Scuola infanzia a Nozzano, i genitori dei bimbi di 5 anni non ci stanno

La protesta continua: "La dirigente ha cambiato idea dopo l'accordo e ora dà la colpa al consiglio di istituto. Continuiamo a lottare per i diritti dei nostri figli"

Nuova organizzazione alla scuola dell’infanzia di Nozzano, non si fa attendere la risposta alle dichiarazioni della dirigente scolastica ai genitori dei bambini di cinque anni, che hanno inscenato lo sciopero contro la decisione.

Nozzano, la preside difende la modifica della didattica alla scuola dell’infanzia

“Libertà, abbracci, interazione, sono solo alcuni dei principi chiave del metodo Montessori – dicono i genitori – Prenotazione, disinfezione, distanziamento sono solo alcune delle regole del periodo back to school. Due logiche che in questo momento non possono coesistere. È per questo che ritorniamo sul “caso” della scuola dell’infanzia di Nozzano, come genitori dei bambini di 5 anni, in questa presa di posizione nei confronti della scelta iniziale della dirigente Teresa Monacci“.

“Vogliamo chiarire che la nostra rimostranza – spiegano – non si basava sulla tipologia didattica montessoriana, di cui apprezziamo e ne valorizziamo le opportunità, ma nella scelta scellerata di applicarla in tempi, contesto e modalità inopportune sia per il momento che stiamo vivendo in cui la preoccupazione per il Covid regna sovrana nelle famiglie, sia per le motivazioni inesistenti e la scorrettezza delle procedure, e soprattutto vengono meno al buonsenso e al dialogo con le famiglie. Le stesse famiglie che fin da subito, dopo la comunicazioni fatta dalla maestre ai genitori in data 11 settembre, hanno cercato un confronto con la dirigente Teresa Monacci, per evidenziare le perplessità di una decisione discriminatoria e lesiva della serenità dei bambini”.

“Da subito è stato chiaro – spiega ancora – che la decisione della dirigente scolastica non era dettata da esigenze legate al covid, ma da un cambio di scelta didattica, non comunicata, non condivisa, non gestita nella transizioni tra classi miste e eterogenee per età. Subito abbiamo capito che la dirigente non aveva tenuto conto della situazione dei bambini di 4 e 5 anni: infatti questi bimbi, iscritti dai loro genitori in una scuola con classi divise per età, avevano intrapreso un percorso educativo così caratterizzato, instaurando relazioni stabili con maestre e compagni di classe”.

“Come genitori – entra nel vivo il racconto – abbiamo voluto contrastare con tutte le nostre forze la forte discriminazione per tutti i bambini dell’istituto, specialmente per i bambini di 5 anni. Inizialmente nella nostra presa di posizione abbiamo coinvolto anche i genitori dei bambini di 4 anni perché credevamo di condividere una problematica comune, pensando che insieme avremmo gestito in concerto questa situazione di stravolgimento. Purtroppo, da parte dei genitori dei bimbi di 4 anni, non c’è stato sufficiente interesse a proseguire un’azione comune contro la decisione della dirigente, seppur manifestassero solidarietà nella vicenda. Ma non ci siamo arresi, e tutti uniti, come gruppo compatto e coeso, avendo ben chiaro la lesione dei diritti dei nostri figli, abbiamo continuato a percorrere tutte le strade a nostra disposizione per cercare di neutralizzare questa sfortunata decisione, e così è iniziata la ricerca estenuante di un confronto con la dirigente, sempre negato, costringendoci a rivolgerci a vari enti ed istituzioni, sia comunali che regionali, al fine di far sentire la nostra voce. È proprio con questa azione che la percezione della gravità della situazione è diventata chiara, poiché l’ingiustizia, l’incomprensione e l’insensatezza di questa decisione è stata condivisa da tutti gli interpellati, che ci hanno sostenuto con ogni mezzo a loro disposizione”.

“Ma si arriva alla suddivisione della classe – dicono i genitori – attuata secondo l’ordine alfabetico del cognome dei bambini, quindi se l’iniziale del cognome è B, per esempio, il bambino si ritrova con una maestra “storica” della classe originaria, anche se ti chiami con la V, hai la fortuna di vedere la continuità didattica ed educativa, grazie alla presenza di un’altra maestra della classe precedente; se invece l’iniziale del cognome è F, sei inserito nella sezione intermedia dove non è presente alcuna maestra e la continuità educativa dovrebbe essere garantita dal gruppo, ma anche in questo caso è impossibile vista la divisione iniziale. I nostri figli, quindi, con questo criterio sono stati smistati, in classi diverse, hanno perso i loro compagni e un terzo di loro anche le maestre di riferimento. Un discrimine crudele, insensato e inaccettabile, ma talmente intuitivo e lampante che anche gli stessi bambini, seppur preparati positivamente dai genitori a questo nuovo cambio, hanno chiaramente palesato nella prima settimana di scuola, mostrando segni di paura, sconforto e delusione, perché cercavano il gruppo originario oppure lo sguardo amorevole di una loro maestra, e così da genitori ci siamo trovati a sentire solo frasi del tipo: “le mie maestre non mi hanno voluto e invece il mio amico sì…”, “non voglio andare più a scuola perché non ho più i miei amici”, “le maestre ci avevano detto che ci saremmo rivisti tutti a scuola” (e invece per il concetto delle classi bolla, né le maestre, né i bambini possono mescolarsi con facilità) oppure ancora “mi annoio perché in classe non ho i miei amici, sono tutti piccoli, allora aiuto la maestra a rimettere a posto i giochi””.

“Successivamente – continua la ricostruzioni – con la spinta di organi istituzionali superiori coinvolti, abbiamo ottenuto un dialogo il quale ci ha permesso di chiarire a voce il tutto. Giovedì 24, durante la riunione sulle piattaforme digitali indetta dalla dirigente, la stessa, ci ha riferito di aver risolto il problema volendo riportare l’assetto originario delle classi, creando omogeneità alla classe dei 5 anni per permettere ai bambini di concludere secondo il disegno didattico originale il percorso verso la primaria. Il cambio doveva essere effettuato il lunedì successivo. A seguito della volontà dei genitori dei quattro anni, di avere classi miste per i loro figli, come manifestato dalla loro rappresentante di classe presente all’incontro, la dirigente ha rivisto la posizione e ha concluso l’incontro con il compromesso di far entrare i bambini di cinque anni in una sezione e quelli di tre e quattro anni in due sezioni miste. Inspiegabilmente, dopo la decisione presa in concerto con la dirigente e i rappresentanti di classe, i genitori dei bambini di quattro anni, hanno fortemente contrastato questa scelta, fino a convincere la dirigente a convocare d’urgenza un consiglio d’istituto che potesse risolvere la complessità del problema.  La storia poi si conclude con la decisione del consiglio di non proseguire con la tutela del disagio dei bambini di cinque anni, ma di proseguire la scelta della classe mista suddivisa in modo selvaggio e discriminante”.

“Non vogliamo in alcun modo mettere in dubbio la scelta del consiglio di istituto – dicono i genitori dei bambini di cinque anni – di cui abbiamo molto rispetto, ma far luce sul modo poco corretto di svolgere il proprio lavoro, perché è incoerente e incomprensibile come una dirigente proclami in nome della propria autonomia di poter prendere decisioni sulla composizione delle classi, dovendo essere spinta da organi istituzionali a parlare con i genitori, riveda la sua decisione in concerto con le esigenze espresse dai rappresentanti di classe, in mediazione di interessi e necessità al fine di uno spirito collaborativo, per poi a meno di 24 ore dall’accordo, su pressione di una delle due parti ricambi idea… e a questo punto lasciando la decisione al Consiglio di istituto, senza prendere una posizione in nome della propria autonomia, dalla stessa sempre proclamata. Tutto ciò ci lascia perplessi, stupiti e indignati, ma soprattutto con un grande interrogativo, perché questo Consiglio di istituto non è stato coinvolto prima? Perché non è stata presentata questa idea dalla dirigente, prima dell’inizio dell’anno scolastico, quando magari sarebbero potuti essere coinvolti i rappresenti delle classi coinvolte e le insegnanti?”.

“La situazione è degenerata fino a creare malumori tra genitori – conclude la nota – guerre inutili tra le classi, verità distorte e furbizia imperante, arrivando a negare i tutti i principi che l’istituzione scuola dovrebbe rappresentare non solo per i bambini/studenti, ma anche per le famiglie e per la società intera.  Questa incredibile storia non finisce qui, perché dopo questo… il giorno successivo alla decisione del consiglio di istituto, la dirigente telefonando al nostro rappresentante di classe, comunica che la stessa era in accordo con il nostro dialogo e collaborazione in piena correttezza ed educazione, condivideva il disagio dei nostri bimbi, ed avrebbe voluto che loro fossero messi in una classe omogenea, addossando la responsabilità di questa scelta incomprensibile al Consiglio. Tutto ciò paradossalmente è accaduto nello stesso giorno in cui i giornali riportavano le interviste della stessa dirigente in cui sosteneva che la decisione presa è legata da esigenze Covid e si lanciava in elogi sulle classi miste, spostando l’attenzione dell’opinione pubblica su un tema che non appartiene alla vicenda”.

“Per tutta questa inadeguatezza – concludono i genitori – siamo arrivati a non mandare i nostri figli a scuola per due giorni, oggi siamo qui a far luce sulla vicenda, e non ci stancheremo di lottare per ottenere giustizia, per i nostri figli”.

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