Nuovo decreto, la disperazione dei ristoratori: “Perdite fino al 70 per cento”

E c'è chi pensa di chiudere per un anno. Il presidente di Confcommercio, Rodolfo Pasquini, in un'intervista radio: "Ce la faremo nonostante il governo faccia degli scempi catastrofici".

I ristoranti chiuderanno a mezzanotte, prevedeva il primo decreto di ottobre. Cambio di programma, chiusura dei locali, ristoranti, pub e bar, alle 18, tutto nel giro di una settimana. Un settore, quello della ristorazione, che aveva già espresso notevoli perplessità sulle prime misure e che adesso si trova in una crisi già sperimentata durante la primavera scorsa. La curva dei contagi sale quasi ogni giorno e la memoria riporta al primo lockdown, con l’ombra della chiusura totale che ogni giorno si fa sempre più lunga.

I problemi sono molti, siamo tutti arrabbiati, sono in contatto con colleghi, il nostro problema è che manchiamo di liquidità – dice Manuele Poli, titolare della Pizzeria da Ninni – L’attività estiva c’è stata, abbiamo lavoricchiato, ma sempre con percentuali che non sono paragonabili a quelle degli anni precedenti. Nonostante questo però le tasse dell’anno in corso l’abbiamo pagate tutte, sono arrivate quelle del 2019 e poi anche quelle del 2020, rateizzate, ma comunque vanno pagate. Adesso ci richiudono e ci troviamo a far fronte ad una situazione in cui ci tocca chiedere aiuto alle banche, sempre che ci sostengano. Altrimenti l’idea potrebbe essere drastica, quella di chiudere il primo gennaio 2021 per riaprire, sempre che la situazione sia cambiata, a gennaio 2022”.

La riapertura durante il periodo estivo si è mantenuta a livelli bassi, complice l’incertezza, gli investimenti per il rispetto delle linee guida e la mancanza di molti turisti. Se ci si guarda alle spalle, la situazione è disastrosa, ma se si pensa ai giorni di chiusura totale, la ripartenza aveva dato un po’ di ottimismo al settore, facendo sperare in una possibile convivenza con il virus. Adesso le speranze si sono scontrate con la dura realtà.

D’estate abbiamo avuto incassi negativi, non come l’anno passato, ma moderatamente negativi, è stata un’ottima cosa – dice Pino Iacopelli, gestore dei Mc Donald’s di Lucca, Capannori e Pisa – Abbiamo fatto investimenti per rispettare i decreti, ma non è quello il problema, il problema è la perdita del fatturato. Se si va incontro a perdite del 50, 70 per cento a questo punto uscirne è difficile. Si deve coprire le perdite con il fatturato degli anni precedenti, ma in quel caso ci devono essere delle prospettive future. Altrimenti la soluzione più semplice è di chiudere i battenti”.

Èquesto il drastico calo che le attività di ristorazione prevedono con la chiusura dell’attività alle 18, un fatturato minore del 70 per cento.

“Bisognerebbe controbilanciare la chiusura con degli aiuti concreti – spiega Iacopelli – perché i fatturati in media saranno più o meno bilanciati in questo modo, 30 per cento a pranzo, 70 per cento a cena. Se le cene non si possono più fare il fatturato subisce un drastico crollo. Bisogna aggiungere poi, che il continuo martellare sulle notizie del Covid, fa sì che le persone non vadano neanche nelle attività aperte”.

Ci sono alternative, l’apertura delle attività durante l’orario di pranzo, implementando le offerte all’interno del menu, potenziamento dei servizi di consegna a domicilio e asporto.

Noi possiamo puntare sui pranzi, quello è vero – dice Manuele Poli della Pizzeria da Ninni – Conosco tanti colleghi che già lavorano da tempo in questo orario e anche a loro gli incassi sono calati del 50 per cento. Inoltre si va incontro ad una concorrenza insostenibile da parte di locali che offrono menu all you can eat, a prezzi troppo bassi, senza alcuna qualità. Lo smart working a cui sono costretti molti lavoratori, fa sì che anche i pranzi di lavoro siano in calo, senza poi contare la paura delle persone a circolare. Non vedo una soluzione nel potenziare il settore del pranzo”.

“Cercheremo di venire incontro ai clienti proseguendo l’attività d’asporto e la consegna a domicilio – prosegue – amplieremo il menù inserendo piatti più ricercati. La consegna ha dei limiti, possiamo assicurarla in un raggio di 5-6 chilometri, ma io ho clienti che vengono da tutta la Toscana, Livorno, Pisa fra tutti, non si può pretendere di fare gli stessi volumi di lavoro”.

Ma il settore è in ginocchio e le alternative alle cene sono solo dei palliativi che non assicureranno il precedente fatturato. Ciò che soprattutto si nota nelle risposte degli operatori del settore, è la totale sfiducia che si respira per la situazione.

“Io e molti miei colleghi siamo scoraggiati dalla situazione, soprattutto perché non ci sono prospettive di uscita a breve, adesso siamo chiusi la sera ma non sappiamo quando riapriremo ne se le misure serviranno, c’è una totale incertezza, chissà come hanno fatto in Cina…” dice Pino Iacopelli, gestore dei Mc Donald’s.

“Non credo che la situazione migliorerà, a mio avviso le chiusure proseguiranno nel periodo natalizio” gli fa eco il titolare della pizzeria da Ninni.

Quali sono gli interventi al settore che il governo dovrebbe stanziare per un suo sostentamento?

“Il governo dovrebbe consigliare ai commercianti di non caricarsi di prodotti per il Natale – dice Manuele Poli – Per non trovarsi con dell’invenduto come capitato a me, ho numerosi fusti di birra e un magazzino pieno di prodotti alimentari di cui non so cosa fare”.

“Aiuti concreti darebbero una mano al settore – precisa Iacopelli – Il governo dovrebbe avere un piano per risolvere il problema, l’idea è che stiano navigando a vista, manca chiarezza e tutto sembra più difficile. Oltre alla ristorazione c’è anche tutto un indotto dietro che subisce delle perdite da questa chiusura, dare contributi può essere necessario, ma non sufficiente, ci vuole una strategia a lungo termine. Invece di dare contributi a pioggia sarebbe meglio abbassare le tasse sul lavoro in generale, questo farebbe aumentare il numero degli impiegati e le persone avrebbero soldi da spendere per far ripartire l’economia. Non si risolve il problema della povertà regalando soldi, ma creando lavoro”.

Ma i ristoratori hanno perso fiducia nelle scelte politiche e sentono che lo Stato è lontano dal risolvere i loro problemi. L’unica vicinanza morale è quella dei clienti affezionati. “L’unico sostegno che abbiamo avuto è stato quello dei clienti, hanno sempre fatto sentire la loro vicinanza, diciamo che stanno facendo ciò che ci aspettavamo fosse fatto dal governo”. conclude Manuele Poli.

Sul tema anche Rodolfo Pasquini, presidente della Confcommercio di Lucca e Massa Carrara che è stato intervistato nel programma radiofonico Blacklist: “Stanno male tutti coloro che hanno delle attività e che stanno affrontando questi ultimi decreti. Noi lo abbiamo bocciato, perché sostituisce tutto quello che fino ad oggi ci hanno fatto fare, con regole di distanziamento, gel e mascherine. Gli operatori del settore hanno preso alla lettera queste linee guide, la curva sta salendo e tutto quello fatto non basta più, bisogna chiudere alle 18. Io penso che il settore ristorativo e il pubblico esercizio non sia il più colpito dai contagi, la maggior parte hanno rispettato le regole, poi la mosca nera esiste sempre”.

In questi giorni sono numerose le manifestazioni di chi ha un’attività, alcune sono sfociate in vere e proprie rivolte.

“Facciamo una protesta già da domani (28 ottobre) – dice Pasquini – Fulcro della manifestazione sarà a Firenze sotto il palazzo della Regione e nei nostri territori gli operatori manifesteranno davanti alla loro attività, con il logo ‘noi siamo a terra’. Non faremo manifestazioni nelle piazze per evitare assembramenti”.

La chiusura di un’attività di ristorazione alle 18 è un segnale di negatività nel mondo dell’imprenditoria in generale, che crea forte preoccupazione di tornare alla chiusura totale – prosegue – In questo momento la disperazione è forte. A marzo utilizzai questo messaggio: state attenti che quando la tigre ha dei cuccioli, per difenderli fa di tutto. I ristoratori oggi sono come delle tigri disperate che hanno familiari e dipendenti che devono andare avanti”.

In conclusione il presidente Pasquini esprime la sua opinione sull’operato del governo:
“Quando si decide di chiudere – dice – dovrebbero essere già state prese delle misure per aiutare il settore. Sicuramente arriveranno gli aiuti ma il problema sarà le modalità in cui saranno dati, a chi verranno dati e quando saranno dati”.

Dico a tutti gli imprenditori – conclude – a cui voglio bene di stringere i denti andare avanti, ce la faremo nonostante il governo faccia degli scempi catastrofici. Probabilmente finto il Covid ci vorrà un cambiamento”.

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