San Concordio, partiti i lavori per la piazza coperta nell’area ex Gesam foto

La nuova area sarà pronta per essere frequentata dai cittadini del quartiere nella primavera del 2022

Al via questa mattina (7 ottobre) il cantiere per la costruzione della nuova piazza coperta (battezzata Officina del Porto) a San Concordio.

L’appalto, che fa parte dei progetti Quartieri Social, ha un valore di 3,181 milioni di euro (importo complessivo del contratto) ed è stato aggiudicato lo scorso 30 gennaio al consorzio stabile Research e Caec.

L’edificio che si andrà a realizzare, interamente destinato a finalità pubblica, molto contestato negli ultimi mesi da alcuni comutati cittadini, sarà costituito da due parti principali: un grande portico aperto con un più piccolo edificio collocato al di sotto – organizzato su due piani – e l’accesso con ascensore al parcheggio sotterraneo. Gli spazi esterni saranno caratterizzati da nuove alberature e altri elementi di verde attrezzato, con una piazzetta all’aperto, progettata in modo da richiamare la funzione portuale del sito.

In questa prima fase del cantiere, la ditta procederà alla chiusura dell’area oggetto dell’intervento, dopo di che inizieranno le operazioni di pulizia. Da questi interventi saranno interessati anche i resti archeologici che insistono nei luoghi del cantiere: il tutto avverrà sotto la supervisione di un archeologo già incaricato da Erp in linea con le prescrizioni date dalla Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici di Lucca e Massa Carrara.

“Per quanto riguarda invece i reperti che si trovano all’esterno dell’area di cantiere – spiega il Comune –  questi saranno ripuliti in un secondo momento, utilizzando le economie dell’appalto o con risorse proprie del Comune. Al termine della fase di pulizia delle zone archeologiche sarà effettuato un sopralluogo con la Soprintendenza per verificare lo stato dei luoghi: a quel punto i reperti verranno ricoperti tramite terrapieni, in modo da eliminare ogni possibile interferenza fra le nuove opere e le evidenze archeologiche, ridurre al minimo l’impatto su queste ultime e poter verificare in corso d’opera soluzioni attuabili per rendere i reperti visitabili quando eventualmente le condizioni lo permetteranno. Infine, saranno organizzate le prime lavorazioni del cantiere dal punto di vista logistico”.

Terminata questa fase ‘preliminare’, che impegnerà la ditta alcune settimane, il cronoprogramma – così come da indicazione di massima fornita in fase di redazione del progetto – prevede di gettare il solaio e di procedere allo svuotamento dell’interrato invaso dall’acqua della falda. Successivamente si procederà alla realizzazione dei manufatti (il portico e l’edificio sottostante), poi sarà la volta dell’impiantistica e infine della sistemazione delle aree esterne.

Da contratto, il cantiere dovrà avere una durata di 17 mesi e dunque si prevede che la nuova piazza coperta sia pronta per essere frequentata dai cittadini del quartiere nella primavera del 2022.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Lucca in Diretta, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Contrada S.Concordio
    Scritto da Contrada S.Concordio

    OGgi con l’apertura del cantiere per la costruzione della Piazza Coperta è giorno triste per S.Concordio e per tutta la città di Lucca, un giorno che in tanti avevamo sperato che non arrivasse. Un enorme spreco di denaro pubblico per una opera inutile e devastante che aggiunge errore su errore, cemento su cemento, là dove c’era bisogno del contrario. Una decisione e un progetto “drogato” da presupposti errati e finanziamenti “che non si potevano perdere”, andato avanti per “burocratica inerzia”, gestito da chi non ne aveva la responsabilità politica. Mai uno spiraglio di buon senso, che lasciasse intravedere quanto sarebbe stato più logico mettere prima mano al recupero del Chiesone e al completamento dell’indagine sui resti archeologici dell’area Gesam e del Porto, piuttosto che insistere nell’errore, innalzare l’ennesimo edificio avulso, duemilacinquecento tonnellate di cemento ancora prima di cominciare, solo di soletta per tenere a bada la sottospinta della falda. Poi il resto, talmente fuori misura che per dimostrare che l’altezza era coerente con l’intorno hanno dovuto scomodare i 22 metri della ciminiera della filanda Viani. Alla colata esistente di 2.500 mq di cemento si aggiungono altri 900 mq di pavimentazioni, rampe, scalette, scivoli. Nemmeno alla petizione protocollata lo scorso 29 luglio, con 930 nomi, il nostro democratico Comune ha voluto rispondere, coerente con la negazione del confronto che stava nelle premesse. E’ la morte provata dell’urbanistica lucchese, una pietra tombale sul recupero dell’area archeologica del porto di Lucca, un pesante onere sulle casse del Comune per tutti gli anni a venire. Dubito che ce la facciano a costruirlo, questo “ecomostro”(diamo alle cose il loro nome), perchè sono ancora tante le cose che non quadrano, e anche se fosse, ma non sarà, l’obiettivo dei prossimi anni sarà di farlo abbattere. Lucca non si meritava questo.