Lucca si accende per la Luminara ma in centro manca la folla. Il vescovo: “Chi è qui partecipa per tutti” fotogallery

Celebrazione ristretta, niente processione e misure anti-covid. Monsignor Giulietti: "I nostri mezzi limitati davanti all'epidemia"

Un clima quasi surreale: la città illuminata con i ceri per la prima volta totalmente al led, gente a passeggio a godersi quel gioco flebile di luci ma niente folla. Nessuna fiaccola ha, infatti, attraversato il cuore della città dietro allo stendardo del Volto Santo. La tradizionale processione della Santa Croce non c’è stata: solo in pochi hanno potuto partecipare ad una celebrazione ristretta alla Cattedrale di San Martino, omaggiando il Volto Santo. Una tradizione secolare purtroppo interrotta dal rischio di contagi da coronavirus ma “la partecipazione virtuale” è stata di tutti, dell’intera città – quella presente, dalle rappresentanze delle parrocchie, fino ad un gruppo di 80 giovani, ma anche quella – la maggior parte – che non ha potuto sfilare in processione.

Non è la prima volta che accade. L’ultima risale al 1976 quando fu però il maltempo a cancellare la tradizionale processione. Prima c’era riuscito soltanto il colera, come nel 1867. Poche altre occasioni – in caso di guerre – avevano portato all’annullamento o allo slittamento della processione. “I nostri mezzi, quelli che oggi crediamo più avanzati, e non solo per l’epidemia, si sono rivelati totalmente insufficienti”, ha detto il vescovo Paolo Giulietti, nel suo messaggio ai fedeli.

Attorno alle 21, in una città illuminata dove però senza la processione è mancata la folla a cui si era abituati anche solo per assistere alla celebrazione, i gruppi hanno iniziato a fare il loro ingresso in Cattedrale. Non una mini processione ma un accesso regolato e con mascherina per le disposizioni necessarie per il coronavirus. Dopo la rappresentanza delle parrocchie è arrivato il vescovo, che, dopo una breve preghiera sul sagrato, al seguito del capitolo della Cattedrale è entrato nella cappella del Volto Santo, baciando i piedi al crocifisso ligneo più antico dell’Occidente.

Poco dopo, dietro di lui, il sindaco Alessandro Tambellini ha lasciato il cero ai piedi del Volto Santo, omaggio dell’intera città di Lucca ed è andato a sedersi, accompagnato dal presidente del consiglio comunale Francesco Battistini e dal consigliere regionale Stefano Baccelli, nei banchi riservati alle autorità civili. Tra questi il presidente della Provincia Luca Menesini e sindaci e rappresentanti delle amministrazioni locali.

Dopo la lettura della parola, il vescovo ha rivolto il suo saluto ai fedeli, senza nascondere sul volto le emozioni di una edizione così diversa dalle altre della Luminara: “Ci ricorderemo di questa edizione come ci ricorderemo di quest’anno che ci ha privato di tante occasioni anche civili che non si sono svolte. Tutto questo ci ha costretto a domandarci che cosa sia davvero importante nella vita di ciascuno”.

“Le nostre certezze, le nostre convinzioni, di fronte al mistero della Croce – ha aggiunto -devono riconoscere la loro insufficienza. Il Signore ci mostra la sua saggezza: di fronte alla logica dell’amore ogni convinzione, ideologia e sistema di pensiero è debole”.

Poi la constatazione che “i nostri mezzi si sono rivelati non solo di fronte non solo all’epidemia largamente insufficiente. La forza dell’amore vince tutto. L’omaggio alla Croce che abbiamo fatto vuole affermare proprio che il Signore crocifisso è proprio lui il vincitore e il Salvatore. Questo omaggio rimette in discussione ogni volta il nostro sistema di vita, di fronte a queste forze misteriose e efficaci. Le generazioni lucchesi sono venute qui stasera hanno compito non solo un gesto identitario ma hanno confermato la volontà di modellare la propria vita all’insegnamento del Volto Santo che la città proclama come suo vero re”.

La breve ma sentita celebrazione si è conclusa, come da tradizione, con il mottettone. Non prima, però, di un saluto speciale rivolto dal vescovo ai giovani presenti: “Ci sono, non rappresentano nessuno, solo loro stessi. E sono il futuro”. Affermazioni che hanno portato il monsignor a spendere parole di vicinanza alla ragazza uccisa dal fratello perché omosessuale e al piccolo Willy, massacrato a Colleferro.

L’attualità – e sarebbe stato evidentemente impossibile il contrario – ha fatto più volte capolino alla celebrazione in Cattedrale. Al di fuori – in tv o per le strade – una città a guardare. Con – in qualche caso – i problemi di sempre. Vetrine di negozi che restano accese, anche nella centralissima via Fillungo, e un’atmosfera impensabile per una qualsiasi Santa Croce, ad esempio in San Frediano: locali aperti e gente ai tavoli, poi la piazza vuota. Da qui sarebbe dovuto iniziare il corteo, per terminare in San Martino. Ma non è stato ritenuto possibile. “Avremmo dovuto chiudere una parte della città, per poi arrivare ad una processione con una partecipazione limitata rispetto alla tradizione. Abbiamo quindi deciso che non fosse possibile altro che quello che si è realizzato”, ha spiegato il sindaco Alessandro Tambellini. Certo con un naturale rimpianto: “La celebrazione della Santa Croce in questo modo è davvero problematica, siamo abituati alla folla”.

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