Scuola in sciopero, Cub: “Classi pollaio e organici all’osso”

Il sindacato scende in piazza con i lavoratori: "Ancora troppi i precari"

Oggi i lavoratori della scuola scendono in piazza insieme ai colleghi dei servizi educativi comunali per denunciare le criticità dei servizi pubblici rivolti all’infanzia e ai giovani: poco personale – denuncia Cub scuola -, scuole fatiscenti, classi “pollaio” ma “soprattutto un numero impressionante di lavoratori precari, chiamati in servizio cronicamente in ritardo, ad anno scolastico già avviato”.

“Organici insufficienti – è la denuncia di Cub – anche per affrontare serenamente la pandemia Covid 19: dal Governo solo indicazioni generiche che scaricano responsabilità sui dirigenti scolastici. Il personale a rischio cosiddetto fragile è stato di fatto abbandonato a se stesso. Alla protesta dei lavoratori della scuola si unisce anche quella dei colleghi dei servizi all’infanzia dei comuni: in questo inizio di anno scolastico tutti i precari con più di 36 mesi di servizio non sono stati chiamati a coprire supplenze nei nidi e materne comunali, di fatto sono stati licenziati a tempo indeterminato a causa di una farraginosa normativa che dovrebbe tutelare il lavoratore precario ma che in realtà lo fa fuori del tutto e per sempre”.

“La Cub chiede la modifica radicale del decreto dignità e l’abolizione del Jobs Act: norme che tagliano fuori i precari della pubblica amministrazione per sempre – si spiega -. Oggi assieme ai sindacati di base abbiamo organizzato manifestazioni in tutta italia. Un chiaro segnale che vogliamo dare al Governo che deve cominciare a dare risposte ai lavoratori, agli studenti, ai precari del settore scolastico e dei servizi comunali all’infanzia. Ai Sindaci chiediamo la stabilizzazione di tutto il personale che ha superato i 36 mesi: la legge esiste basta volerla applicare. I bambini hanno diritto di frequentare la scuola in salute e serenità così pure i lavoratori devono essere garantiti con più personale e classi meno affollate. Le strutture scolastiche devono essere messe in sicurezza per tutelare chi ci lavora e studia. Il Governo deve ripartire dalla politica del lavoro certo e tutelato: i bonus hanno fallito. Bisogna dare lavoro e reddito certo a chi un lavoro non ce l’ha o a chi ce l’ha precario: solo così l’Italia può risollevarsi concretamente”.

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