Movida, un altro fine settimana con la chiusura anticipata. I locali: scelta non facile ma cautela necessaria

L'obiettivo è quello di evitare gli assembramenti prolungati: aderiscono le zone di piazza S. Michele e Corso Garibaldi

La movida decide di continuare sulla via della cautela, mettendo in campo le iniziative possibili per evitare gli assembramenti e i comportamenti a rischio per il contagio da coronavirus.

Torna anche questo weekend, a partire da domani (29 maggio) e fino a domenica, l’iniziativa lanciata lo scorso fine settimana da un gruppo di locali notturni del centro storico di Corso Garibaldi e dintorni, e piazza San Michele e dintorni, che prevede la chiusura anticipata volontaria dei locali stessi a mezzanotte, decisa dai rispettivi titolari. Nello specifico, i locali che aderiscono a questa iniziativa sono i seguenti: per Corso Garibaldi e dintorni Caffè Monica da Giò, Shaker. Old City, Irish e Plaza; per piazza San Michele e dintorni Caffè del Mercato (Peschino), Rewine, Lebowski e Turandot.

L’iniziativa vedrà come detto i gestori dei locali chiudere l’attività in anticipo di 2 ore rispetto a quanto loro consentito nelle sere di venerdì, sabato e domenica. A questa misura verrà affiancata la presenza all’esterno dei locali di steward che vigileranno sul rispetto delle prescrizioni e per evitare assembramenti. Personale, questo, pagato privatamente dai gestori dei locali.

“Dopo il buon esito dell’iniziativa durante lo scorso weekend – spiegano gli imprenditori dei locali interessati -, abbiamo deciso di replicarla, anche stavolta in modo del tutto volontario. Lo spirito è ovviamente lo stesso: il nostro senso civico e il rispetto per la situazione che il nostro Paese sta vivendo ci portano a promuovere una misura che miri ad evitare la possibile formazione di assembramenti prolungati. In questi giorni abbiamo ricevuto numerosi apprezzamenti per questa iniziativa, sia da parte delle istituzioni e delle forze dell’ordine, sia da parte dei nostri clienti. Questo naturalmente ci fa molto piacere e ci ripaga del notevole sforzo economico che essa comporta: dopo mesi di chiusura e incassi zero, due ore di lavoro in meno per tre sere a settimana non sono un qualcosa a cui si rinuncia a cuor leggero, ma in questo momento l’attenzione per la salute nostra, dei nostri dipendenti e dei nostri clienti è la priorità”.

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