Ddl Zan, il vescovo: “Amareggiato dagli attacchi, da sempre sono contro l’odio”

Monsignor Giulietti: "La chiesa è aperta a tutti, sono disposto a confrontari per eliminare i pregiudizi e chiarire le posizioni"

Ddl Zan ancora sotto i riflettori tra le mura della nostra città. Dopo il comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi a nome di diverse associazioni lucchesi, infatti, non si fa attendere la risposta dell’arcivescovo di Lucca, Paolo Giulietti, che ribadisce – dopo la manifestazione di “perplessità e disorientamento” da parte di queste – “la ferma repulsione e condanna per qualsiasi odio e violenza, per ogni azione lesiva dell’integrità fisica e della dignità di ogni persona, senza alcuna eccezione, come anche la volontà della comunità cristiana di realizzare piena accoglienza e inclusione nei confronti di tutti”.

“Del resto – scrive Giulietti – la chiesa di Lucca è stata e continua a essere in prima linea per la difesa delle persone più deboli, come voi stessi constatate, e gli spazi ecclesiali risultano tra i più aperti e inclusivi della nostra collettività. L’aver ospitato il 9 settembre scorso l’incontro di un’associazione che si oppone al Ddl-Zan non va inteso come mancanza di rispetto per le persone Lgbt, né desiderio di esclusione delle stesse o affermazione di un’ideologia discriminatoria”.

“Quel convegno – spiega l’arcivescovo – che si è svolto con toni pacati e rispettosi, è stato invece un momento di ricerca di quel bene comune che tutti i cittadini, credenti inclusi, hanno il diritto-dovere di perseguire. Il sottoscritto, come la Cei alcuni mesi fa, ha levato la propria voce, tra altre anche di diversa estrazione culturale, sul pericolo per la libertà di espressione contenuta a nostro avviso nella formulazione del Ddl-Zan. La qual cosa è emersa anche nel dibattito parlamentare. E dispiace che questo punto, sostenuto da tanti, sia oggetto d’incomprensione”.

“Mentre infatti pare a molti che già esistano sufficienti strumenti giuridici atti a punire adeguatamente ogni atto di violenza e odio, l’indeterminatezza delle categorie usate dal Ddl-Zan nell’introdurre ulteriori aggravanti di reato renderebbe difficile esprimere le proprie idee qualora esso diventasse Legge dello stato – continua – Alcuni episodi accaduti in Paesi dove norme simili sono state introdotte non lasciano tranquilli. Vi pongo pertanto alcune domande, per capire. Se il Ddl-Zan dovesse diventare legge, sarà considerato reato condannare la pratica dell’utero in affitto? Sarà considerato reato il fatto che un genitore chieda che il proprio figlio non partecipi ad attività scolastiche con contenuti sui temi della sessualità e della famiglia che egli non condivide?”.

E ancora: “Sarà considerato reato se un prete o un catechista spiegheranno ciò che il magistero della chiesa insegna sulla sessualità e sulla famiglia? E le domande – continua Giulietti – potrebbero essere molte di più. Inoltre mi ha amareggiato aver letto che ospitando l’incontro del 9 settembre si sarebbero difesi ‘atti e azioni che non hanno niente a che vedere con la libertà, ma che invece ledono i diritti e la dignità delle persone’. Piacerebbe, a questo punto, capire quali atti e azioni si starebbero difendendo opponendosi al Ddl-Zan, atteso che il rispetto delle persone, l’accoglienza e la misericordia per tutti, il ripudio della violenza e l’attenzione ai più deboli sono principi proclamati e attuati con costanza nell’insegnamento dei pastori e nella vita delle nostre comunità”.

“Su questi e altri temi – conclude Giulietti – sono disposto a continuare il confronto, nella volontà di eliminare i pre-giudizi e chiarire le reciproche posizioni, in modo che la differenza di opinioni non venga intesa come desiderio di imporre ad altri qualcosa, ma come contributo al perseguimento del bene comune. Tuttavia, permettetemi di ringraziarvi comunque per quanto avete scritto; penso che nessun contributo al dibattito pubblico debba essere delegittimato o svilito”.

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