Taglio degli alberi a S. Concordio, un cittadino scrive al sindaco: “Serviva più dialogo”
Un abitante si rivolge al primo cittadino criticando la gestione della situazione al cantiere dove alcuni manifestanti hanno tentato di bloccare il taglio degli alberi
Continua a far discutere il tentativo di alcuni manifestanti di bloccare il taglio degli alberi al cantiere di piazza Aldo Moro a San Concordio. Un cittadino, Paolo Pieri, si rivolge con una lettera aperta al primo cittadino, in cui, non senza critiche, auspica un maggiore dialogo con i cittadini sui progetti di riqualificazione della città.
Di seguito pubblichiamo la lettera integralmente:
“Questa volta ti scrivo (era consuetudine rivolgersi con il fraterno “tu” fra compagni) usando il “lei” per due motivi: per rispetto dell’istituzione che rappresenta; per il distacco sofferto che provo verso alcune iniziative, per le troppe mancanze di questa amministrazione e, soprattutto per il criticabile comportamento ripetutamente mostrato dal sindaco e da alcuni suoi assessori e consiglieri di maggioranza che dovevano essere al servizio di tutti i cittadini, non solo della Lucca “buona”, che avevano eletto con la maggioranza di quei trecento voti tra i quali c’era il mio e quello degli amici dei comitati di S. Concordio, una amministrazione che doveva essere democratica e di sinistra.
Ieri pomeriggio sono venuto al piazzale Aldo Moro di San Concordio giusto in tempo per assistere, impotente, ad una squallida e deludente conferma. Mentre alcuni uomini e vigili urbani maldestramente tenevano a terra una signora, inerme, disarmata, innocua lei perdendo la testa aggrediva verbalmente un’altra signora che aveva osato interloquire con lei, forse usando anche un linguaggio non appropriato ma giustificato e accettabile considerando la situazione esasperata, la rete che ci divideva da lei e il doloroso taglio del cedro secolare. Lei ha gridato che era lì per far eseguire i lavori. Che era il suo dovere di sindaco, poi se ne è andato. Mi creda mi sono sentito mortificato al posto suo. Lei avrebbe dovuto, da buon “padre” di questa città, andare a liberare la signora, aiutarla a rialzarsi da terra e dialogare con lei per spiegare i suoi convincimenti e per ascoltare le motivazioni della protesta dato che la signora notoriamente rappresentava qualche centinaio, forse migliaio, di cittadini di San Concordio. Così non è stato. Così i lavori andranno avanti nonostante, come è stato ammesso da più parti e da persone competenti e di buon senso, gli alberi, con una piccola e ragionevole modifica, potevano e dovevano essere salvati.
Lei e la sua amministrazione ripetono spesso, troppo spesso, che il progetto di riqualificazione di San Concordio era stato discusso e approvato con il consenso di comitati e della popolazione. Sarebbe alquanto necessario comprovare con date e verbali questa affermazione perché dalle riunioni del comitato cui ho partecipato, poche volte, ciò viene smentito con la lamentazione, caso mai, di non essere stati ascoltati e di non aver potuto discutere le contestazioni, tecnicamente competenti, che venivano mosse al progetto dal punto di vista culturale, ambientale, storico.
Mi domando, e non credo, che mai in questo tempo e di fronte alle contestazioni rese pubbliche, né a lei né ai suoi assessori, né ai suoi consiglieri di maggioranza, se non sia mai venuto uno spunto di luce, un minimo di dubbio che vi abbia fatto pensare che forse qualcosa da aggiustare c’era in quel progetto, che forse non tutto era buono e bello; che il progetto era pur sempre il frutto di una elaborazione umana di professionisti e funzionari, ossia uomini con una propria concezione e visione di ciò che può essere reputato necessario ad un quartiere per farlo più bello e funzionale ai bisogni di chi lo abita. Quante sono, anche e soprattutto nella periferia della nostra città, le costruzioni brutte, orrende che non rispettano il tessuto storico, culturale, ambientale e urbanistico del nostro territorio e della nostra città? Questo per dire che ci sono architetti che fanno bene e altri che, seguendo le loro visioni, fanno male; c’è il bello e c’è il brutto e l’inutile.
Per S. Concordio è mancato il confronto e l’ascolto, nella presunzione di: ‘e qui comando io…e questa è roba mia…’ . Ora se ci fosse un cenno di umile coraggio si potrebbe ancora discutere di come rivedere almeno quelle cose ancora da fare. Me lo aspetterei per ricredermi, come compagno e cittadino,su di lei e sulla sua amministrazione ma soprattutto per riconoscere il ruolo propositivo e di salvaguardia ragionevole che stanno svolgendo con passione i cittadini di San Concordio. Non deluda la mia speranza. La ringrazio per l’attenzione che vorrà dedicare a questa mia augurandole di lavorare con saggezza”.


