Residenti presentano esposto al Comune per far rimuovere sedie e tavolini dei locali

Confcommercio: "Situazione grottesca, amministrazione non li assecondi"

“Una vicenda grottoesca”. Inizia così una nota di Confcommercio che negli ultimi giorni ha ricevuto diverse segnalazioni da parte di propri associati che fanno parte del comparto dei pubblici esercizi, i quali parlano di indicazioni da parte del Comune di Lucca affinché vengano rimossi dall’esterno di bar e ristoranti gli arredi del suolo pubblico, ovvero sia sedie e tavolini, appartenenti a locali attualmente chiusi per le ben note restrizioni legate all’emergenza coronavirus.

Indicazioni che, raccontano gli imprenditori, sono conseguenza di un esposto presentato al Comune da alcuni residenti a cui queste sedie e questi tavolini danno fastidio in quanto potenziali fonti di assembramento. E indicazioni, sempre secondo quanto raccontato dagli imprenditori, con le quali si annunciano sanzioni per chi non provvederà a rimuovere gli arredi.

“A nostro avviso – si legge in una nota dell’associazione di categoria – si tratta di una vicenda a dir poco grottesca. È vergognoso innanzitutto che in una fase storica senza precedenti come quella attuale, ci siano persone che presentano esposti sulla pelle di imprenditori in grandissima difficoltà economica, lavorativa e psicologica. Ai firmatari di quel documento va tutto il nostro profondo biasimo”.

“Al di là di questo aspetto di natura morale – prosegue la nota – facciamo davvero fatica anche a capire la decisione degli uffici comunali di assecondare questa richiesta che avrebbe un senso in un periodo normale ma che è totalmente fuori da ogni logica in questa fase storica di emergenza sanitaria mondiale. Se la gente sta fuori di casa senza avere motivo di farlo e infrangendo le restrizioni del Governo sugli spostamenti, si pensa forse che la cura sia togliere sedie e tavolini che già oggi sono in piena sicurezza, legati fra loro senza possibilità di spostamento nel perimetro consentito e dunque non utilizzabili per sedercisi se non in modo scomodo e forzato? Cioè, il problema non è lo scarso senso civico di chi si raduna, ma il luogo scelto per radunarsi? È forse in arrivo dunque una ordinanza che chiuderà tutte le panchine pubbliche? O forse esse non sono considerate possibili fonti di assembramento?”.

“A tutto questo – insiste Confcommercio – si aggiunge il fatto che i lavori di rimozione di sedie e tavolini dovrebbero portare gli imprenditori a uscire di casa, a rischio della propria salute e di quella dei propri familiari, per svolgere un’attività che di necessario e inderogabile, secondo le linee guida enunciate dal Governo, non ha assolutamente niente. Si dice alla gente di stare in casa salvo che per ragioni eccezionali e poi si chiede ad un gruppo di imprenditori di derogare per togliere arredi perfettamente sistemati e che non arrecano danno a nessuno”.

“Un provvedimento fuori da ogni logica – termina la nota – e completamente scollegato dal tempo che stiamo vivendo: ecco perché chiediamo al Comune di ripensarci e fare marcia indietro sui propri propositi sanzionatori, invitando al tempo stesso i firmatari dell’esposto a pensare a cose realmente importanti”.

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