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Coronavirus, riaprire tutto per evitare disparità di trattamento fotogallery

Già molta la gente in giro a causa delle successive deroghe al lockdown: ora la responsabilità starà nel comportamento dei singoli

Aprire, aprire tutto e farlo il prima possibile e secondo le norme imposte dalle autorità sanitarie. E non perché ci sia qualche evidenza scientifica o qualcosa sia cambiato rispetto allo scorso 11 marzo. E nemmeno perché due mesi di lockdown abbiano insegnato, in maniera diffusa, comportamenti corretti o non rischiosi per evitare di diffondere il virus.

Bisogna aprire tutto per evitare disparità e situazioni discriminatorie. Per non darla vinta ai furbetti, che se ne sono sempre quasi fregati delle regole, e per lasciar uscire in maniera responsabile chi responsabilmente si è comportato fin qui: chi ha limitato gli spostamenti anche se poteva spostarsi, chi non ha riaperto il proprio esercizio commerciale pur potendo riaprire con modalità diverse rispetto a quelle tradizionali, chi ha passeggiato solo intorno a casa e ha fatto attività fisica in giardino o fra le proprie mura, chi non ha visto di nascosto il proprio compagno e fidanzato, eccetera eccetera.

E d’altronde, va detto senza ipocrisie o infingimenti, le successive deroghe che sono state concesse nelle ultime settimane hanno sostanzialmente permesso a molti di tornare a muoversi con regolarità. Forse fa eccezione il centro storico, ma nella prima periferia sono molte le auto e le persone regolarmente in giro, anche due o tre assieme e non distanziate.

E sono molte le “deroghe alle deroghe”: esercenti con la mascherina che scopre il naso e senza guanti, più persone all’interno dei locali, anche di piccole dimensioni, cibo e bevande da asporto consegnate su ordine diretto e senza preventiva prenotazione, come richiesto dalle norme in vigore della Regione Toscana e da loro interpretazione “estensiva” da parte dei Comuni. E, soprattutto, un uso schizofrenico da parte dei singoli delle mascherine chirurgiche o di altro tipo, spesso indossate ovunque tranne che sulla bocca e sul naso (anche da personaggi pubblici e da rappresentanti istituzionali), cosa che le rende immediatamente inefficaci allo scopo.

Situazione che fa il paio, d’altronde, inutile chiudere gli occhi, a quanto era accaduto prima: pasticcerie riconvertitesi in panifici per poter continuare a vendere torte e pasticcini al banco, ristoranti che diventano alimentari per continuare a guadagnarsi la pagnotta. Perché ognuno, alla fine, ha scelto inevitabilmente e forse legittimamente, la migliore via per sopravvivere al lockdown.

Ecco perché bisogna riaprire, riaprire tutto al più presto e affidarsi alla responsabilità dei singoli e, allora sì, alla severità del rispetto delle regole: responsabilità e correttezza di clienti e di esercenti, di lavoratori e datori di lavoro, di residenti e, quando torneranno, di turisti.

Per evitare che chi ha seguito le regole, qualunque esse fossero, compreso quelle improprie, scritte male, incomprensibili o contraddittorie, non sia penalizzato rispetto ai furbetti. Perché ciascuno si assuma le responsabilità dei propri comportamenti e dei propri errori, senza scaricare tutto e sempre sulle colpe degli altri. Perché ciascuno si guadagni la fiducia dei propri clienti dimostrando di comportarsi responsabilmente e non orientato soltanto dalla necessità di recuperare il tempo (e il fatturato) perduto.

Da lunedì, o da quando sarà, niente alibi. Anche se, rispetto all’11 marzo, niente è realmente cambiato.

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