Il Castello di Alice chiuso a causa delle misure anti-covid: “Ci hanno dato una mazzata”

Il titolare: "Eravamo appena ripartiti, ma se sarà possibile siamo pronti a riaprire"

La fascia più giovane della popolazione è probabilmente quella più colpita dal punto di vista sociale dall’emergenza Coronavirus, sono i bambini a pagare il prezzo più alto. Contemporaneamente finiscono nel mirino della crisi economica legata alla pandemia, anche tutti quei settori commerciali che si impegnano nel creare punti di ritrovo e luoghi di aggregazione per i più giovani, come le ludoteche e i parchi gioco. Si tratta di un settore che è stato nuovamente bloccato dall’ultimo Dpcm di ottobre, la breve ripartenza non è bastata per una ripresa e adesso un nuovo lockdown fino al 13 novembre.

Giovanni Picchi è il titolare del parco giochi Il castello di Alice, che si trova a Ponte a Moriano in via Nazionale 180. Si tratta di uno spazio ludico, dove i bambini giocano e dove vengono organizzate feste di compleanno.
“La mia attività nasce nel 2011, quando mia figlia Alice era una bambina e abbiamo deciso di chiamare il parco con il suo nome, ‘Il castello di Alice’ – dice il titolare, Giovanni Picchi – Piano piano il settore ingranava e ho iniziato a dedicargli sempre più tempo, tanto che è diventato il mio principale impiego lavorativo. Nei vari anni ho provato a gettarmi nel settore dell’abbigliamento per bambini, poi mi sono stancato di quella attività e l’ho abbandonata per dedicarmi esclusivamente alle feste di compleanno”.

Il parco giochi “Il Castello di Alice” è una enorme struttura di 500 metri quadrati completamente coperta, che si compone di un ampio salone pieno di giochi e tre stanze per organizzare le feste.
“L’attività prima di marzo funzionava discretamente, ma come tutte, con l’arrivo della primavera ci hanno fatto chiudere – dice un po’ sconsolato Giovanni Picchi – Conoscendo il settore, sapevo che prima di settembre in cui era stata prevista la riapertura delle scuole, difficilmente saremmo riusciti a ripartire”.
Si tratta di un lungo stop per l’attività di Giovanni, che dura fino al 15 settembre, giorno in cui a Lucca, tutte le scuole riprendono l’attività scolastica in presenza. Nel completo rispetto delle linee guida dettate dal Governo, “Il Castello di Alice” riprende l’attività e Giovanni per seguire le normative sulla sicurezza fa degli investimenti.

“Ho sempre prestato la massima cura nell’igienizzare i locali, anche prima del virus – precisa Giovanni Picchi – Con l’entrata in vigore dei protocolli abbiamo fatto degli investimenti per rispettarli, l’acquisto di una macchina per sanificare gli ambienti, il termo scanner e altri dpi. Abbiamo addirittura deciso di prendere una sola festa alla volta, il nostro parco ha tre stanze e prima potevo tenere tre compleanni contemporaneamente, praticamente il lavoro si è più che dimezzato, è diventato un terzo. In questo modo, anche per noi era possibile tenere più sotto controllo la situazione, ma siamo venuti incontro anche alle esigenze della clientela che preferiva un’area completamente dedicata – prosegue – Le persone comunque venivano, i bambini si divertivano e anche se l’incasso era modesto, avevamo ripreso a lavorare. La situazione è durata poco, un mese e ci hanno fatto chiudere di nuovo”.

Con l’entrata in vigore del Dpcm di ottobre l’attività di ludoteca e spazi gioco sono chiuse. L’attività dopo appena un mese dalla ripartenza deve di nuovo calare la saracinesca.
Il Dpcm di ottobre ci ha dato la mazzata finale, facendoci chiudere fino al 13 novembre – dice Giovanni rammaricato – Sperando poi che ci facciano ripartire, ma per quella data mi sembra molto difficile, si prevede uno stop prolungato a data da definirsi. La nostra attività che punta alle feste di compleanno come business principale, non si può svolgere perché si tratta di feste private, mentre le cerimonie civili e religiose possono tenersi con un numero massimo di 30 partecipanti”.

Secondo Giovanni però, il settore non ha ricevuto aiuti da parte della Stato nei mesi della chiusura e adesso, che si sono accumulate alcune scadenze fiscali, un nuovo stop alle attività, nel mentre gli enti locali e quelli erogatori di servizi battono cassa.
“Come unico contributo elargito dal Governo, ho incassato 2000 euro a fondo perduto ad aprile, per non aver fatturato niente – spiega Giovanni – Siamo un’associazione, non ci spettavano ulteriori contributi, ma lo capisco, infondo abbiamo altri benefici fiscali. Ho fatto la domanda per chiedere la riduzione della Tari, la tassa dei rifiuti, a novembre dovrebbero arrivare tutte e tre le rate, a maggio ce l’hanno fatta pagare. Poi arriveranno anche le bollette, la riduzione dei consumi non è bastata a far calare le cifre, per esempio: bolletta da 160 euro con 17 euro di consumo, il resto sono tasse”.

La trovo una cosa indecente, soprattutto in un momento come questo e la politica, anche quella locale, che potrebbe intervenire, rimane immobile e a noi non resta che pagare – si sfoga Giovanni – Le tasse le abbiamo sempre pagate, abbiamo avuto un buon fatturato, tanto che è diventato il mio primo lavoro, all’interno del parco ho attrezzatura di valore, sono investimenti fatti negli anni. Ho la fortuna che l’immobile che utilizzo è di mia proprietà, però a gennaio arriva l’Imu e anche quella sarà una bel colpo. Le attività che sono obbligate a stare chiuse, sono rimaste poche per fortuna, ma almeno quelle non tartassatele di tasse.”.
Giovanni si sente abbandonato dallo Stato e dalle amministrazioni. Il settore ha cercato di prendere delle contromisure per farsi sentire, nasce l’associazione “Parchi gioco e Ludoteche Italia”.
“L’associazione racchiude vari operatori del settore presenti anche in Toscana – precisa Giovanni – Prima delle votazioni abbiamo avuto anche un incontro con una assessore regionale, però anche loro non sanno come intervenire. Oggi (ieri 22 ottobre) l’associazione era ad una manifestazione a Roma in piazza del Popolo, perché non è una questione locale è tutto il settore che è stato colpito, per lo Stato siamo dei fantasmi”.
Tutto il settore vive un momento di scoraggiamento, altri settori hanno beneficiato di alcuni interventi anche a livello locale, come la cancellazione della tassa sul suolo pubblico, ma Il Castello di Alice non ha ricevuto nessun beneficio.

“Non voglio entrare nel merito della normativa sulla sicurezza, non voglio giudicare se è giusta o meno la chiusura, c’è un’emergenza sanitaria e va rispettata, non voglio nemmeno puntare il dito contro qualcuno, però quello che mi fa rabbia è che per l’anno fiscale 2020 le tasse sono rimaste le stesse, come se non fosse successo nulla”.
Anche Giovanni è scoraggiato e sente che il suo settore è uno dei più colpiti da questa situazione, chiede una mano alle istituzioni per ristabilire le sorti della sua attività. Però c’è comunque ottimismo per una riapertura futura.

Noi siamo pronti a riprendere l’attività appena ce ne daranno la possibilità – tiene a sottolineare Giovanni – La nostra chiusura è temporanea, ma ‘Il Castello di Alice’ riaprirà, alcuni colleghi sono stati costretti ad abbandonare, ma noi continueremo”.

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