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Cybersecurity, incontro virtuale per gli studenti dell’Ite Carrara con la giornalista Carola Frediani

Al centro del confronto l'utilizzo dell'app 'Immuni' per il contrasto al coronavirus

Metti in remoto due docenti di informatica, tre classi e una giornalista ed il meet sull’app Immuni è servito.

Lo spunto: una lezione di cybersecurity dei professori Luca Lanzini e Vincenzo Galella. Il contesto: un’aula virtuale, gli studenti dell’indirizzo Sistemi informativi dell’Ite Carrara e la partecipazione di Carola Frediani, giornalista, cybersecurity awareness manager, docente di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico all’università di Genova, studiosa e scrittrice di nuove tecnologie, cultura digitale, privacy e hacking per diverse testate fra cui Espresso e Wired.

L’idea nasce in una delle ore integrative dedicate alla cybersecurity, al termine di un’attività di ricerca che ha coinvolto gli alunni di terza e quarta su problemi concernenti le applicazioni di contact tracing, l’approccio centralizzato e quello non centralizzato, le tecnologie che l’uno e l’altro implicano, la riservatezza e la tutela della privacy, le soluzioni adottate nei paesi europei ed extraeuropei. Fra i vari materiali messi a disposizione degli allievi, anche una newsletter di Carola Frediani sul tema. Allora perché non invitarla ad un incontro? Perché non esercitare con un valido interlocutore le competenze acquisite? Perché non chiedere direttamente alla giornalista se scaricherà o meno l’app Immuni sulla quale ha recentemente scritto?

L’invito viene accolto con entusiasmo e Carola Frediani lo scorso 15 maggio si è connessa con docenti e allievi di terza e quarta, classi alle quali, per l’occasione, si unisce anche la quinta. Novanta minuti di collegamento intensi, mai noiosi, in cui gli aspetti tecnici delle varie questioni si armonizzano in modo naturale con quelli etici e della sicurezza.

L’approccio della giornalista è sempre di tipo problematico, metodico, mai ideologico, le risposte alle domande degli studenti chiare, dirette, rispettose di un pubblico giovane cui va lasciato lo spazio per pensare, dubitare, affinare capacità critiche quanto mai importanti di fronte a cambiamenti epocali. Alto il tono con il quale Carola Frediani apre la discussione: “Saranno efficaci le app? Le sopravvalutiamo? Il “soluzionismo” tecnologico può bastare? Corriamo il rischio di usare i nuovi dispositivi come scappatoia per non affrontare la complessità dei problemi?” E ancora: “Sono chiaramente delineate le norme giuridiche alle quali ci si deve attenere una volta scaricata Immuni? “Può un algoritmo prendere decisioni automatizzate per me, sulla mia libertà personale, senza che io possa avere alcun riscontro su di esse?”.

Interrogativi niente affatto retorici, funzionali al ragionamento, capaci di rilanciare la palla in campo a chi rifletta sulla scelta del bluetooth, meno invasivo e più preciso nel tracciare i dati rispetto al Gps, o sull’open source, le cui garanzie in termini di sicurezza non sono necessariamente minori di quelle che i codici segreti sembrano assicurare, visto che proprio la trasparenza, in molti contesti, paradossalmente apre alla soluzione dei problemi e sbarra la strada ai malintenzionati.

Le domande degli alunni si susseguono in modo sempre più stringente. Non mancano quelle sul ruolo di Google ed Apple nell’accidentato percorso che sta portando al varo di Immuni né quelle sulla sua gestione globale e sull’interoperabilità necessaria a livello internazionale per fruirne.

Alla fine l’invito, questa volta di Carola Frediani, di mantenere i contatti, di ricercare altri momenti di confronto: quello trascorso con gli studenti si è rivelato un tempo utile e costruttivo anche per lei.

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