra ugualmente, contrastando la diffusione di false notizie con la conoscenza e la divulgazione di pratiche valide scientificamente. Le sole che possono spezzare la catena del contagio. Ma se, e solo se, saranno rispettate da tutti – avverte Tomasi -. Come ho cercato di spiegare, riassumendo le raccomandazioni sanitarie in cinque semplici punti”.

La distanza. “Dobbiamo tutti stare, vivere, lavorare, per lo meno a un metro di distanza l’uno dall’altro. Una regola da rispettare in maniera rigorosa anche per non infettare le persone più fragili e suscettibili, gli anziani ed i malati cronici di tutte le età – spiega l’esperto -. Perché il coronavirus vive e si riproduce solo nell’apparato respiratorio dell’uomo, trasmettendosi da persona a persona attraverso i colpi di tosse, gli starnuti e i contatti diretti e prolungati a meno di un metro uno dall’altro”.

Le mani. “Da lavarsi con sapone, ma per più di venti secondi. E asciugandole accuratamente. Il gel va usato solo dopo, non in sostituzione del lavaggio, o in assenza di acqua e sapone. Possiamo infatti trasmettere il virus con le mani, se non ce le laviamo dopo aver starnutito o tossito. Cosa da fare in un fazzoletto monouso, o in assenza, nel gomito”.

Rimanere in casa. “Senza assumere farmaci se viene la febbre alta, disturbi respiratori o altri sintomi: chiamare, in tal caso, il proprio medico curante e misurare la febbre almeno due volte al giorno. Massima attenzione inoltre, in caso di sintomatologia, a non infettare i coinquilini: si raccomanda l’isolamento in una stanza, e l’utilizzo della mascherina nei contatti familiari. Ribadisco: non recarsi mai personalmente dal medico o al pronto soccorso, ma tenersi sotto controllo telefonicamente con il proprio medico, il proprio Centro operativo comunale (Coc) o con il servizio di igiene pubblica dell’Asl al numero: 050-954444”.

La mascherina. “Da utilizzare solo se infetti, se con sintomi, o se si assistono persone malate o infette. Non ci sono indicazioni perché le persone senza sintomi indossino la mascherina: salvo disposizioni diverse del datore di lavoro, vale il principio della distanza”.

Igienizzare e pulire le superfici. Ricordando tuttavia, che il virus vive nell’uomo. “Sopravvive male e per poco tempo nell’ambiente esterno e sui materiali. Ma in ogni caso – continua – è facilmente distrutto dall’alcol e il cloro: manteniamo, come buona abitudine, locali puliti e igienizzati. Ma senza scordare che il Sars Cov 2 si trasmette da uomo a uomo per via aerea, e non per via indiretta”.

Solo la conoscenza e la divulgazione delle buone pratiche aiutano a contrastare la diffusione delle false notizie e di conseguenza, del virus. Perciò, raccomando l’attenta lettura e la diffusione di queste semplici raccomandazioni sanitarie: le uniche con validità scientifica, utili a fermare la catena del contagio – conclude Tomasi -. Non ci aspettiamo tuttavia un rapido miglioramento. Nei prossimi giorni, il numero dei casi continuerà ad aumentare ma niente panico: ciò rientra nel decorso della pandemia”.

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